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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

migranti e salute

I numeri

In Italia

 

Gli immigrati regolari

19 novembre 2015 – All’inizio del 2015, secondo le stime riportate nel Dossier statistico Immigrazione 2015 (pdf 1,3 Mb), pubblicato dal Centro studi e ricerche Idos, gli immigrati regolari in Italia (inclusi i comunitari e quelli non ancora iscritti in anagrafe) erano circa 5,5 milioni. In tre anni questo numero è aumentato dell’8,2%, passando da 5.011.000 immigrati regolari stimati nel 2012 a 5.421.000 stimati nel 2015. Tra questi, i 5.014.437 stranieri residenti in Italia a inizio 2015 costituiscono l’8,2% della popolazione complessiva residente in Italia a quella data (Fonte: Istat). Tra i residenti stranieri, 1.491.463 (29,8%) sono cittadini comunitari. Di questi, la gran parte sono Rumeni (75,9%), seguiti dai cittadini Polacchi (6,6%), Bulgari (3,8%), Tedeschi (2,5%) e Francesi (1,9%).

 

In base ai dati forniti dal ministero dell’Interno e pubblicati nel Report Istat “Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza” (pdf 720 kb), i permessi di soggiorno per i migranti non comunitari in vigore a inizio 2015 erano 3.929.916, con un aumento dell’8,0% rispetto al 2012 e dell’1,4% rispetto al 2014. Di questi permessi, il 57,2% è stato rilasciato per soggiorni di lungo periodo, il 48,9% è stato rilasciato a donne e il 24,0% a minori. Si tratta quindi di una popolazione relativamente giovane, considerando che la quota di minori in Italia su tutta la popolazione residente è pari a 16,6%.

 

Si è comunque registrata in generale una lieve flessione pari al 3% del numero di nuovi permessi di soggiorno rilasciati nel 2014 (248.323 rispetto ai 255.646 concessi nel 2013), specialmente in alcune Regioni del Nord. Questa flessione riflette il calo di ingressi delle donne (-14%), non compensato dal contemporaneo incremento di ingressi degli uomini (+7,5%). Nel corso del 2014, il 40,8% dei nuovi permessi di soggiorno è stato rilasciato per motivi familiari, mentre solo il 23,0% è stato rilasciato per motivi di lavoro, con una forte contrazione rispetto al dato registrato nel 2013 (33,1%). Di contro, si è osservato un marcato incremento dei permessi di soggiorno rilasciati per asilo e protezione umanitaria, passati dal 7,5% nel corso del 2013 al 19,3% nel 2014. Infine, tra il 2013 e il 2014 si è registrato anche un forte incremento delle acquisizioni di cittadinanza (+28,7%). Delle 121.000 nuove acquisizioni registrate nel 2014 tra i migranti non comunitari con permesso di soggiorno, avvenute soprattutto nelle Province del Nord-ovest e Nord-est, quasi la metà riguardavano uomini (52%) e giovani di età inferiore a 30 anni (49,3%), tra i quali un crescente numero di giovani immigrati di seconda generazione, e oltre il 40% persone con cittadinanza marocchina e albanese.

 

Le zone di origine

Tra i 3.929.916 migranti non comunitari con valido permesso di soggiorno a inizio 2015, considerando le aree continentali di partenza, l’Africa è al primo posto con il 30,9% dei non comunitari, seguita dall’Europa centro-orientale (29,9%), dall’Asia (28,6%) e dall’America (10,6%), mentre le poche migliaia di persone provenienti dall’Oceania e gli apolidi costituiscono appena lo 0,1%. In generale, rispetto al 2012, sono aumentati gli immigrati dall’Asia (+17,7%) e dall’Africa (+8,9%), mentre sono rimasti sostanzialmente stabili i migranti provenienti dagli altri continenti (Fonte: Istat, 2015).

 

All‘inizio del 2015, in totale, i soggiornanti africani erano 1.214.025. Tra di essi, i marocchini sono la prima collettività (42,7%) e risultano i più numerosi anche tra tutti i non comunitari provenienti da qualsiasi continente (13,2%). Tra i soggiornanti africani, le altre grandi comunità arrivano dall’Egitto (11,6%), Tunisia (9,9%), Senegal (8,5%), Nigeria (6,5%), Ghana (4,6%), Algeria (2,4%) e Costa d’Avorio (2,3%). Seguono poi Burkina Faso, Camerun, Eritrea, Somalia, Etiopia, Mauritius e Congo, ciascuno dei quali costituisce meno del 2%.

 

Tra gli europei non comunitari (1.173.852 soggiornanti), i più numerosi sono gli albanesi (42,5%). Seguono gli ucraini (20,2%), i moldavi (12,5%), i serbi/montenegrini/kosovari (9,2%), i macedoni (7,1%), i russi (3,4%), i bosniaci (2,5%), e i turchi (1,9%).

 

La quota di immigrati asiatici ha raggiunto a inizio 2015 un totale di 1.122.798 soggiornanti. Tra questi, le comunità più numerose sono costituite dai cinesi (29,6%), filippini (15,1%), Indiani (14,8%), bangladesi (12,4%) e pakistani (10,3%). A seguire troviamo le comunità dello Sri Lanka, Iran, Siria e Libano, ciascuna con una quota inferiore al 10%.

 

Infine, sono 415.989 i soggiornanti nel nostro Paese che provengono dal continente americano. Le principali comunità arrivano dal Perù (26,1%), dall’Ecuador (21,3%) e dal Brasile (10,7%). Seguono in ordine, con una quota inferiore al 10%, le collettività degli Stati Uniti, della Repubblica Dominicana, di Cuba, della Colombia e dell‘Argentina.

 

La distribuzione in Italia

L’Italia, inizialmente considerata un territorio di passaggio verso altri Paesi, è diventata con il passare del tempo uno sbocco stabile. La distribuzione geografica dei residenti stranieri a inizio 2015 appare disomogenea (Fonte: Istat). Si riscontra infatti una maggiore presenza al Nord (59,4%, di cui il 34,4% nel Nord-ovest e il 25,0% nel Nord-est) e al Centro (25,4%) rispetto al Sud (10,8%) e alle Isole (4,4%), sebbene, rispetto al 2012, la proporzione di cittadini stranieri residenti al Nord e al Centro sia calata (-6,3% e -8,0% rispettivamente) e quella degli stranieri residenti al Sud o nelle Isole sia aumentata (+18,8%).

 

In base al report Istat “Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza” (pdf 720 kb), una distribuzione geografica simile si riscontra tra i migranti non comunitari con regolare permesso di soggiorno a inizio 2015, con una percentuale di presenze al Nord e al Centro (63,8% e 23,7% rispettivamente) leggermente superiore a quella registrata per i residenti stranieri, inclusi i comunitari. In generale, la Regione dove la presenza di stranieri non comunitari è più forte è la Lombardia (26,3%), seguita da Emilia-Romagna (12,0%) e Veneto (11,2%). Tuttavia, le diverse nazionalità si caratterizzano per una differente distribuzione sul territorio: i moldavi sono maggiormente concentrati in Veneto, i tunisini in Emilia-Romagna, mentre i cittadini del Bangladesh nel Lazio.

 

Nelle Province di Milano (12,0%) e Roma (8,9%) vive un quinto degli stranieri non comunitari presenti in Italia, ma accanto alle grandi città si collocano anche centri di minore ampiezza demografica: oltre Brescia anche Torino, Bergamo e Firenze. A livello nazionale, la prevalenza dei soggiornanti non comunitari sul totale della popolazione residente è pari al 6,5% e tocca il suo massimo in Emilia-Romagna (10,6%) e Lombardia (10,3%). Per 13 Province, tutte nell’area del Centro-Nord, il rapporto si colloca oltre il 10%. Quelle per le quali si registra la prevalenza più elevata sono Prato, Reggio nell’Emilia, Modena, Brescia, Mantova, Parma, Piacenza e Milano, per le quali il rapporto va dall’11% al 22,5%. Le Regioni che presentano la prevalenza più elevata di soggiornanti di lungo periodo sul totale degli stranieri non comunitari regolari sono, nell’ordine, il Trentino Alto Adige, il Veneto e le Marche, tutte con quote superiori al 60% (media nazionale del 57,2%). La prevalenza risulta più elevata nelle Province di dimensione medio-piccola, come Bolzano, Brescia, Pistoia, Belluno, Vicenza, Siena e Biella.

 

Gli immigrati irregolari in Italia, i rifugiati e i richiedenti asilo

La presenza irregolare è per definizione difficile da quantificare poiché non registrata negli archivi ufficiali. Ciononostante, una parte di essa viene intercettata dalle forze di polizia che registrano dati utili anche per stime numeriche. Nel Dossier statistico Immigrazione 2015 (pdf 1,3 Mb) è riportato che gli stranieri intercettati dalle forze dell’ordine in condizione irregolare sono stati 30.906 (dati del ministero dell’Interno) e di essi il 50,9% è stato effettivamente rimpatriato (15.726).

 

In base a ulteriori stime (xls 106 kb) fornite dalla Fondazione Ismu (Istituto per lo studio della multietnicità), c’era un numero di migranti irregolari pari a 383.000 all’inizio del 1991 (47% del totale dei migranti), 750.000 (34%) nel 2002 e 651.000 (17%) nel 2008. Negli anni successivi si è registrata una diminuzione degli irregolari che sono scesi a 454.000 (10%) nel 2010 fino a raggiungere 294.000 (6%) a inizio 2013. Questa diminuzione potrebbe essere dovuta all’effetto delle più recenti modifiche normative e all’impatto della crisi economica.

 

Il report Istat “ Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza” riporta che tra il 2013 e il 2014 è più che raddoppiato il numero di permessi di soggiorno rilasciati a persone giunte in Italia in cerca di asilo politico e protezione umanitaria. I permessi rilasciati per questo motivo sono stati 47.873, pari al 19,3% del totale dei nuovi permessi concessi nel 2014 per qualsiasi motivo. Questa cifra è più che raddoppiata rispetto al 2013, quando i permessi rilasciati per asilo politico e protezione umanitaria hanno costituito il 7,5% del totale. Il 91.4% dei permessi per asilo, richiesta asilo e protezione umanitaria concessi nel 2014 è stato rilasciato a uomini, mentre il 4% ha riguardato minori. I Paesi di provenienza più frequenti sono stati il Mali (14,8%), la Nigeria (14,8%), Il Gambia (12,2%) e il Pakistan (11,5%).

 

La "primavera araba", la crisi Siriana e l’immigrazione in Italia

L’importante flusso migratorio che nel 2011 ha investito l’Europa, in seguito alla “primavera araba”, ha avuto un impatto non trascurabile sul nostro Paese. La crisi politica registrata nel Nord Africa ha infatti intensificato gli sbarchi verso l’Italia. Si è trattato di un esodo costituito da potenziali richiedenti asilo e, pertanto, sottoposto alla tutela prevista dalla disciplina della protezione internazionale. In poco più di un anno, in Italia sono entrate più di 60 mila persone, prima tunisini e poi libici, ai quali si sono aggiunti altri nordafricani e africani dei Paesi sub-sahariani. A seguito dell’aumentato afflusso di migranti sulle coste italiane, presso i centri di accoglienza distribuiti sul territorio nazionale, il ministero della Salute e l’Istituto superiore di sanità (Cnesps-Iss), in collaborazione con le Regioni, hanno attivato un sistema di sorveglianza sindromica con l’obiettivo di monitorare la salute della popolazione migrante e rispondere rapidamente a eventuali emergenze sanitarie (visita la pagina di EpiCentro dedicata alla sorveglianza sindromica nella popolazione immigrata e l’approfondimento “Calendario e coperture vaccinali nei Paesi del Nord Africa coinvolti nella attuale crisi del Mediterraneo” (pdf175 kb) pubblicato su EpiCentro ad aprile 2011).

 

Dopo l’aumento degli sbarchi registrato nel 2011 (62.692 persone sbarcate) si è osservata una diminuzione nel 2012 (13.297 persone), seguita però da un nuovo rapido incremento nel 2013 (42.925 persone) e nel 2014 (170.100 persone), soprattutto a seguito della crisi Siriana e delle persistenti difficili condizioni di vita in Eritrea (Fonte: Fondazione Ismu, xls 106 kb). Infatti, mentre nel 2011 la nazionalità delle persone sbarcate era prevalentemente tunisina (circa il 45%), nel 2013-2014 un quarto delle persone sbarcate erano di nazionalità Siriana (26,3% nel 2013 e 24,9% nel 2014) e un quinto di nazionalità eritrea (22,9% nel 2013 e 20,2% nel 2014). Infine, si osserva come il fenomeno degli sbarchi coinvolga sempre più spesso i minori, i quali nel 2014 hanno costituito il 13,1% delle persone sbarcate rispetto al 5,5% nel 2011, e le donne, passate dal 5,8% nel 2011 al 10,3% nel 2014.

 

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