Franco Barghini, Osservatorio epidemiologico Asl 12 Viareggio, Regione Toscana
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Passare da un sistema sanitario che sancisce l'obbligatorietà della vaccinazione a un sistema di condivisione delle finalità di salute pubblica rappresentato da una volontaria adesione alla pratica vaccinale costituisce un obiettivo importante per il servizio sanitario di un Paese che individui nell'espressione consapevole del consenso la legittimazione sociale degli atti medici.
Le radici etiche che sono alla base dell'intervento vaccinale possono essere ricercate in ambito scientifico, nella Costituzione italiana, in pareri del Comitato nazionale di bioetica e infine in numerose sentenze della Corte costituzionale.
La vaccinazione è un intervento di profilassi di alto profilo ma, per avere una reale validità preventiva, deve essere preceduta e basata su un'attenta valutazione dei rischi e benefici legati all'uso del vaccino sull'individuo, e ancor più sulla popolazione.
Nella Costituzione ritroviamo i principi su cui si basano gli interventi di sanità pubblica, e in particolare l'art. 32 nello specifico sancisce il principio della salute del cittadino come interesse della collettività, mentre all'art. 2 ritroviamo il dovere di solidarietà della collettività nei confronti del singolo.
Il Comitato nazionale di bioetica, in data 22 settembre 1995, ha espresso un parere relativo alle vaccinazioni in cui si afferma che lo Stato ha il diritto e il dovere di promuovere le vaccinazioni considerate essenziali dalla comunità scientifica internazionale, non solo attraverso campagne di informazione ed educazione sanitaria, ma se necessario anche con altre modalità più incisive. Inoltre, ciascuna soluzione adottata può essere ugualmente accettabile, purché raggiunga lo scopo, e cioè una pratica vaccinale sufficientemente estesa da proteggere sia i singoli sia l'intera popolazione da rischi significativi di contagio.
Si può quindi osservare come le vaccinazioni, intese come intervento di profilassi delle malattie infettive della collettività, siano un intervento giustificato. Inoltre, per il raggiungimento di una ampia copertura della popolazione - target fondamentale - sembra etico operare attraverso un'idonea educazione delle vaccinazioni rivolta alla popolazione generale, così come attraverso l'istituto dell'obbligo, della negazione del libero arbitrio.
In tre sentenze della Corte costituzionale si ritrovano gran parte dei principi su cui si basano le vaccinazioni: la sentenza 307/1990, la sentenza 118/1996 e sentenza 27/98.
In esse la Corte legittima non solo l'imposizione per legge delle scelte di politica vaccinale, ma afferma anche come le “scelte tragiche del diritto” (cioè per esempio i rari casi di paralisi associata a vaccinazione antipolio, Vap) siano evento tragico ma purtroppo necessario per ottenere ciò che è un bene superiore, ossia la salute della comunità. Si ricorda inoltre come i pochi e terribili casi di Vap sono comunque enormemente inferiori ai morti o invalidi determinati dalle numerose epidemie di poliomielite che hanno colpito la popolazione italiana e più in generale mondiale.
Pur riconoscendo il valore che ha avuto in passato e ha tutt'ora, l'obbligo vaccinale per il raggiungimento del target della herd immunity, ritengo che l'obbligo vaccinale debba essere superato per due ordini di motivi:
Nella storia delle vaccinazioni si può osservare un fenomeno strano o comunque contraddittorio e per certi versi isterico nei confronti della pratica vaccinale. Il rapporto tra la percezione del rischio nei confronti della vaccinazione e quella nei confronti della malattia si sono quindi modificati nel tempo. Ed ecco l'assurdità: man mano che le vaccinazioni e le strategie che stavano e stanno alla base dell'intervento di prevenzione manifestano giorno dopo giorno il loro grande valore, aumenta nell'opinione pubblica la percezione che i rischi legati alla vaccinazione non siano solo ipotesi o da riferirsi a pochi se non rari casi, ma reali e molto più frequenti di quanto effettivamente venga affermato dalla classe medica.
Non voglio qui certo ricordare il caso della vaccinazione antipolio nel nostro Paese, ma vorrei che fosse chiaro il rapporto esistente nel tempo tra percezione del rischio vaccinale e malattia.
Si giunge quindi alla funzione del medico, del pediatra, del medico igienista ecc. Figure che hanno il dovere professionale e morale di spiegare cosa sono le vaccinazioni, i loro vantaggi e i loro rischi. Il saper comunicare fa parte - o meglio deve fare parte - del bagaglio culturale del medico. Il genitore ha diritto di sapere e deve poter scegliere. Deve conoscere per condividere quello che viene fatto a suo figlio.
Che sia quindi una sua scelta, una scelta condivisa con il medico vaccinatore, affinché la prevenzione delle malattie infettive attraverso la vaccinazione sia un percorso che vede insieme il medico e i genitori, senza che esistano o possano esistere contrapposizioni. Un atteggiamento diverso non giova a nessuno, ma crea soltanto confusione e malessere nel rapporto tra medico e genitori.
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