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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

fumo

Quali cambiamenti i gestori di esercizi pubblici dovranno affrontare?

Milena Calati, Osservatorio sul Tabacco, Istituto Nazionale Tumori

E’ stato emanato da poco il D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) che disciplina la normativa tecnica della legge n. 3 del 16 gennaio 2003, art. 51 che vieta il fumo negli esercizi pubblici e nei luoghi di lavoro. Il divieto sarà però in vigore soltanto tra un anno, in questo modo, i luoghi presi in esame dalla legge si potranno adeguare a quanto essa prevede.
La nuova norma anti fumo è uno strumento innovativo che introduce un divieto in luoghi dove fino ad oggi moltissime persone erano esposte a fumo passivo. Luoghi in cui le persone soggiornano per la gran parte della giornata: i luoghi di lavoro o locali in cui la gente trascorre il tempo libero o le pause lavorative: bar, ristoranti, discoteche, pub ecc.
Quali sono però, in concreto, i cambiamenti che i gestori di esercizi pubblici e i datori di lavoro dovranno affrontare? Come si modificherà il rapporto tra utenti e locali pubblici?
Proviamo a dare una risposta a queste domande:


Esercizi pubblici

Solo gli esercizi che avranno la possibilità di suddividere la superficie in due locali separati potranno destinare una sala ai fumatori. Nel caso contrario, il divieto sarà totale.
I locali dedicati ai fumatori dovranno inoltre rispettare diverse caratteristiche. Dovranno essere obbligatoriamente chiusi da pareti a tutta altezza e da una porta con chiusura automatica. Dovrà essere presente un impianto di ventilazione e ricambio dell’aria che rispetti i requisiti richiesti dal D.P.C.M. del 23/12/03. La superficie da destinarsi ai fumatori dovrà essere inferiore al 50% della superficie totale del locale e non dovrà costituire passaggio obbligato per i non fumatori. Esternamente dovranno essere apposti appositi cartelli che rechino la scritta luminosa «AREA PER FUMATORI».
Nel caso in cui l’impianto di ventilazione sia guasto, anche nella sala per fumatori vigerà il divieto di fumo. A tal proposito saranno presenti nella stanza cartelli che lo indichino.
Come si può facilmente intuire sarà quindi piuttosto oneroso per possessori o gestori di esercizi pubblici adeguare i propri locali alla normativa. Anche gli impianti di ventilazione e la loro manutenzione sono spese che non tutti gli esercenti si sentiranno di sostenere.
L’alternativa è quella che probabilmente sarà seguita da molti: il divieto totale.
E’ improbabile che questo comporti un forte calo degli afflussi, con conseguente diminuzione degli incassi.
Sono infatti numerosi persino i fumatori che non amano mangiare in un ambiente saturo di fumo. Non dimentichiamo poi che la popolazione italiana è composta per la maggioranza da non fumatori (il 70%, contro il 30% circa di fumatori).
La normativa comporterà quasi sicuramente un cambiamento nel costume degli italiani (fumatori e non) che, a lungo andare, probabilmente non assoceranno più un buon pranzo, una cena o semplicemente un caffè alle sigarette. Finalmente avranno la possibilità di gustare il cibo o di trascorrere il tempo libero in ambienti con aria più respirabile. E per gli irriducibili della sigaretta? Se proprio non ne potranno fare a meno… un locale con sala fumatori o meglio una passeggiata all’aria aperta. In tal modo nessuno sarà costretto a respirare fumo passivo, che, per chi non lo ricordasse, può provocare il cancro e non solo.
Nessuna violazione dei diritti dei fumatori, ma soltanto tutela dei diritti e della salute di chi, a giusta ragione, vuole godere della possibilità di trascorrere il proprio tempo in ambienti liberi dal fumo.


Luoghi di lavoro

Anche se alcuni hanno cercato di dare un’interpretazione della L.3/2003 che non prevedesse il divieto di fumo nei luoghi di lavoro, sembra ormai chiaro a tutti che tra i «luoghi privati non aperti a utenti o al pubblico», in cui è ammesso fumare, non sono compresi gli ambienti lavorativi.
Lo conferma, oltre alla volontà del legislatore, il secondo comma della norma, che ci spiega che gli esercizi e i LUOGHI DI LAVORO di cui al comma 1 (in cui cioè sono stati creati locali per fumatori) devono essere dotati di impianti per la ventilazione e il ricambio dell’aria regolarmente funzionanti. I luoghi privati in cui si può liberamente fumare sono da considerarsi quindi unicamente le abitazioni private, i circoli privati o simili, non certo gli ambienti di lavoro.
Il datore di lavoro non ha l’obbligo di creare o destinare un locale ai fumatori, ma se lo fa, deve rispettare gli stessi requisiti previsti per le sale fumatori negli esercizi pubblici. Quindi, oltre alla necessità della presenza di impianti di ventilazione (i criteri sono gli stessi che valgono per i locali pubblici e sono previsti dal D.P.C.M. del 23/12/03) le sale per fumatori dovranno essere chiuse da pareti sui quattro lati, essere dotate di porta con chiusura automatica ecc.
Di conseguenza, anche per quanto riguarda i datori di lavoro numerose saranno le decisioni di vietare completamente il fumo senza la creazione di locali fumatori. Decisione più economica, che oltretutto sarebbe anche maggiormente il linea con il D. Lgs 626 per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Si eviterebbe infatti di creare stanze in cui, nonostante la ventilazione, l’aria sarebbe satura di un agente cancerogeno come il fumo di tabacco. I fumatori si troverebbero infatti esposti ripetutamente oltre al fumo attivo delle proprie sigarette a una forte quantità di fumo passivo.
Svariati datori di lavoro desidereranno perciò mettersi al riparo da eventuali future pretese risarcitorie dei lavoratori fumatori.
La speranza è quella che la normativa venga effettivamente fatta rispettare, che le sanzioni per i trasgressori siano comminate con regolarità e che i non fumatori pretendano che sia rispettato quello che tra meno di un anno sarà finalmente, a tutti gli effetti, un loro diritto.

 

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