Riecheggiano ovunque le notizie delle vittime statunitensi del batterio dell’antrace, uno dei agenti più temuti per le cosiddette armi batteriologiche: i casi positivi sono ormai 14. Ma ormai i timori sull’uso di agenti batteriologici per stermini di massa, stanno diffondendosi, e sono sempre più i documenti ufficiali che spiegano ai cittadini i rischi sanitari di eventuali attacchi di questo tipo. Così sul sito dell’Organizzazione mondiale della Sanità è possibile trovare un corposo documento che spiega dettagliatamente gli aspetti sanitari delle armi batteriologiche e chimiche.
ATTACCHI BATTERIOLOGICI
Riecheggiano ovunque le notizie delle vittime statunitensi del batterio dell’antrace, uno dei agenti più temuti per le cosiddette armi batteriologiche. I casi positivi sono ormai 14: otto in Florida, dove il 5 ottobre è morto un fotoreporter contagiato, e quattro a New York, la segretaria di un noto mezzobusto della rete tv Nbc che gli apriva la posta, e da oggi l'agente e i due tecnici. In altre due persone tenute sotto controllo perché esposte al rischio, una alla Nbc e una alla Microsoft non sono state ancora trovate tracce di microorganismi. Eccezion fatta per la segretaria dell'Nbc che accusa mal di gola e febbre, finora nessuno degli interessati mostra sintomi della malattia. Il Center for Disease Control statunitense è impegnato giornalmente per il monitoraggio dell’andamento dell’epidemia, con notizie e informazioni alla popolazione su eventuali mezzi di protezione e per la manipolazione di “pacchi” sospetti.
Un po’ di storia
Sono state messe al bando nel 1972, da una Convenzione internazionale per
la proibizione dello sviluppo, produzione e immagazzinaggio delle armi
batteriologiche e delle tossine e sulla loro distribuzione, entrata in
vigore nel 1975, dopo essere stata ratificata da un numero minimo di 22
stati. Ma ancora se ne parla. Come se ne è parlato in passato, un
passato lunghissimo quello delle armi biologiche che hanno radici
antiche. Già in epoca romana, si gettavano carcasse animali nei pozzi
dei nemici per inquinarne le acque. Non è escluso che la stessa epidemia
di peste bubbonica che devastò l'Europa nel XIV secolo iniziò quando le
truppe tartare all'assedio di Caffa cercarono di indebolire le difese
della città lanciando dentro le mura cadaveri infetti.
Solo nel Ventesimo secolo, però, si può parlare di veri e propri programmi
di sviluppo di armi biologiche. Ne hanno intrapresi, ad esempio, il
Giappone, l'URSS, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna: quest'ultima con
conseguenze serissime. L'isola di Gruinard, al largo delle coste
scozzesi, dove nel 1942 furono effettuati esperimenti col bacillo
dell'antrace, è rimasta contaminata e inaccessibile fino al 1988.
Gli agenti infettivi
Le caratteristiche degli agenti usati nelle armi batteriologici sono stati
riassunti in un documento disponibile sul sito dell’Organizzazione
mondiale della sanità. In particolare si trova che devono avere una
elevata infettività, ossia una buona capacità di entrare, sopravvivere e
moltiplicarsi in un organismo ospite. Una elevata virulenza, ossia
devono causare una malattia che potrebbe portare alla morte. Deve essere
altamente contagioso, cioè deve avere una buona capacità di causare un
numero secondario di casi. Infatti, a differenza delle armi
convenzionali il cui effetto offensivo si esaurisce con l’esplosione,
poche particelle batteriche possono infettare molte migliaia di persone
possono che possono divenire a loro volta vettori di infezione.
Gli agenti delle armi biologiche possono essere virus, batteri, rickttesia
(parassiti intracellulari umani), tossine ed organismi geneticamente
modificati. Fra i virus ci sono l'Hanta
e l' Ebola. Ebola porta a febbri emorragiche mentre Hanta
causa febbre con complicazioni renali e problemi respiratori. Possono
essere entrambi fatali.
Le armi batteriologiche includono il Vibrio colera,
Yersinia Pestis,
Bacillus anthracis
ed altre specie meno pericolose ma patogene come
Salmonella typhi e
Staphylococcus aureus. Gli organismi rickettsiali sono
parassiti intracellulari umani e alcuni possono essere usati nella
guerra biologica come il Rickettsia prowasecki, l'agente del tifo.
Le due principali tossine associate alla guerra biologica sono
Botulinum e
Clostridium perfringens. La tossina del botulino è molto potente
e porta a paralisi respiratoria e conseguente asfissia, mentre il Clostridium perfringens
posta a cancrena gassosa, che causa necrosi.
Infine fra gli agenti batteriologici ci sono organismi geneticamente
alterati. Si tratta solitamente di mutazioni genetiche indotte negli
organismi sopracitati per renderli più aggressivi e resistenti alle
possibili terapie. Ogni tossina o sostanza creata con la tecnica del
DNA
ricombinante appartiene a questo gruppo.
Stime di efficienza
I rischi maggiori vengono dall’inalazione di questi agenti sotto forma di
particellato molto fine: per avere una alta efficienza infettiva, il
diametro delle particelle va da 0.6 a 5 nanometri (milionesimi di
millimetro). Particelle di diametri maggiori potrebbero non riuscire a
entrare nell’organismo, mentre particelle di diametro inferiore
potrebbero avere un peso troppo basso che limiterebbe l’azione della
forza gravitazionale nel trasportarle al suolo. Le particelle infettive
possono essere disseminate o tramite esplosivi oppure da apparecchi
spruzzatori appositamente creati e posti in aerei.
Per quanto riguarda il potenziale offensivo di queste armi, è stato
stimato che un grammo di tossina botulinica è quasi 3 milioni di volte
più efficace del Sarin, un agente chimico nervino. Per esempio, un
missile SCUD pieno di tossine botuliniche può colpire un'area di 3700
chilometri quadrati, un'area sedici volte più grande di quella colpibile
col Sarin. Un altro vantaggio sono i costi effettivi della Guerra
Biologica. In via del tutto approssimativa, colpire 1 chilometro
quadrato costerebbe 2000 dollari usando armi convenzionali, 800 dollari
usando armi nucleari, 600 dollari usando agenti chimici, e 1 dollaro
usando agenti biologici. In linea puramente teorica ogni nazione con
un'industria farmaceutica e medica ragionevolmente avanzata ha la
capacità di produrre in massa armi biologiche.
Dal punto di vista della gestione del rischio sanitario di un eventuale
attacco batteriologico, è importante l’organizzazione di un piano
strategico di reazione. Come si legge nel
rapporto pubblicato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, le
prime risposte devono arrivare dalla polizia, dai vigili del fuco e dal
personale medico nelle vicinanze. In piena emergenza sanitaria
ovviamente a tutte le strutture mediche sarà chiesto un lavoro
straordinario per far fronte alle necessità delle vittime. Però è chiaro
che nei primi momenti dopo l’incidente non si consce la natura
dell’agente infettante, per cui è importante coinvolgere nei piani di
emergenza anche il lavoro di esperti microbiologici che possano fornire
risposte precise in tempi brevi. Fondamentale è poi anche l’attivazione
di una rete epidemiologica efficiente: gli effetti a lungo tempo di un
attacco batteriologico si possono manifestare anche a distanza di
giorni, con focolai attivati da persone a loro volta contagiate
precedentemente.