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argomenti di salute
allattamento al seno
Aspetti epidemiologici

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno circa il 55% delle morti infantili causate da malattie diarroiche o infezioni respiratorie acute dipende dalla malnutrizione e da una diffusione ancora troppo scarsa dell’allattamento materno.

 

Nel mondo i bambini che vengono allattati al seno in modo esclusivo per i primi 4 mesi, come raccomandato, sono meno del 35%. Parallelamente, la nutrizione complementare è spesso inappropriata e poco sicura.


In Italia

Secondo l’indagine multiscopo dell’Istat “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”, i cui dati si riferiscono al 2004-2005, in Italia oltre l’81% delle mamme allatta al seno il proprio bambino, una percentuale che si è mantenuta stabile rispetto al 1999-2000. Nel tempo, invece, è cresciuta la durata media del periodo di allattamento, che è passata dai 6,2 mesi del 1999-2000 ai 7,3 mesi del 2004-2005. Inoltre, il 65,4% delle donne ha dichiarato di aver allattato il figlio in modo esclusivo o predominante almeno per un periodo.

 

La scelta di allattare al seno mostra anche una certa variabilità geografica. Nell’indagine, la percentuale più bassa di donne che allattano (74,2%) si è registrata nelle isole, soprattutto in Sicilia, dove è bassa anche la quota di mamme che allattano per più di sei mesi (26,6%). Al contrario, nel Nordest si riscontrano le quote più elevate di donne che allattano al seno i loro bambini (86,1%) e che lo fanno per sette mesi o più (36,8%). La stessa distribuzione territoriale si osserva per l’allattamento esclusivo o predominante: solo poco più della metà delle donne dell’Italia insulare ha un periodo in cui allatta solo con latte materno (53,5%) contro il 73,8% delle donne nel Nordest.

 

Anche il livello di istruzione può influire sensibilmente: allattano di più le donne che hanno un titolo di studio più alto (86,4%) e la quota tra le meno istruite è invece sensibilmente più bassa della media (76,1%). Lo stesso andamento si osserva per la diffusione dell’allattamento esclusivo o predominante (71,2% tra le donne più istruite, contro il 53,2% tra le donne con la sola licenza elementare).

 

Per quanto riguarda invece la pratica di attaccare al seno il bambino subito dopo il parto, promossa dall’Oms, in Italia sono il 48,4% le donne che hanno avuto questa possibilità, con rilevanti differenze territoriali (si va dal 38,3% al Sud fino al 59,9% nel Nordest). Tra quante hanno potuto allattare precocemente, cresce notevolmente la quota non solo di chi allatta al seno (84,3%), ma anche di chi ha un periodo di allattamento esclusivo o predominante (70,2%) e di chi prosegue l’allattamento oltre i sei mesi (34,5%). È emerso inoltre che allattano meno le donne che hanno avuto un parto cesareo (75,9% contro 83,9%) o pretermine (65,7% contro 82,4%), anche perché in questi casi più difficilmente si verificano le condizioni favorevoli per iniziare l’allattamento.

 

La pratica dell’allattamento è risultata più diffusa tra le donne che partecipano a corsi di preparazione al parto (84,0%, contro il 78,7% delle mamme che non vi hanno partecipato). Tra le donne che hanno frequentato corsi di preparazione alla nascita è più alta anche la quota di chi ha avuto un periodo di allattamento esclusivo o predominante (70,9% contro 60,8%), per quanto vada considerato che le donne che hanno frequentato questi corsi hanno un livello più alto di istruzione e una minore percentuale di parti cesarei.

 

Infine, allattano il 92,1% delle donne che hanno già allattato in precedenza, contro il 32,7% di quante non hanno allattato il figlio precedente. Tra le donne che hanno allattato altri figli è molto alta anche la quota di chi allatta in modo esclusivo o predominante l’ultimo figlio (74,3%).
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Ultimo aggiornamento venerdi 16 settembre 2011
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