Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Sorveglianza dei fattori di rischio: lezione della quinta conferenza internazionale

Per una sorveglianza più flessibile e attenta a livello locale

Paolo D’Argenio

 

 

La sorveglianza è costosa e impegnativa: è necessario renderla sempre più utile al processo decisionale. Esistono diversi modi, non immediatamente evidenti, per aumentarne l’utilità: dalla Conferenza internazionale di Roma si possono ricavare alcune idee in proposito. La prima è il concetto di piattaforma informativa: un’infrastruttura che rileva, analizza e diffonde a diverse audience informazioni di rilevante interesse per la salute. Dato che le informazioni possono essere diverse a seconda delle esigenze locali e possono cambiare nel tempo, sono necessarie innanzitutto flessibilità e adattabilità. La piattaforma deve prevedere poi modalità diversificate anche da altri punti di vista: per quanto riguarda le fonti (diversi sistemi informativi possono contribuire sinergicamente), i canali di comunicazione (si possono integrare interviste faccia a faccia, per telefono, via web) e gli utenti, con piani di comunicazione personalizzati per differenti target e differenti usi, dall’advocacy alla definizione di priorità, dall’educazione all’orientamento della popolazione al sostegno del processo decisionale. Infine, tutti i controlli e le analisi standardizzabili dovrebbero essere automatizzati, in modo da migliorare la tempestività.

 

Obiettivo finale: agire

La seconda idea emersa dalla Conferenza è il legame fra sorveglianza ed empowerment: uno degli scopi della sorveglianza è aumentare l’informazione per decidere e agire appropriatamente. Quindi la sorveglianza si rivolge a chi può agire per aumentare il suo potere. L’informazione crea, aumenta il potere. Idealmente l’informazione giusta dovrebbe raggiungere l’utente giusto, cioè chi può decidere e agire. Per questo motivo i diversi tipi di utenti hanno bisogno di informazioni diverse in tempi diversi. In uno degli Stati australiani, per esempio, sono previsti tipi di report diversi: uno per il ministro, uno per i media e uno per i professionisti.

 

I policy maker non decidono solo in base alla scienza e ai dati della sorveglianza: vivono nel mondo della comunicazione, un mondo estremamente ricco di informazioni e ridondanza, e tendono a essere reattivi, non riflessivi. Per il loro lavoro sono molto sensibili all’emotività della popolazione e agli episodi esemplari su cui lavorano i media. L’informazione tratta dalla sorveglianza riguarda però popolazioni, non casi esemplari: anche per questo non riesce a influire sui decisori quanto potrebbe. Altri fattori sono essenziali nella decisione politica e riguardano il contesto, i gruppi di pressione e gli orientamenti dell’elettorato. È necessario rendere più attraenti per i decisori i dati della sorveglianza, ma non si può neanche pretendere di far decidere solo alla sorveglianza.

 

Sorveglianza, ricerca, politiche

Nei Paesi, come l’Italia, con una componente federale o regionale molto forte, la comunicazione deve tenere conto del fatto che le informazioni utili a livello locale differiscono da quelle utili a livello regionale e nazionale. La sorveglianza a livello locale deve poter fornire al professionista della sanità pubblica un’interfaccia web amichevole in cui può trovare esattamente le informazioni che gli servono, a seconda dei suoi bisogni. A livello locale la sorveglianza è una componente dei programmi di sanità pubblica. A livello nazionale serve invece a monitorare risultati e problemi delle politiche. Va tenuta separata dalla ricerca, ma tra sorveglianza, ricerca e politiche c’è un collegamento essenziale: senza ricerca non c’è evidence sull’efficacia degli interventi, e non ci sono interventi di sanità pubblica evidence based. La sorveglianza serve all’attuazione dei programmi e delle politiche e pone i quesiti alla ricerca: Jill Farrington illustra questo rapporto con un triangolo in cui sorveglianza, ricerca e politiche occupano i vertici.

 

Dopo la conferenza è stata proposta la costituzione di un network internazionale sulla sorveglianza, facendo fronte a esigenze organizzative (una segreteria permanente e un sito web dedicato per lo scambio di informazioni, documenti, materiali), metodologiche (metodologia e analisi dei dati, con uno staff che supporti un network ), finanziarie, politiche, di comunicazione. A questo proposito, però, non conviene fare qualcosa senza l’Europa, perché siamo in Europa e non vogliamo fare fughe in avanti. Un’ipotesi praticabile è allora separare l’aspetto scientifico, che può correre velocemente, da quello più lungo istituzionale che invece ha bisogno di molti accordi. È possibile pensare a un progetto europeo inserito nel programma di interventi in sanità pubblica nel periodo 2008-2013?

 

Un tassello del mosaico

Per quanto riguarda il Passi, è tempo di pensarlo non come un sistema informativo isolato, ma come uno dei sistemi che sostengono programmi e politiche per la salute, lungo il continuum salute-malattia. Passi fa parte infatti di un’importante infrastruttura informativa che può fornire dati per pianificare, attuare, valutare e fare advocacy. Per migliorarne l’impatto e rafforzarlo sul piano istituzionale abbiamo bisogno a livello locale, regionale e nazionale di altri tipi di dati da affiancare ai risultati di Passi. Innanzitutto servono dati sulle cause di morte, per dire alla popolazione e ai loro rappresentanti di cosa si muore in Italia oggi e cosa è evitabile. In secondo luogo, servono dati sulle ospedalizzazioni, per dire a manager e amministratori se si possono ridurre i ricoveri e se ci sono ospedalizzazioni improprie, come per l’asma e lo scompenso cardiaco. E poi ancora: dati sull’incidenza e la prevalenza delle malattie, come quelli tratti dai registri tumori e degli accidenti cardio e cerebrovascolari; dati sulle condizioni di rischio, come quelli dell’osservatorio cardiovascolare; dati sui rischi comportamentali, come quelli tratti dal Passi per i trend e dalla Multiscopo per la prevalenza; infine, dati sulle politiche e i programmi.

 

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