Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

pratiche obsolete e sanità pubblica

Pratiche obsolete: luci e ombre di un disegno di legge

Alberto Baldasseroni - SA di epidemiologia Ausl 10 di Firenze

 

L’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del disegno di legge (ddl) relativo, tra le altre cose, all’abolizione di alcune pratiche sanitarie inutili e obsolete rappresenta un buon passo in avanti sul cammino per una sanità pubblica basata su prove di efficacia. Fra le pratiche abolite alcune erano ormai diventate proverbiali per la vessatorietà nei confronti di utenti e operatori. Basti pensare al surreale “certificato di sana e robusta costituzione”, da chiedersi solamente ai sani e robusti, ma già abolito per i non sani e non robusti (legge per i diritti dei portatori di handicap). Ma anche a quello spuntato nel 1992 per certificare l’idoneità di carrozzieri, elettrauto e meccanici in genere, addetti alle revisioni delle automobili da parte di un fantomatico “ufficiale sanitario” abolito 14 anni prima dalla Legge di riforma sanitaria.

 

Questo ddl sanerebbe anche l’impresentabile situazione venutasi a creare con la (necessaria) azione autonoma di abolizione intrapresa da diverse Regioni con il cosiddetto Libretto per gli alimentaristi, attualmente abolito in metà Italia e richiesto nell’altra metà. Un’altra abolizione proposta, particolarmente apprezzabile, è quella della cosiddetta “visita per l’avviamento al lavoro degli apprendisti”, caso esemplare di cattiva legiferazione da parte del Parlamento. Chi operava nei Servizi di prevenzione sui luoghi di lavoro si trovava infatti nella incresciosa situazione di dover certificare due volte la stessa cosa, ovvero l’idoneità al lavoro di un giovane apprendista minorenne: una volta perché apprendista, l’altra perché minorenne. Ma di queste perle se ne possono trovare diverse scorrendo l’elenco contenuto nel ddl e, soprattutto, leggendo la relazione del gruppo di lavoro del ministero della Salute.

 

Tutto bene quindi? Non proprio.

 

Innanzitutto il ddl non contiene nulla che riguardi la sanità veterinaria, che pure è stata oggetto di alcune proposte in seno al gruppo di lavoro. A conferma di come questo tema sia un tabù, in sede ministeriale è stato addirittura posto un veto sull’argomento. Evidentemente i tempi non sono ancora maturi per tradurre in pratica le linee guida di funzionamento del Dipartimento di prevenzione delle Asl, approvate dalla conferenza delle Regioni nel 2002, anche nel campo della sanità veterinaria.

 

Un secondo punto critico è la mancata abolizione delle visite di idoneità per i minori avviati al lavoro in settori privi di rischi lavorativi. Questa proposta era l’unica dell’elenco basata su prove scientifiche di inutilità, raccolte nel dossier Salem. Aver accettato di escludere questa abolizione dalla lista varata dal Consiglio dei ministri è contro il principio basilare dell’Ebp, ovvero che siano le prove di efficacia o inefficacia a fornire gli elementi decisivi per una scelta. Non sempre questo è possibile, ma quando queste prove esistono non si possono ignorare, perché significherebbe vanificare il lavoro dell’intera comunità scientifica.

 

Vorrei anche far notare che il provvedimento è giunto all'attenzione dell’opinione pubblica come iniziativa per la “semplificazione amministrativa”, anche grazie al traino di una ben più notiziabile querelle riguardante l’uso di sostanze stupefacenti a fini terapeutici e il riordino delle regole per la vendita e la somministrazione. Ancora una volta si è persa l’occasione per trasmettere il messaggio corretto che non si trattava di una semplificazione amministrativa, ma di giustizia sociale, efficacia della sanità pubblica, equità nell’accesso a trattamenti sanitari di garantita utilità. Non vorremmo cioè che passasse l’idea che abolire cose inutili imposte dalla sanità pubblica significa risparmiare risorse e che quindi l’operazione si concludesse con un semplice ridimensionamento quantitativo della prevenzione. Sarebbe una vera e propria beffa.

 

Ci aspetta ora un lungo cammino parlamentare, non privo di insidie. Preoccupa in particolare che l’intero provvedimento possa diventare oggetto di dispute ideologiche legate all’impiego di sostanze stupefacenti a fini terapeutici. Tuttavia non possiamo non dirci soddisfatti, pur con le ombre ricordate, del fatto che i temi dell’Ebp siano entrati con forza nell’agenda del governo di questo Paese.


 

trova dati