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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

screening e comunicazione

La comunicazione e l'empowerment nei programmi di screening

Antonio Federici, Gabriele Calizzani, Piero Borgia, Gabriella Guasticchi - Agenzia di Sanità Pubblica Regione Lazio

 

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Il problema di organizzare, assicurare, garantire e valutare processi di cura efficaci e di buona qualità è una questione che riguarda tutto il sistema sanitario (nazionale e regionale), ma che diventa particolarmente pregnante per i programmi di screening. Le esperienze maturate nel Lazio (ma in genere anche nel resto d'Italia) sui programmi di screening “storici” per la mammella e la cervice uterina, hanno permesso di individuare alcuni elementi critici:

  • lo sforzo prodotto per avviare i programmi e la produzione di linee guida per la loro conduzione non sono sufficienti a garantire una “messa a regime” accettabile che garantisca lo screening a tutti i cittadini

  • questa insufficienza sembra dovuta a problemi di dimensione organizzativa. L'insoddisfacente qualità delle cure dipende spesso più da fallimenti dell'organizzazione che da incompetenze dei singoli medici. Inoltre, almeno nelle malattie croniche, miglioramenti dell'organizzazione e dell'erogazione sono fattori determinanti dell'efficacia pratica

  • è emersa una sostanziale crisi culturale e professionale che investe profondamente il sistema di governance dei programmi di screening e mette in discussione i ruoli e le responsabilità degli attori coinvolti, dalla Regione alle Aziende sanitarie fino ai singoli operatori. Questa criticità s'innesta in un problema più generale, tipico del sistema sanitario italiano, di aziendalizzazione incompleta e di un conflitto ancora aperto, sia a livello organizzativo che culturale, tra responsabilità clinica e manageriale.

Questi e altri elementi pongono quindi il problema di un'azione di governo, subordinata a un chiaro obiettivo di salute, che sia rispettosa della partecipazione degli operatori, valorizzandone gli specifici apporti professionali e favorendone, sistematizzandola, l'interazione multiprofessionale e multidisciplinare. Il successo, in termini di efficacia pratica e di efficienza, dei programmi di screening è condizionato perciò dallo sviluppo di una partnership tra i professionisti protagonisti dei programmi (siano essi clinici o manager) e tra questi e la cittadinanza.

 

La comunicazione diviene allora strumento e opportunità per il governo di un sistema complesso, quale quello dei programmi di screening, all'interno della cornice della clinical governance. Una volta assodata la qualità “tecnica” della comunicazione e aver messo in atto appositi sistemi di valutazione, si pone il problema di orientare e finalizzare la programmazione di queste attività all'interno dei programmi di screening. Un'attività che trova il suo asse portante nella logica e nella cultura dell'empowerment.

 

La prospettiva dell'empowerment

L'empowerment del cittadino all'interno del sistema sanitario è una sfida complessa dal punto di vista storico, sociale, culturale. Una persona empowered è una persona che comprende e sceglie, che si rapporta produttivamente con tutti gli altri soggetti, che pianifica per il futuro. È il manager di se stesso, un protagonista attivo della propria vita e del proprio benessere. Per arrivare a questo, i servizi sanitari debbono accertare le aspettative e le priorità dei cittadini, coinvolgerli nei propri piani di cura e assistenza, e utilizzare l'approccio della decisione condivisa.

Una strategia di empowerment concretizza pienamente il senso dell'alleanza con la società civile. Si tratta però di un'alleanza che va attentamente programmata e governata, nella quale abbiano ruolo pieno e piena cittadinanza le forme di associazione dei singoli.

 

Dal momento in cui il soggetto aderisce al programma di screening non solo inizia un percorso assistenziale, ma avvia anche a una vera e propria “evoluzione del vissuto”: il cittadino diventa infatti utente, poi paziente e, in alcuni caso, malato di cancro. Un contesto di riferimento, quindi, che non si basa sul rapporto di fiducia medico-paziente: spesso per tutto il primo livello (invito ed esecuzione del test di screening) non è previsto nessun rapporto col medico e, per le fasi ulteriori, è l'organizzazione che propone i medici cui fare riferimento per l'approfondimento diagnostico e la terapia. Un fattore che pone una forte esigenza di “umanizzazione” e di rispetto della persona. Cambiano anche i fattori che condizionano l'assunzione di decisioni concertate: la condivisione delle decisioni va quindi modulata a seconda del momento e del percorso, e va compensata col ruolo delle rappresentazioni collettive.

La strategia avviata dall'Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio ha condotto alla produzione di alcuni strumenti a supporto del processo di empowerment:

  • indagine sul coinvolgimento di cittadini, associazioni e operatori nei programmi di screening
  • indagine presso le associazioni che collaborano ai programmi di screening
  • carta dei rapporti tra Asp, Asl, cittadini, associazioni, enti
  • monitoraggio qualità percepita.

Attraverso questi strumenti si vuole avviare, così, un dialogo e costruire i presupposti di un canale comunicativo con gli attori della società civile coinvolti: attraverso la condivisione di culture e strategie, divengono così partner co-responsabili nel garantire il successo e la qualità dei programmi di screening.

 

La comunicazione e il governo dei programmi di screening

In quest'ambito, la comunicazione si pone la principale finalità di promuovere una scelta consapevole e matura da parte dei cittadini rispetto ai programmi di screening, la partecipazione e la motivazione degli operatori e il coinvolgimento delle associazioni della società civile.

 

La comunicazione è anche uno strumento per migliorare l'accountability del sistema degli screening quando, attraverso una rendicontazione periodica degli obiettivi, delle azioni e dei risultati raggiunti, risponde a un dovere “morale” di informazione che la pubblica amministrazione ha nei confronti dei cittadini. Attraverso la comunicazione, la pubblica amministrazione conferisce infatti trasparenza alle proprie azioni e si avvicina ai cittadini, promuovendone il coinvolgimento e la partecipazione.

 

Date le ampie finalità della comunicazione e la valenza che riveste, è necessario definire quegli obiettivi specifici e più operativi che sono subordinati all'obiettivo generale di empowerment e articolati nel modello organizzativo di “profilo complesso di assistenza”. Tra gli obiettivi della programmazione delle attività di comunicazione:

  • perseguire sinergie
  • individuare, testare e valutare nuove tecnologie
  • sviluppare competenze per un lavoro di squadra

La comunicazione si articola su due principali livelli. Quella rivolta all'interno della pubblica amministrazione è subordinata a una logica di empowerment del cittadino ed è finalizzata al raggiungimento dell'adesione consapevole, di un'umanizzazione del percorso e del miglioramento della qualità a livello del microsistema e al coinvolgimento degli operatori.

E la comunicazione verso l'esterno, che ha invece come obiettivo lo sviluppo e la costruzione di un'alleanza con la società civile, la partnership e l'empowerment dei soggetti collettivi (movimenti, associazioni ecc). Inoltre concorre alla diffusione di un brand e stimola la valorizzazione della pubblica amministrazione in altri ambiti del sistema sanitario.

 

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