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a cura del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

discussioni
vaccinazioni obbligatorie
Sospensione dell’obbligo vaccinale: un po’ di storia, il contesto e i provvedimenti in atto

Antonio Ferro - dirigente servizio Igiene pubblica e screening, direzione per la Prevenzione Regione Veneto
Massimo Valsecchi - presidente Collegio dei direttori dei dipartimenti di Prevenzione, Regione Veneto

 

 

L’obbligo vaccinale nacque con la diffusione in Europa della vaccinazione contro il vaiolo all’inizio dell’Ottocento: risultò presto evidente che proteggendo il singolo era possibile evitare la diffusione dell’epidemia all’intera collettività ma che, per ottenere questo risultato, era necessario avere un’adesione massiccia a questa pratica di prevenzione. L’introduzione della vaccinazione suscitava, oltre agli entusiasmi, anche profonde resistenze. È divertente la descrizione che Joseph Roth fa in Giobbe di un intervento vaccinale in un borgo agricolo russo: il medico locale si presenta di fronte all’isba scortato da un gendarme armato di fucile e baionetta per effettuare la vaccinazione prescritta, «ma Mendel Singer, il giusto, non fuggiva davanti a nessuna punizione di Dio. Attese fiducioso la vaccinazione».

 

La scelta di intervenire in modo coatto e organizzato per tutelare la salute pubblica si inseriva in un filone di pensiero, nato in Germania, secondo cui lo Stato si deve occupare attivamente di mantenere nelle migliori condizioni di salute possibili i suoi sudditi, per ottenere soldati e contribuenti sani e numerosi. Proprio la vaccinazione antivaiolosa, il primo provvedimento coattivo a essere diffuso in Europa, non tardò a trovare una violenta opposizione in Inghilterra, patria delle dottrine liberali avverse a tutto ciò che, partendo dal potere del governo, poteva interferire sulle libere scelte dei cittadini. John Locke, nella sua Epistola sulla tolleranza del 1689, scriveva: «Nessuno può essere costretto ad arricchirsi e star sano. Anzi Dio stesso non salverà mai gli uomini contro la loro volontà».

 

Le scelte in Europa fra XIX e XX secolo

L’Inghilterra in un primo tempo rese la vaccinazione antivaiolosa universale e gratuita, e in seguito obbligatoria con i Vaccitation Act del 1840, 1841 e 1853. Un appassionato dibattito sui limiti di intrusione del governo nell’ambito individuale si concluse con l’abolizione dell’obbligo nel 1898.

 

In Italia l’obbligo di vaccinare contro il vaiolo tutti i nuovi nati è stato sospeso nel 1977 e abolito nel 1981. Nel frattempo erano diventate obbligatorie le vaccinazioni contro la difterite (1939), la poliomielite (1966), il tetano (1968) e l’epatite B (1991).

 

Alcuni altri Stati, come la Francia, la Grecia, il Portogallo e il Belgio, hanno optato per l’obbligatorietà di alcune vaccinazioni. Altri, come il Regno Unito e la Finlandia, per la volontarietà accompagnata da un’adeguata offerta, dall’incentivazione e dalla propaganda. Altri ancora, come gli Stati Uniti, il Canada e in parte anche la Germania, hanno scelto una via intermedia: assenza di sanzioni per la mancata vaccinazione, ma necessità di certificato per l’ammissione a scuola.

 

Italia

difterite, tetano, epatite b, polio

Francia

difterite, tetano, polio, tbc

Grecia

difterite, tetano, polio

Portogallo

difterite, tetano, polio

Belgio

polio

Confronto fra Paesi europei in merito all’obbligo

 

Uno scenario diverso

Oggi la nostra politica di contrasto delle malattie infettive deve confrontarsi con una situazione scientifica, culturale e sociale radicalmente mutata rispetto al momento storico dell’introduzione dell’obbligo. Negli ultimi 30-40 anni, poi, l’introduzione progressiva di nuove vaccinazioni facoltative ha progressivamente ridotto il “peso specifico” dell’obbligo all’interno della profilassi vaccinale: rispetto al 1960, quando tutte le vaccinazioni disponibili per i neonati erano obbligatorie, abbiamo ora l’offerta attiva di vaccinazioni contro il morbillo, la parotite, la pertosse, la rosolia, l’Haemophilus influenzae, la varicella, l’influenza e le infezioni da pneumococco e meningococco. Questi anni ci hanno consentito di verificare che in Veneto la struttura sanitaria pubblica è in grado di contrastare le malattie infettive dialogando con dei cittadini e non solo con dei sudditi. Da anni, infatti, riusciamo a raggiungere con le vaccinazioni facoltative tassi di copertura paragonabili a quelli delle vaccinazioni obbligatorie. Questo tipo di risultato è stato raggiunto tramite una specifica programmazione iniziata nel 1990 e l’alleanza con i pediatri di libera scelta.

 

Polio

Difterite

Pertosse

Epatite b

Haemophilus influenzae b

Morbillo

97%

97,1%

96,9%

96,8%

96,1%

92%

Coperture vaccinali a 24 mesi in Veneto nel 2006

 

All’interno di questo cambiamento complessivo del quadro culturale dobbiamo inoltre tener conto dell’introduzione del consenso informato all’interno del rapporto fra medico e paziente. Inoltre appare ormai più ipotetica che reale l’utilità dell’obbligo nel forzare alla vaccinazione la modesta quota di popolazione renitente per motivi ideologici, cioè la possibilità di riuscire a vaccinare d’imperio chi non riusciamo a vaccinare per convinzione.

 

Di conseguenza pensiamo che sia ormai tempo, per questa Regione, di riporre l’obbligo vaccinale fra gli strumenti che ci sono stati di grande utilità ma che ormai mostrano il segno del tempo, e di traghettare la nostra politica vaccinale da un regime di obbligo a quello di un’offerta gratuita e attiva che stimoli il mantenimento dei buoni risultati già raggiunti.

 

Le altre iniziative avviate

Siamo consapevoli della possibilità che questo messaggio possa essere frainteso dalla popolazione e percepito come una minor preoccupazione verso malattie come la poliomielite e la difterite, che restano un rischio reale in diverse aree di questo mondo dove i tempi di spostamento sono sempre più ridotti e il numero dei viaggiatori in continuo aumento. In Veneto dobbiamo aumentare anche la copertura vaccinale delle persone anziane contro il tetano, dato il pesante contributo che in particolare le donne anziane pagano ogni anno alla mancata vaccinazione.

 

Crediamo che riusciremo a far passare il nostro messaggio grazie anche a tre iniziative specifiche:

  • il miglioramento della qualità dei servizi vaccinali, un programma che ha portato alla delibera della Giunta regionale dei “requisiti minimi specifici (organizzativi, tecnologici e impiantistici) per l’autorizzazione all’esercizio delle attività vaccinali condotte dal Servizio regionale del Veneto”
  • il programma di addestramento al counselling vaccinale, che prevede due incontri di 8 ore da tenere in ognuna delle 21 Ulss del Veneto per medici vaccinatori, infermieri e pediatri di libera scelta
  • la campagna di promozione sanitaria “Genitori più”, che copre l’intero territorio regionale attraverso stampa, opuscoli, radio e televisioni locali. La struttura a mosaico della campagna ci permette di utilizzare le competenze e l’influenza dei medici vaccinatori e dei pediatri di libera scelta come opinion leader locali.

In conclusione, l’introduzione del nuovo calendario vaccinale regionale con l’estensione dell’offerta gratuita a tutti i vaccini efficaci disponibili, le scelte operative di miglioramento del sistema vaccinale pubblico e la collaudata intesa con i pediatri di libera scelta ci rassicurano sul fatto che la nostra scelta servirà a migliorare ulteriormente la copertura vaccinale nella nostra Regione. I dati di adesione alle vaccinazioni facoltative evidenziano sia il buon livello di offerta attiva del nostro sistema vaccinale, sia il raggiunto grado di maturità della popolazione che a questa offerta risponde positivamente.

 

Data la cautela che una scelta di questa portata in ogni caso impone, verrà istituito dalla Regione Veneto un Comitato di verifica, a cui parteciperà il direttore del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), che opererà in piena autonomia e valuterà l’andamento regionale delle coperture vaccinali e l’incidenza delle malattie prevenibili dopo la sospensione dell’obbligo.

 

Questa esperienza pilota potrà essere fondamentale per il Paese, per supportare un percorso legislativo nazionale per l’eliminazione dell’obbligo vaccinale. Per questo percorso il Veneto può fare da apripista, in collaborazione con le altre Regioni e con il ministero della Salute.

 

Per quanto riguarda infine la recente epidemia di meningite, la rapidità di azione della nostra Regione non ha nulla a che vedere né in senso positivo né negativo con la questione della sospensione dell’obbligo, e le percentuali di adesione della popolazione sono state molto buone. Anzi, in questo momento ci troviamo nella necessità di organizzare un piano di vaccinazione che dia ordine alla domanda. Viceversa, la preparazione alla sospensione dell’obbligo ha trovato il nostro sistema vaccinale pronto.

 

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Ultimo aggiornamento lunedi 11 maggio 2015

 

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