Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

migranti e salute

Malattie infettive e accesso alle vaccinazioni tra i migranti

A cura del reparto di Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps-Iss

 

21 febbraio 2013 - La maggior parte di coloro che giungono in Italia è in buona salute. Questo è stato dimostrato anche dopo l’analisi dello stato di salute di persone giunte nell’ambito di flussi di immigrazione eccezionali, come quello verificatosi nel 2011 a seguito della crisi del Mediterraneo.

 

Lo stato di salute: dall’arrivo in Italia all’inserimento demografico

Il cosiddetto “effetto migrante sano” (osservato anche in Italia in quanto Paese di immigrazione relativamente recente) è conosciuto da tempo e, secondo una delle teorie più accreditate, dipende dal fatto che solo i soggetti più forti e sani tendono a optare per il difficile percorso migratorio, auto-selezionandosi quindi già nei Paesi di origine [2-5].

 

Ciò nonostante, lo stato di benessere di questi migranti “pionieri” può esaurirsi nel tempo a causa di condizioni di vita e di lavoro precarie e dello scarso accesso ai servizi sanitari nel Paese ospite. I timori legati alla condizione di irregolarità e la scarsa conoscenza del diritto di accesso ai servizi sanitari, delle modalità di fruizione degli stessi e della lingua locale sono infatti alcuni tra i principali fattori che impediscono ai migranti di accedere a percorsi di prevenzione, di diagnosi precoce e di terapia ambulatoriale in Italia e li spingono piuttosto a rivolgersi al Servizio sanitario nazionale (Ssn) in condizioni di urgenza (presso i pronto soccorso) [6-9].

 

È verosimile inoltre che nel tempo la rilevanza dell’“effetto migrante sano” in Italia tenda a diminuire. Infatti con la stabilizzazione del fenomeno migratorio, i nuovi immigrati giungeranno seguendo percorsi già attuati da parenti o amici che si trovano in Italia. Questo tragitto, più semplice e meno rischioso, richiede una minore autoselezione iniziale ed è motivato oltre che dalla ricerca di lavoro anche dall’opportunità di ricongiungimento familiare. I nuovi arrivi presenteranno quindi caratteriste più eterogenee dal punto di vista demografico e dello stato di salute. Nel contempo anche la popolazione già immigrata nel Paese ospite tenderà a stratificarsi demograficamente nel tempo per invecchiamento della prima generazione immigrata e sviluppo di nuove generazioni, nate nel Paese ospite.

 

Malattie infettive e migrazione?

Condizioni di vita caratterizzate da povertà e degrado e uno scarso accesso ai servizi clinici e di prevenzione possono favorire l’insorgenza e lo sviluppo di patologie. Questo aspetto è particolarmente rilevante per le malattie infettive, patologie che si diffondono più facilmente in condizioni di scarsa igiene e sovraffollamento.

 

Per esempio, morbillo, difterite, influenza, pertosse e infezioni respiratorie acute sono malattie a rischio epidemico in condizioni di sovraffollamento, mentre condizioni igieniche insufficienti possono aumentare il rischio di infezioni gastro-intestinali. Il rischio di malattie prevenibili da vaccino dipende invece dall’accesso ai servizi vaccinali.

 

Alcune patologie ad alta endemia in Paesi a forte spinta migratoria, come l’epatite B e la tubercolosi, possono essere asintomatiche al momento dell’arrivo in un Paese di immigrazione, ma manifestarsi in seguito. In particolare sono le condizioni di vita di un individuo (ad esempio abitative e alimentari) ad avere un ruolo rilevante nel favorire la progressione di queste patologie.

 

Se si considera che la prevenzione gioca un ruolo fondamentale nell’evitare l’insorgenza e la diffusione di malattie infettive nella popolazione, e che sono disponibili per molte di queste patologie terapie mirate risolutive, è evidente che combattere le diseguaglianze di accesso ai servizi sanitari e intervenire sui determinanti sociali della salute è particolarmente rilevante dal punto di vista della sanità pubblica.

 

Strategie di azione

Gli interventi di salute pubblica per ridurre il rischio di patologie infettive, devono avere dunque sia una prospettiva nel breve periodo (occupandosi dei migranti appena giunti in Italia e ospitati nei Centri di accoglienza) sia una a lungo termine (rivolgendosi alle persone che si sono stabilite e cominciano a integrarsi nel nostro Paese).

 

Tra le prime misure rientrano: un sistema di sorveglianza e di allerta precoce, che preveda una valutazione dello stato di salute dei migranti all’ingresso e un suo monitoraggio nei centri di immigrazione; procedure che favoriscano l’accesso ai servizi sanitari per le popolazioni migranti che consentano la diagnosi precoce di eventuali patologie e una continuità di cura e strategie vaccinali in grado di proteggere bambini e adulti e assicurare una continuità con la loro pregressa storia vaccinale.

 

Tra le strategie a lungo periodo diventa fondamentale favorire l’accesso alle vaccinazioni previste nel calendario vaccinale e per categorie professionali, per riuscire a raggiungere obiettivi di sanità pubblica (come l’eliminazione del morbillo) e permettere una maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

Il Cnesps, con il reparto di Epidemiologia delle malattie infettive, si è impegnato da tempo nel settore “salute e migrazione”. Da un lato con lo scopo di raccogliere e analizzare dati sullo stato di salute delle popolazioni migranti utili a sfatare timori infondati – ma riportati periodicamente e con enfasi dai media italiani – di “contagio”, legati al fenomeno dell’immigrazione [10]. Dall’altro con l’obiettivo di documentare iniziative sul territorio volte a favorire l’accesso ai servizi sanitari in generale e in particolare ai servizi di prevenzione, inclusi quelli vaccinali.

 

Riferimenti

  • Calendario e coperture vaccinali nei Paesi del Nord Africa coinvolti nella attuale crisi del Mediterraneo”. 6 aprile 2011. A cura di F. Riccardo, MG. Dente, S. Declich per il Reparto Epidemiologia delle Malattie Infettive, S. Salmaso, Cnesps-Iss.
  • “Migrazioni e salute in Italia”. Caritas Diocesana di Roma.
  • “La salute e le malattie degli immigrati. Aree critiche e spazi di ambiguità” di Aldo Morrone (Responsabile Servizio di Medicina Preventiva delle migrazioni, del turismo e di dermatologia tropicale, Istituto scientifico San Gallicano, Irccs, Roma).
  • “The healthy immigrant effect and immigrant. Selection: evidence from four countries”. Journal of Economic Literature.
  • Steven Kennedy & James Ted McDonald & Nicholas Biddle, 2006. "The Healthy Immigrant Effect and Immigrant Selection: Evidence from Four Countries" Social and Economic Dimensions of an Aging Population Research Papers 164, McMaster University.
  • “The ‘healthy migrant effect’–not merely a fallacy of inaccurate denominator figures”. International Journal of Epidemiology. 2000.
  • “L’accesso al Pronto Soccorso nella provincia di Reggio Emilia: un confronto tra la popolazione immigrata e italiana”. Epidemiologia & Prevenzione. 2011.
  • “Pronto Soccorso ospedaliero”. Serena Broccoli, Azienda USL di Reggio Emilia.
  • A, Ivaldi E (2008), L’esercizio del diritto alla tutela della salute: accesso degli immigrati ai servizi sanitari in regione Liguria, in Immigrazione e diritti umani nel quadro legislativo attuale (a cura di), Costanzo Pasquale, Mordeglia S e Trucco L, Giuffrè editore, Milano, Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Genova, pp 115-132.
  • Rapporto Osservasalute 2011