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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

salute globale

Il rapporto Onu 2008 sugli obiettivi del millennio: progressi e criticità

Nel 2008 1,4 miliardi di esseri umani vivono con meno di un dollaro al giorno, 30 mila persone muoiono ogni giorno per malattie curabili e più di 500 mila donne perdono la vita per complicanze legate al parto. Il rallentamento della crescita economica, i cambiamenti climatici, l’aumento dei prezzi di cibo e carburante, colpiscono le popolazioni più povere del mondo, soprattutto nell’Africa subsahariana e nel Sud-est asiatico. Secondo il rapporto 2008 dell’Onu sugli obiettivi del millennio, la già tragica situazione di alcune aree del mondo, verrà ulteriormente compromessa dalla crisi globale del settore climatico, alimentare, energetico e finanziario.

 

Gli obiettivi di sviluppo del millennio (millennium development goals) sono contenuti nella Dichiarazione del millennio, un patto sottoscritto nel settembre 2000 dai capi di Stato e di Governo di tutti gli Stati membri dell’Onu per sconfiggere la povertà entro il 2015. L’attuale situazione, benché estremamente eterogenea, evidenzia chiaramente alcuni preoccupanti rallentamenti e ritardi che mettono seriamente a rischio l’effettivo raggiungimento degli obiettivi di sviluppo entro il 2015.

 

Eliminare la povertà e la fame nel mondo

L'obiettivo di dimezzare il numero di persone che nel mondo vive con meno di 1 dollaro al giorno entro il 2015 è ancora lontano dall’essere raggiunto. Anzi, gli indigenti sono i più colpiti dalla crescita dei prezzi dei prodotti alimentari e si stima che il numero di persone in povertà assoluta potrebbe presto salire di 100 milioni di unità. Le regioni del mondo più a rischio sono l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale. Non solo, i conflitti continuano ad allontanare sempre più persone dalle proprie case, riducendoli a uno stato di miseria. Nel corso degli ultimi anni, il numero dei rifugiati in tutto il mondo è aumentato significativamente. Più di 42 milioni di persone sono attualmente sfollate per conflitti o persecuzioni. Di questi, 16 milioni sono rifugiati. In Libano e Giordania, i rifugiati costituiscono oltre il 10% della popolazione. In Iraq e in Somalia, una persona su 10 è sfollata.

 

Assicurare l'istruzione elementare universale

Per quanto riguarda l’istruzione, i dati dimostrano che nel 2006 in quasi tutte le regioni del mondo il 90% dei bambini era iscritto alle scuole primarie, e che, malgrado la costante crescita demografica, il numero di bambini tra i cinque e i dieci anni non iscritti alla scuola elementare è diminuito da 103 milioni del 1999 a 73 milioni nel 2006. Rimane drammatica la situazione della regione subsahariana, dove si deve principalmente alla povertà la mancata scolarizzazione di circa 38 milioni di bambini.

 

Promuovere l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne

La scolarizzazione femminile è ancora piuttosto bassa, soprattutto nelle regioni più povere del mondo. Tuttavia, poiché tra il 2000 e il 2006 il tasso di iscrizione delle femmine nelle scuole è cresciuto maggiormente rispetto a quello maschile, oggi due Paesi su tre hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione elementare. Buoni risultati anche per quanto riguarda i dati sull’occupazione femminile: se nel 1990 la percentuale di donne occupate in settori diversi dall’agricoltura era del 35%, oggi la percentuale è salita al 40%. Ciò non toglie, tuttavia, che gran parte di esse continui a ricoprire ruoli inferiori e ad avere stipendi più bassi, in particolare nel sud dell’Asia e nelle regioni subsahariane.

 

Diminuire la mortalità infantile

Negli ultimi anni, il numero di decessi infantili sotto i cinque anni dovuti a malattie e povertà si è ridotto, scendendo al di sotto dei 10 milioni. La malnutrizione causa oltre un terzo dei decessi di bambini con meno di cinque anni. Nell’Africa subsahariana, si registra la metà dei decessi infantili di tutto il mondo. Preoccupante anche la situazione di Sud-est asiatico, America Latina e Caraibi, dove i tassi di mortalità sono circa quattro volte superiori rispetto ai Paesi industrializzati. La prima causa di morte si conferma la polmonite, mentre il numero dei decessi per morbillo è notevolmente diminuito grazie all’introduzione del vaccino. Nel 2006, circa l'80% dei bambini del mondo ha ricevuto le vaccinazione contro il morbillo. Ulteriori sforzi sono necessari per garantire la copertura del 90% entro il 2010.

 

Migliorare la salute materna

La mortalità materna è un problema diffuso in gran parte dei Paesi in via di sviluppo. Nel 2005, oltre 500 mila donne sono morte durante la gestazione, il parto o nelle sei settimane successive. Il 99% dei decessi si è verificato nell’Africa subsahariana e l’86% nell’Asia meridionale. Nell'Africa subsahariana, una donna su 22 rischia di morire per complicanze curabili o prevenibili legate alla gravidanza o al parto. Nei Paesi sviluppati questo rischio riguarda solo una donna su oltre 7 mila.

 

Combattere l’Hiv/Aids, la tubercolosi, la malaria e le altre malattie

L’accesso ai medicinali essenziali per combattere Hiv/Aids, malaria, tubercolosi, è aumentato, ma la scarsa disponibilità e l’elevato prezzo ne impediscono la diffusione tra le fasce di popolazione più deboli. Per quanto riguarda l’Aids, il virus continua a mietere vittime, soprattutto nell’Africa subsahariana, ma i programmi di prevenzione hanno favorito una lieve diminuzione delle nuove infezioni, passate da 3 milioni nel 2001 ai 2,7 milioni nel 2007. Ogni giorno oltre 7000 persone vengono infettate dall’Hiv e altre 5500 mila muoiono di Aids.

 

L’adozione di terapie antiretrovirali ha determinato un lieve declino del numero delle vittime, passate dai 2,2 milioni del 2005 ai 2 milioni del 2007. In aumento, invece, il numero di persone che convive con il virus dell’Hiv, passato da 29,5 milioni nel 2001 a 33 milioni nel 2007. Per quanto riguarda la malaria, molti Paesi hanno accelerato le attività di controllo e hanno adottato nuovi e più efficaci interventi (come le zanzariere insetticide a lunga durata), mentre il successo delle attività di eradicazione della tubercolosi si deve all'individuazione precoce di nuovi casi e a trattamenti efficaci.

 

Assicurare la sostenibilità ambientale

Le specie in via di estinzione sono in rapido aumento, le aree marine e terrestri protette necessitano in tutto il mondo di maggiore considerazione, il processo di deforestazione ha rallentato e sempre più foreste vengono destinate alla conservazione della biodiversità. Per quanto riguarda i problemi più strettamente correlati alla popolazione, il rapporto evidenzia che

quasi la metà della popolazione mondiale deve fare i conti con la mancanza d’acqua. In particolare, nelle aree in via di sviluppo, quasi una persona su quattro non dispone di servizi igienico-sanitari. Il problema dell’accesso alle risorse idriche è particolarmente acuto per le popolazioni rurali del mondo: circa 742 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile, rispetto ai 137 milioni dei centri urbani.

 

Sviluppare una partnership globale per lo sviluppo

Il rapporto mette in evidenza che gli aspetti più problematici per il raggiungimento degli obiettivi riguardano l’entità degli aiuti e la gestione del sistema commerciale al quale prendono parte i Paesi meno sviluppati. Gli aiuti forniti dai Paesi donatori si sono progressivamente ridotti negli anni e, solo nel 2007, sono diminuiti dell’8,4%. A ciò si aggiunge che gran parte dei Paesi poveri è escluso dalle opportunità offerte dall’espansione del mercato globale: solo il 79% delle esportazioni dai Paesi meno sviluppati ha libero accesso ai mercati di quelli sviluppati, molto al di sotto dell’obiettivo fissato nel 2005 al 97%.

 

Inoltre, in molti Paesi in via di sviluppo l’indebitamento estero continua a condizionare negativamente le possibilità di sviluppo economico, impedendo di indirizzare le risorse economiche disponibili verso i settori dell’istruzione e della sanità. Sui 41 Paesi poveri maggiormente indebitati, 33 hanno visto il proprio debito estero cancellato per oltre il 90%. Tuttavia sono necessarie ulteriori misure per garantire la cancellazione del debito ai restanti 8 Paesi e per cooperare con tutti gli altri Paesi indebitati per una migliore gestione del debito estero.

 

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