Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

fumo

Più spazio per la lotta al tabagismo all’interno della programmazione dei Dipartimenti di Prevenzione

Mauro Palazzi, referente per il Direttivo Nazionale SNOP nella Consulta Nazionale Tabagismo

Il fumo di tabacco è un problema di sanità pubblica sul quale è importante intervenire? La domanda è retorica!
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito il fumo di tabacco “la principale causa di morte evitabile nella nostra società”. Ogni anno circa 90.000 morti in Italia potrebbero essere evitate, il fumo di tabacco è infatti responsabile di un terzo delle morti per cancro e del 15% di tutte le cause di morte (90-95% dei tumori polmonari, 80-85% delle malattie respiratorie croniche, 20-25% degli incidenti cardiovascolari sono dovuti al fumo).
Oltre alle dimensioni dell’impatto sulla salute è importante considerare che per questo problema esistono, cosa poco frequente nell’ambito della prevenzione, interventi di provata efficacia. Tra questi ad esempio sono fortemente raccomandati, dalla Task Force on Community Services: divieti e restrizioni; aumento del prezzo dei prodotti del tabacco; campagne di educazione attraverso i mass media.
Sulla base di queste considerazioni, le ultime normative emesse dal Governo in materia di tutela dei non fumatori (articolo 51 della legge 16-1-2003 n. 3 e successive modifiche e decreto attuativo), rappresentano un prezioso strumento, evidence based, per la tutela della salute pubblica a patto che….vengano fatte rispettare. La storia del nostro Paese è purtroppo ricca di esempi di leggi che sono rimasti lettera morta e viceversa di leggi, ad esempio quelle sull’obbligo dell’uso del casco e delle cinture di sicurezza, che una volta fatte applicare hanno dato importanti risultati in termini di salute e prevenzione delle morti e della disabilità. L’impegno a far rispettare le leggi è quindi fondamentale e deve riorientare le attività dei Dipartimenti verso un settore di intervento che tradizionalmente è stato molto trascurato. I motivi che hanno generato poca attenzione da parte degli operatori dei servizi della prevenzione sono di natura prevalentemente “culturale”, infatti la prevenzione dei danni alla salute prodotti dal fumo di tabacco non è mai stata sentita come un ambito di intervento al quale dedicare un impegno e un’attenzione almeno pari a quello rivolto ad altri fattori di rischio presenti nell’ambiente di vita e di lavoro.
Le attività di vigilanza rappresentano un importante ma non esclusivo settore di intervento per gli operatori dei servizi di prevenzione; altri ambiti, quali ad esempio la descrizione epidemiologica del problema, l’organizzazione di iniziative di comunicazione e educazione alla salute e la valutazione dell’impatto ottenuto dagli interventi di lotta al tabagismo, devono trovare, all’interno della programmazione dei Dipartimenti di Prevenzione, maggiore spazio.
Infine l’utilizzo di uno strumento legislativo è importante perché può favorire la tutela dei soggetti più deboli, tra i quali è importante ricordare i lavoratori (camerieri, baristi…), i bambini, gli anziani e le persone con problemi di salute, costretti a respirare aria inquinata nei locali pubblici, che, in assenza di regole, spesso non hanno la forza di imporre agli altri il rispetto del loro diritto alla salute.

 

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