Il ricorso a prodotti di origine naturale è sempre più frequente, nel nostro Paese e nel resto del mondo. La forte e rapida espansione di questo settore di mercato e la molteplice e svariata tipologia delle formulazioni hanno reso difficile la loro regolamentazione legislativa, portando all’immissione in commercio di molti preparati a base di estratti vegetali, spesso importati dai Paesi extraeuropei e composti da droghe vegetali non usate tradizionalmente in Europa. Preparati che, per la loro supposta azione di tipo «salutistico» e non terapeutico, vengono venduti senza chiare finalità d’uso e senza specifiche precauzioni d’impiego.
L’acquisto da parte dei singoli individui generalmente avviene secondo l’erronea convinzione che i prodotti a base di piante, in quanto di “derivazione naturale”, non possono nuocere alla salute. Un assunto completamente sbagliato, poiché invece questi prodotti sono generalmente dotati di attività farmacologica che, da un lato, non necessariamente si traduce in efficacia clinica e, dall’altro, possono essere responsabili della comparsa di reazioni avverse. Solo in Italia, nell’arco di cinque anni, sono pervenute al Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) diverse centinaia di segnalazioni di reazioni avverse da prodotti “naturali”. Alcune reazioni avverse hanno richiesto l’ospedalizzazione e un’elevata percentuale delle reazioni segnalate è direttamente imputabile all’uso di questi prodotti. Numerosi sono stati i casi di epatopatie, alcuni i casi di crisi asmatiche, reazioni allergiche e problemi gastrointestinali (dolori addominali, diarrea ecc). Alcune delle reazioni avverse segnalate si sono verificate anche in seguito all’assunzione di prodotti registrati come “omeopatici”.
L’automedicazione con prodotti di “derivazione naturale” avviene generalmente per risolvere quei problemi che il singolo individuo reputa “non gravi”, come i cosiddetti malanni di stagione, soprappeso, insonnia ecc. Purtroppo, oltre al fatto che ritardare un idoneo intervento terapeutico per la “pigrizia” di chiedere consiglio al personale sanitario informato può far peggiorare la patologia, molte volte c’è il rischio anche di incorrere in altri problemi:
Ogni persona ha diritto a curarsi ed essere curata, ma l’automedicazione con prodotti a base di piante (potenzialmente utili, se sottoposti agli opportuni controlli di qualità e se utilizzati in modo corretto) deve essere condotta in modo responsabile. Informare il proprio medico e/o farmacista dell’uso di prodotti di derivazione naturale e segnalare l’eventuale comparsa di reazioni avverse al Cnesps può rappresentare un valido aiuto per tutti.
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