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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

salute globale

La vecchia Europa fa il check-up

28 marzo 2013 - A 3 anni di distanza dal precedente, è stato pubblicato il rapporto 2012 dell’Oms Europa, The European health report 2012. Charting the way to well-being, un documento che rappresenta ormai un punto di riferimento sulla salute (e sul benessere, secondo l’accezione più ampia di salute auspicata dall’Oms) del vecchio continente. Come sottolinea nella prefazione Zsuzsanna Jakab, direttore della Regione europea dell’Oms, conoscere periodicamente e con un buon dettaglio lo stato di salute dei quasi 900 milioni di cittadini dell’Oms Europa consente ai decisori politici di impostare politiche sanitarie corrette per stabilire obiettivi strategici e priorità; di individuare i determinanti sociali, economici e ambientali di salute; di programmare a lungo termine un’agenda collaborativa, proiettando nel decennio futuro una serie di traguardi misurabili.

 

Il rapporto 2012

La peculiarità del rapporto 2012 sta nel fatto che, oltre a fare il punto sulla salute degli europei con una particolare attenzione alle situazioni di disuguaglianza, il documento guarda alle prospettive future ed è chiaramente orientato a disegnare uno scenario in grado di garantire a tutti i cittadini europei adeguati standard di salute. Leggi in proposito anche l’approfondimento “Una nuova Europa” a cura di Silvia Declich e Flavia Riccardo (reparto Epidemiologia delle malattie infettive, Cnesps-Iss). Per ribadire questo preciso orientamento in avanti, alla ricerca della salute e del benessere è stata scelta l’immagine di copertina di un girasole, la cui crescita viene monitorata su una scala numerica.

 

Il documento è organizzato in 4 sezioni dedicate a descrivere:

  • lo stato di salute dei cittadini delle 53 nazioni della Regione europea dell’Oms
  • gli obiettivi globali per la salute e il benessere, con riferimento alla nuova politica sociale e sanitaria comune europea Health 2020 e alla strategia Health 21 – Health for all in the 21st century
  • le modalità per migliorare il benessere complessivo della popolazione tramite un approccio multisettoriale che coinvolga tutti gli stakeholder e per misurare i risultati ottenuti
  • la proposta di un’agenda condivisa tra Oms Europa e Stati membri per affrontare le sfide future.

A che punto siamo

I cittadini della Regione europea dell’Oms vivono sempre più a lungo. L’aspettativa di vita è salita a oltre 76 anni (80 per le donne e 72,5 per gli uomini) ma la disuguaglianza è marcata, con un ampio scarto, di 13,5 anni, tra gli 82,2 anni degli svizzeri e i 68,7 anni dei kazaki. La riduzione complessiva della mortalità (specie di quella infantile, che è la più bassa nel mondo) è l’effetto della diminuita prevalenza di alcuni gruppi di malattie, tipicamente quelle infettive, e di alcuni fattori di rischio.

 

Attualmente sono le patologie croniche-degenerative ad avere il maggior impatto sulla mortalità: le malattie cardiovascolari pesano per quasi il 50% sul numero complessivo dei decessi, seguite da quelle tumorali che si assestano intorno al 20%. Il cancro è sempre più frequente, ma sempre meno mortale (rispetto alla metà degli anni ’80, è aumentato del 32%, ma la mortalità si è ridotta del 10%), per l’effetto combinato di diagnosi più precoci e cure migliori.

 

La mortalità prematura, prima dei 65 anni, è un indicatore importante per la programmazione delle politiche e degli interventi sanitari. Nel contesto analizzato, il rischio è sbilanciato a sfavore del sesso maschile (con un eccesso del 50%). In 28 su 53 delle nazioni della Regione europea le neoplasie sono le prime responsabili, e in più casi si sono sostituite alle malattie cardiovascolari, in questo triste primato. I tassi più elevati di mortalità prematura, oltre 25 eventi per 100.000 persone, si concentrano nell’Europa centrale (in particolare in Ungheria, Serbia e Polonia). Tra i determinanti di questa strage anticipata il consumo di tabacco e di alcol e l’inquinamento, non solo atmosferico ma anche ambientale. Le malattie che sottraggono più anni di vita risultano essere il cancro della mammella nella donna (per quanto in declino come frequenza) e il cancro del polmone nell’uomo, le malattie respiratorie (bronchite cronica ed asma strettamente legate alla qualità dell’aria respirata) e soprattutto il diabete.

 

Il quadro della salute dell’Oms Europa è estremamente variegato. L’impatto (burden) delle malattie che si osserva combinando mortalità, morbilità e disabilità mostra un’ampia variabilità della quota (dal 10% al 28%) degli anni di vita in buona salute (Disability-Adjusted Life Years, DALYs) persi nelle diverse nazioni, il che rappresenta uno scarto di 3 volte dallo scenario migliore a quello peggiore.

 

Un’analisi similare è stata proposta all’attenzione anche nel documento Global burden of Disease Study 2010 (GBD 2010), indagine che valuta l’impatto delle patologie in termini di mortalità e disabilità, proponendo anche un confronto tra i diversi Paesi europei. Leggi l’approfondimento dedicato.

 

Dove siamo diretti

Nel rapporto si riprendono gli obiettivi di Health 2020, avviato nel settembre 2011 per disegnare in modo sufficientemente flessibile e adattabile alle diverse realtà presenti nella Regione europea una strategia complessiva che garantisca il raggiungimento di standard migliori di salute e benessere per tutti i cittadini.

 

Viene ripercorsa l’esperienza ultra 30ennale dell’Oms Europa nell’individuare obiettivi e indicatori, oggi raccolti nel database Health for All, che dal 2012 copre i dati delle 53 nazioni. Si fa riferimento alla 62° sessione del Comitato regionale che nel settembre 2012 a Malta ha fissato 6 obiettivi primari (target) per gli Stati membri:

  • riduzione della mortalità prematura
  • aumento dell’aspettativa di vita
  • riduzione delle disuguaglianze
  • aumento del benessere della popolazione
  • ottenimento della copertura sanitaria universale
  • indicazione di obiettivi nazionali da parte degli Stati membri.

Questi obiettivi sono in linea con gli orientamenti definiti su scala mondiale, per esempio nell’area delle malattie croniche degenerative, e nello stesso tempo sono coerenti con quelli precedentemente fissati dalle strategie europee.

 

Il passo successivo, che verrà sviluppato nell’arco del 2013 dal Segretariato Oms, con l’assistenza di un gruppo di lavoro internazionale di esperti e la collaborazione degli Stati membri sarà quello di identificare una lista di indicatori in grado di quantificare il progressivo avvicinamento (auspicabilmente) agli obiettivi in vista del 2020.

 

 

Target

Indicatori core

riduzione della mortalità prematura

  • mortalità per tutte le cause aggiustata per l’età
  • prevalenza dei principali fattori di rischio
  • mortalità infantile
  • quota di bambini vaccinati contro morbillo, poliomielite e rosolia
  • tassi di mortalità per cause esterne standardizzati per l’età

aumento dell’aspettativa di vita

  • aspettativa di vita alla nascita

riduzione delle disuguaglianze

  • quota di abbandoni anticipati della frequenza scolastica
  • livelli di povertà 
  • indicatore qualitativo sull’approccio alla disuguaglianza da parte delle politiche nazionali
  • aspettativa di vita

aumento del benessere della popolazione

  • coefficiente di Gini
  • indice di sviluppo umano
  • tassi di omicidio/suicidio
  • tassi di gravidanza in età adolescenziale
  • prevalenza dell’obesità infantile

ottenimento della copertura sanitaria universale

  • rapporto tra spesa sanitaria privata (out of pocket) e spesa sanitaria complessiva
  • quota di bambini vaccinati contro morbillo, poliomielite e rosolia
  • quota di bambini di basso peso alla nascita
  • spesa sanitaria pro capite

indicazione di obiettivi nazionali da parte degli Stati membri

  • indicatori qualitativi che documentino  il recepimento a livello nazionale degli obiettivi di Health 2020, compreso il programma di implementazione e la rendicontazione

 

Gli indicatori (con qualche variante per quelli che descrivono la dimensione del benessere) devono rispondere ad alcuni requisiti:

  • essere raccolti periodicamente e costantemente, in modo semplice e poco costoso e sempre di più essere disponibili all’elaborazione da parte di database internazionali
  • essere robusti e affidabili
  • essere in grado di ispirare le politiche sanitarie, sostenere le decisioni e definire le priorità
  • contemplare la possibilità di sottoanalisi per età, genere, etnia, livello socio-economico, caratteristiche di diversi sottogruppi di popolazione (per esempio i livelli di svantaggio)
  • essere disponibili per la maggior parte degli Stati membri.

Riguardo quest’ultimo punto è prevista la messa a punto di una lista di indicatori comune per tutti gli Stati membri, con la possibilità di una sua integrazione con indicatori addizionali a scelta dei singoli Stati. È ritenuta cruciale la valutazione della dimensione della rendicontazione (accountability). Tra i punti di riferimento per l’identificazione degli indicatori si indicano anche i criteri ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) e ICD (International Classification of Diseases).

 

Il documento afferma che un certo numero di nazioni della Regione europea non ha messo in atto iniziative nazionali istituzionali per raccogliere dati sullo stato di salute della popolazione e si auspica che questo processo possa rappresentare il momento iniziale di questo tipo di attività.

 

L’aspetto interessante è che l’attenzione dedicata alla conquista di adeguati livelli di benessere (well-being) (coerentemente all’obiettivo di raggiungere uno stato di salute che non si esaurisce nell’assenza di malattie, ma di ottenere uno stato complessivo di benessere fisico, mentale e sociale), impone la selezione di indicatori aggiunti e per alcuni aspetti innovativi rispetto alle dimensioni più abitualmente misurate. Si tratta di un processo di quantificazione della salute e del benessere degli europei sempre più multidimensionale, già iniziato negli scorsi anni, quando a indicatori “tradizionali” di mortalità, morbilità o disabilità sono stati aggiunti indicatori di performance economica prima e di benessere poi. Un passaggio ancora da compiere, secondo il documento, è la possibilità che la scelta degli indicatori non sia esclusiva dei decisori ma prevede la partecipazione dei cittadini e porti a una definizione e quantificazione condivisa del concetto di salute-benessere.

 

Il documento richiama la necessità di ottenere misure affidabili a livello di popolazione per monitorare gli sforzi messi in atto a questo scopo e ricorda che l’Ufficio regionale dell’Oms Europa ha effettuato una revisione sistematica della letteratura sui metodi validati per la misura del benessere.

 

È in atto un’attività dell’Ufficio regionale di consulenza con collaboratori tecnici e di consultazione degli stati membri per stabilire i criteri di misurazione e la definizione del benessere da adottare. Una volta completato questo processo verranno definiti obiettivi raggiungibili e misurabili a livello generale e delle singole nazioni e partirà quello che nel rapporto viene definito il conto alla rovescia verso il 2020.

 

Risorse utili