Renato Pizzuti – O.E.R. Campania, Napoli
Sappiamo che in Italia l’incidenza delle
meningiti da Neisseria meningitidis è circa un terzo di
quella europea e che il numero complessivo di casi verificatisi ogni
anno, negli ultimi 10 anni, è di poco superiore a 200. Tuttavia
variazioni annuali non trascurabili, una certa disomogeneità di
incidenza interregionale, la maggiore incidenza in età infantile, la
gravità della malattia che presenta una letalità di circa il 10%,
l’aumento relativo di casi riferibili a Meningococco C rispetto a
quello B, la disponibilità di un vaccino sicuro e efficace contro il
Meningococco C, rendono problematiche le decisioni relative
all’adozione di una strategia nazionale di offerta vaccinale
condivisa dalle diverse regioni.
In Italia, l’introduzione sul mercato di nuovi vaccini
di elevata sicurezza ed efficacia si è immediatamente confrontata con le
recenti modifiche del titolo V della costituzione, che vedono le Regioni
titolari dei poteri legislativi in materia sanitaria, pur nell’ambito dei
principi fondamentali fissati da norme statali. Inoltre, con il D.P.C.M.
29/11/2001 “Definizione dei L.E.A.”, le vaccinazioni obbligatorie e
raccomandate sono state inserite tra le prestazioni da garantire a tutti i
cittadini. In questa situazione, in mancanza di orientamenti nazionali
specifici, alcune regioni hanno emesso direttive per definire programmi per
l’adozione di alcuni nuovi vaccini. In particolare il Veneto, la Toscana, il
Molise e la Campania hanno introdotto la possibilità di offerta di
vaccinazione anti-meningococco C attraverso la compartecipazione alla spesa,
mentre tra le Regioni che ne hanno adottato l’offerta universale, la Puglia
e la Basilicata la offrono nel secondo anno di vita e la Calabria ai nuovi
nati.
Se si vuole evitare che per le attività vaccinali si
assista a comportamenti regionali fortemente differenziati, compromettendo
l’efficacia dei programmi stessi e non garantendo pari diritti a tutti i
cittadini, la programmazione nazionale non può fare a meno di definire
alcuni punti cruciali:
Quest’ultimo aspetto appare al momento particolarmente
delicato e, oltre alle vaccinazioni, riguarda anche altre attività di
prevenzione come gli screening oncologici che non vedono giustificazione se
non nell’ambito di programmi che assicurino “coperture” di popolazione
adeguate.
Sarebbe ad esempio opportuno cercare di “legare” gli
obiettivi della Pianificazione Sanitaria Nazionale ai LEA della prevenzione,
nel senso di “premiare” i livelli di copertura programmati, se raggiunti,
con quote di finanziamento che vadano ad integrare il 5% destinato alle
funzioni di assistenza sanitaria collettiva (che vadano quindi a coprire le
spese di organizzazione dei programmi, valore aggiunto che trasforma una
prestazione individuale in un vantaggio collettivo). Appare evidente
sottolineare in quest’ottica il valore dei sistemi informativi capaci di
documentare le coperture raggiunte, siano essi sistemi correnti di governo
(attualmente oggetto di attenzione del progetto Mattoni del Ministero della
Salute) come le anagrafi vaccinali, sia le indagini campionarie come
ICONA, in ogni caso responsabilizzando a livello aziendale i
Dipartimenti di Prevenzione per la funzione di monitoraggio.
Rispetto alla vaccinazione anti-meningococco C, i dati
di incidenza della malattia e delle sue complicanze, confrontati con quelli
di frequenza di eventi avversi attesi, la disponibilità di un vaccino sicuro
ed efficace sembrano suggerire soluzioni che non pongono l’adozione
universale della vaccinazione come misura prioritaria di sanità pubblica, ma
che contemporaneamente garantiscano la corretta informazione alla
popolazione sulla malattia e sulle possibilità di prevenirla, nonché
prevedano la disponibilità del vaccino offerto, gratuitamente o con
partecipazione alla spesa secondo gli orientamenti regionali, dal servizio
pubblico presso le Aziende Sanitarie Locali.