Marta Ciofi degli Atti, Cnesps-Iss, Roma
In Italia, il 30% circa
delle meningiti batteriche sono causate dalla Neisseria meningitidis,
con una media di 215 casi annuali segnalati nel periodo 1995-2003 al Sistema
Nazionale di Sorveglianza. L’incidenza è circa tre volte inferiore rispetto
alla media europea (nel 2002: 0,4 casi ogni 100.000 abitanti rispetto ad
1,4 per 100.000) (1), e la distribuzione per età indica che sono colpiti
soprattutto i bambini e gli adolescenti. Infatti, il 50% di tutti i casi ha
un'età inferiore ai 17 anni ed il 30% ha un’età fino a cinque anni.
Come nel resto di Europa,
anche in Italia la maggioranza dei casi è attribuibile ai gruppi B e C, solo
il C però può essere prevenuto con un vaccino coniugato efficace già nei
primi anni di vita. La prima nazione che ha introdotto su larga scala il
vaccino coniugato è stata il Regno Unito, dove si stima che questo sierogruppo causasse ogni anno circa 1.500 casi di malattia e 150 decessi.
La vaccinazione, avviata nel 1999 per tutti i nuovi nati ed associata nel
1999-2000 ad una campagna di recupero rivolta a bambini e ragazzi fino a 18
anni, ha garantito un rapido controllo dei casi, con una riduzione di
incidenza del 97% nella popolazione fino a 20 anni di età (2). La sicurezza
del vaccino coniugato è stata dimostrata in uno studio clinico controllato
(3); successivamente, la sorveglianza degli eventi avversi condotta in
Inghilterra durante la campagna di vaccinazione ha confermato che il vaccino
è sicuro, con una frequenza di segnalazioni di reazioni avverse pari ad 1
caso ogni 2.875 dosi (4). Si trattava quasi esclusivamente di reazioni lievi
(cefalea, reazioni nella sede di iniezione, febbre); la frequenza stimata di
reazioni anafilattoidi è stata di 1 caso ogni 500.000 dosi.
Negli anni successivi, altre nazioni europee hanno introdotto la vaccinazione (Figura 1); tutte avevano incidenze di meningite meningococcica superiori a 3 per 100.000, ed una percentuale di casi da gruppo C del 30% almeno (1). Ogni nazione, inoltre, ha adottato strategie basate sulla propria situazione epidemiologica. In Olanda, ad esempio, l’incidenza nei bambini sotto l’anno di età è stata considerata insufficiente a giustificare la vaccinazione estesa (2,4 per 100.000), ed è stato quindi deciso di vaccinare i bambini nel secondo anno di vita (2). Numerosi altri Stati, tuttavia, non hanno finora considerato che la frequenza della malattia fosse sufficiente a giustificare l’uso esteso del vaccino.
In Italia, dove l’incidenza di meningiti meningococciche è inferiore ad 1 caso per 100.000, si sta osservando un progressivo incremento dei casi da gruppo C, passati dal 25% nel 2001, al 43% nel 2003. I dati provvisori del 2004 indicano che per la prima volta dall’avvio della sorveglianza nazionale i casi attribuibili al gruppo C superano quelli da gruppo B (Tabella 1), con un incremento sia in termini percentuali che assoluti rispetto agli anni precedenti. La maggior frequenza del gruppo C si nota soprattutto nei bambini; l’incidenza più elevata si osserva nel primo anno (2,8/100.000), anche se in termini assoluti il maggior numero di casi si è verificato tra 1 e 4 anni (21 casi; incidenza: 0,99/100.000).
Siamo quindi di fronte ad un cambiamento della situazione epidemiologica nazionale, che rende necessaria una riflessione sulla opportunità di offrire su larga scala la vaccinazione contro il meningococco C. Infatti, anche se l’incidenza resta inferiore a quanto osservato nelle nazioni che hanno introdotto la vaccinazione universale (l’esempio più calzante è forse quello dell’Olanda, che, in presenza di un’incidenza nel primo anno di vita sovrapponibile a quella italiana, ha deciso di posticipare la vaccinazione al secondo anno), la disponibilità di un vaccino efficace e sicuro, in grado di prevenire malattie che hanno un quadro clinico grave, è una risorsa di cui è importante tenere conto.
Siccome l’epidemiologia delle meningiti meningococciche non è uniforme in tutta Italia, ma mostra notevoli differenze tra regioni, è importante che qualunque decisione si basi sulla valutazione locale dei dati di incidenza, in modo da giustificare l’introduzione e l’eventuale impatto della vaccinazione estesa.
Figura 1. Stato della vaccinazione contro il meningococco C in Europa, per nazione ed anno di introduzione (tratto dalla referenza 1)

Tabella 1. Distribuzione per età dei casi di meningite meningococcica di gruppo B e C. Anno 2004, Sistema Nazionale di Sorveglianza delle meningiti batteriche; dati provvisori aggiornati al 26 gennaio 2005
|
|
Fasce di età in anni |
|
|||||||
|
Gruppo |
< 1 |
0-4 |
5-9 |
10-14 |
15-24 |
25-64 |
>64 |
NI* |
TOTALE |
|
B |
12 |
9 |
3 |
3 |
14 |
19 |
1 |
1 |
62 |
|
C |
15 |
21 |
6 |
9 |
14 |
20 |
1 |
1 |
87 |
*NI= non indicato
Bibliografia