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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

salute globale

La salute della popolazione nomade a Roma

Nella città di Roma vivono circa 8 mila Rom e Sinti, distribuiti in 33 insediamenti. Si tratta di una popolazione particolarmente esposta al rischio di problemi di salute, a causa delle condizioni di marginalità sociale e del ridotto accesso ai servizi sociosanitari.

 

Un’importante sfida per la sanità pubblica è quindi garantire specifici interventi di tutela in favore di questa popolazione svantaggiata, orientati alla promozione del diritto alla salute e alla fruibilità dell’assistenza sanitaria. Per questo, il Gruppo immigrazione e salute della Regione Lazio ha condotto nel 2006 la campagna “Salute senza esclusione” per l’accessibilità e l’educazione sanitaria, rivolta alle comunità di Rom e Sinti presenti a Roma. La campagna è stata inserita all’interno di un percorso formativo, accreditato presso il ministero della Salute con il rilascio di crediti Ecm.

 

Nel corso della campagna, che si è articolata in due settimane (2-6 ottobre e 13-17 novembre 2006), 140 operatori sanitari delle cinque Asl dell’area metropolitana di Roma, supportati da operatori del settore privato sociale, si sono recati nei campi per incontrare la popolazione zingara e diffondere attivamente informazioni sui servizi sociosanitari territoriali e sugli stili di vita sani. Durante le visite nei campi sono state anche offerte semplici prestazioni mediche, quali la misurazione della pressione agli adulti e le vaccinazioni ai bambini. I contatti sono stati complessivamente 1.970, con una copertura della popolazione bersaglio (sopra i 14 anni di età) pari al 30%: in media, un contatto per nucleo familiare.

 

L’ipertensione nella popolazione zingara

La misurazione della pressione arteriosa ha permesso di individuare 384 casi di ipertensione, soprattutto tra gli adulti con più di 35 anni (77%). Il 29% aveva già una pregressa diagnosi di ipertensione e, di questi, il 73% era già in trattamento. Il 75% dei casi aveva un grado di ipertensione lieve mentre il 7% un grado definito grave. Il 71% dei casi senza pregressa diagnosi ha ricevuto un intervento di orientamento attivo specifico per il problema dell’ipertensione. Nella popolazione zingara con più di 14 anni di età, il tasso di ipertensione medio è risultato del 6%.

 

Orientamento attivo e servizi

Solo il 22% delle persone contattate è iscritto al servizio sanitario nazionale. Tra i non iscritti, solo la metà possedeva il tesserino sanitario personale. La popolazione è stata inviata ad almeno un servizio sanitario nel 62% dei casi (1.217 contatti). La percentuale di offerta attiva è risultata invece più bassa, mediamente pari al 18%. La maggior parte delle richieste ha riguardato il problema specifico dell’ipertensione (46%), seguito da motivi legati a problemi di salute non specificati (35%). Alcune persone, benché poche (14 casi in tutto), sono state inviate al pronto soccorso. Per quanto riguarda l’offerta attiva dei servizi previsti dal protocollo, nella maggior parte dei casi è stata proposta la visita medica (73%), seguita dall’accompagnamento ai servizi (25%).

 

Un’esperienza da replicare

La campagna ha permesso di sperimentare sul campo un modello di sanità pubblica incentrato sull’offerta attiva di prestazioni e servizi sanitari a gruppi di popolazione a elevato rischio di esclusione sociale. È emersa, inoltre, l’importanza del lavoro di rete e della sinergia tra le istituzioni pubbliche e le associazioni del privato sociale, con queste ultime chiamate a svolgere un’opera di intermediazione culturale tra gli operatori dei servizi e le comunità.

 

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