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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

salute globale

Le condizioni di salute degli immigrati in Europa

Poco si sa dell’accesso ai servizi sanitari dei 35-40 milioni di stranieri presenti in Europa. Gli Stati membri identificano gli immigrati come soggetti particolarmente a rischio di povertà ed esclusione sociale, ma nonostante l’acquisita consapevolezza non sono in grado di fornire un’analisi sufficientemente approfondita dei fattori che concorrono alla determinazione di queste condizioni.

 

Un articolo, pubblicato sul Bollettino di politica sanitaria Euro Observer, punta il dito sulla scarsa attenzione dell’Europa nei confronti delle politiche sanitarie rivolte agli immigrati, una distrazione che oggi viene considerata inaccettabile sia dal punto di vista delle prospettive di integrazione europea, sia da quello dei diritti umani. I problemi metodologici connessi allo studio della salute degli immigrati non sono pochi: se il ruolo dell’immigrazione nella diffusione delle epidemie è stato a lungo oggetto di interesse per la salute pubblica, relativamente poco si sa della salute degli stranieri, una volta che si stabiliscono nei Paesi ospitanti e interagiscono con il sistema sanitario locale. Questo è vero soprattutto per l’Europa, dal momento che a differenza degli Stati Uniti e dell’Australia, la maggior parte dei Paesi membri (con le eccezioni di Regno Unito, Svezia e Olanda) non raccoglie con alcuna sistematicità i dati sanitari sullo stato di salute degli immigrati o sul gruppo etnico di appartenenza.

La revisione sistematica della letteratura scientifica evidenzia che gli immigrati non lamentano condizioni di salute necessariamente peggiori rispetto a quelle degli indigeni, ma che, piuttosto, tendono a manifestare un profilo diverso dalla popolazione locale rispetto ai fattori di rischio. Numerosi studi hanno rilevato che per quanto riguarda le cosiddette malattie del benessere gli immigrati manifestano tassi di mortalità inferiori rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, sembra che questo effetto si perda con il passare del tempo, e che le nuove generazioni finiscano per apprendere dalla popolazione ospitante uno stile di vita meno salutare. Lo svantaggio degli immigrati è invece palese se si considerano altre cause di mortalità e morbilità, come le malattie trasmissibili, gli incidenti, gli infortuni e le violenze. In particolare, le donne immigrate sono soggette a un forte rischio di esclusione sociale in materia di salute sessuale e riproduttiva.


La mancanza di conoscenza

I dati sull’utilizzo dei servizi sanitari da parte degli immigrati sono piuttosto scarsi, ma le ricerche suggeriscono che gli stranieri incontrano numerosi ostacoli nell’accedere alle cure sanitarie. Ciò avviene in special modo per i programmi di prevenzione, come per esempio lo screening e la vaccinazione. Usufruire di cure sanitarie adeguate è un serio problema per le barriere giuridiche che incontra chi richiedono la cittadinanza, ma anche, e soprattutto, per gli immigrati senza documenti, ai quali in molti Paesi non è concessa parità di trattamento.

 

Gli ostacoli culturali non sono meno rilevanti: la gestione del momento assistenziale può essere critica in ragione delle differenze linguistiche, mentre per alcune donne immigrate è la mancanza di medici di sesso femminile a determinare il mancato accesso alle cure sanitarie. L’antropologia medica ha dimostrato che le categorie e i concetti utilizzati dagli immigrati per spiegare i propri problemi di salute differiscono significativamente da quelli di matrice occidentale.

 

L’analisi condotta da Euro Observer rivela lo scarso impegno profuso dall’Europa nel processo di semplificazione, sviluppo e trasferimento di conoscenze delle politiche sanitarie rivolte agli immigrati. Il documento auspica un’immediata risoluzione dei problemi metodologici accennati con l’aumento dei fondi per lo sviluppo di tecniche di ricerca, la collaborazione a livello europeo tra i centri di ricerca nazionali e una maggiore inclusione dei dati sull’immigrazione nelle indagini sanitarie di rilievo nazionale e internazionale.

 

La situazione dell’Italia

L’approccio adottato da ogni Paese nella gestione delle politiche sulla salute degli immigrati dipende prima di tutto dalla tipologia di immigrazione che interessa il territorio considerato e, in secondo luogo, dal suo livello di benessere globale. Le politiche sanitarie italiane rivolte agli immigrati sono, secondo Euro Observer, relativamente sviluppate, anche se gli autori nutrono dubbi sul buon esito dei piani attuati dal Governo italiano. Questo scetticismo viene imputato alla natura sempre più decentralizzata del sistema sanitario italiano e al fatto che la responsabilità della somministrazione di servizi e della fornitura di Livelli essenziali di assistenza ricada esclusivamente sulle Regioni.

In Italia le politiche di sanità pubblica connesse alla salute degli immigrati risalgono agli anni Novanta. La necessità di un accesso uniforme degli immigrati all’assistenza medica e sanitaria e l’estensione agli stranieri delle stesse vaccinazioni a cui era sottoposta la popolazione italiana vengono sancite con il Piano sanitario nazionale del triennio 1998-2000. Nella pianificazione sanitaria nazionale in vigore è invece il contenimento dei divari strutturali e qualitativi esistenti tra i servizi di assistenza sanitaria delle diverse Regioni italiane a rappresentare un’assoluta priorità.


Come i cittadini italiani, anche gli immigrati regolari hanno accesso ai servizi forniti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), qualunque sia la loro condizione economica. Gli irregolari possono recarsi a centri di assistenza medica speciali del Ssn, a condizione che vengano identificati e certificati come “stranieri temporaneamente presenti”. Secondo la legge italiana, gli stranieri privi di documenti di identità hanno facoltà di accedere ai servizi sanitari senza temere di essere denunciati alle autorità. Con la certificazione di nome, data di nascita e nazionalità gli immigrati ricevono un numero di identificazione e un codice fiscale, grazie ai quali dispongono del diritto all’assistenza medica di base, al ricovero e al trattamento ambulatoriale.

Qualche confronto: Spagna e Paesi Bassi

Come la maggior parte dei Paesi europei, Italia compresa, anche la Spagna non dispone di sufficienti informazioni sullo stato di salute e sull’utilizzo dei servizi sanitari da parte degli immigrati. A differenza dell’Italia, però, ha avviato solo di recente politiche volte a promuovere la coesione sociale attraverso interventi basati sull’equità nelle opportunità, così come nei diritti e nei doveri.

Alcune autorità locali e regionali hanno messo a punto strumenti di rilevazione dello stato di salute e delle condizioni di accesso ai servizi assistenziali degli immigrati. Ne è un esempio il rapporto compilato nel 2005 dalla città di Madrid. Il documento ha evidenziato che gli immigrati della capitale percepiscono la propria salute e la propria qualità di vita come buona o molto buona, con percentuali più elevate di quelle dei nativi spagnoli (rispettivamente 84,8% e 75,8%). Gli immigrati sembrano soffrire molto meno del resto della popolazione di condizioni croniche (34% contro il 56%), ma fanno registrare una maggiore prevalenza di disturbi mentali rispetto agli altri residenti.

 

A differenza del resto dell’Unione Europea, i Paesi Bassi sono uno dei Paesi, insieme a Svezia e Regno Unito, che raccolgono con sistematicità i dati sanitari sullo stato di salute degli immigrati, sul gruppo etnico di appartenenza e sull’accesso ai servizi sanitari. Dagli studi condotti nel Paese emerge che il sistema sanitario olandese è in linea generale accessibile, ma che persiste un suo diffuso sottoutilizzo da parte di alcuni gruppi e relativamente a specifici servizi sanitari. La rinnovata strategia di assistenza interculturale, più attenta ai problemi delle numerose minoranze etniche presenti sul territorio e più sensibile alle diverse esigenze degli immigrati di prima e seconda generazione, delineata nel 2000 dal ministero della Salute olandese, cerca di venire incontro alle criticità emergenti nel Paese.