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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Convegni Aie

Convegno di Primavera dell’Associazione italiana di epidemiologia 2012 (28-29 maggio 2012)

Giuseppe Costa - Università di Torino, Presidente Aie

 

31 maggio 2012 - Il Convegno di Primavera dell’Associazione italiana di epidemiologia (Aie) ha avuto quest’anno una forte valenza operativa: il centro della discussione è stato posto infatti sul dove, quanto e come investire per aumentare la capacità di misurare la frequenza delle malattie o dell’esposizione ai fattori di rischio.

 

Il problema è apparentemente banale. In realtà così non è. Il numero dei possibili oggetti di osservazione è elevatissimo, perché molte sono le malattie, molti sono i fattori di rischio e ancora più numerose le loro relazioni. Stabilire delle priorità è una necessità poiché ognuna di queste azioni comporta l’impiego di risorse: persone, tempo, denaro.

 

Tuttavia, decidere in che direzione orientare gli investimenti non è semplice: comporta un’analisi dettagliata delle principali esperienze che si sono fatte in passato (una rassegna attenta dell’attività dei diversi registri di patologia, di esposizione, dell’uso dei diversi sistemi informativi etc.), cercando di cogliere le criticità e potenzialità per poter ricalibrare l’architettura di questa offerta.

 

È stata questa riflessione il cuore del convegno. L’esperienza italiana non sfigura se confrontata alle migliori sul panorama internazionale: il sistema di registrazione dei tumori copre il 40% della popolazione, la rilevazione dei dati sui fattori di rischio comportamentali si estende a tutta la popolazione italiana con un sistema campionario permanente e dinamico e anche patologie non tumorali sono ampiamente coperte da sistemi informativi di origine amministrativa come quelli che riguardano i ricoveri, i farmaci o le esenzioni.

 

La criticità italiana è rappresentata dal fatto che questi sistemi sono nati spontaneamente, senza essere coordinati in un’unica architettura. Pertanto, spesso hanno diverse coperture, hanno diversi gradi di “qualità”, molte volte non “comunicano” tra di loro e perciò non si possono utilizzare in maniera integrata. Talvolta lasciano scoperte alcune aree che possono essere invece essere molto importanti: le malattie cardiovascolari, per esempio, oggi vengono coperte con strumenti più imperfetti rispetto ai tumori; mentre il diabete è ben osservato, malattie come quelle intestinali sono poco conosciute; la malattia renale cronica ha ottimi sistemi di rilevazione mentre quelle osteo-muscolari sono neglette.

 

L’obiettivo del convegno è stato proprio analizzare questo scenario, gli strumenti impiegati, le lacune e i punti di forza per elaborare idee e soluzioni che entro la fine dell’anno confluiranno in un documento da inviare al ministero della Salute e alle Regioni. Documento, che costituirà la base tecnica attraverso cui i decisori orienteranno la nuova strategia di sviluppo dei sistemi di raccolta ed elaborazione delle informazioni sanitarie.

 

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