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Distributori automatici di cibi salutari: il progetto della Asl di Trento

16 dicembre 2010 - Promuovere corretti stili di vita, in particolare la sana alimentazione: è questo l’obiettivo dell’iniziativa pilota “Pausa amica” dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari di Trento. Il progetto promuove il consumo di cibi salutari all’interno dell’Azienda sanitaria attraverso la sostituzione dei tradizionali distributori automatici alimentari con altri che offrono prodotti sani e del territorio locale. “Pausa amica” si inserisce all’interno del più ampio programma provinciale “Guadagnare in salute in Provincia di Trento”, declinazione dell’omonimo programma nazionale.

 

Un’alimentazione sana protegge la salute e l’ambiente

È ormai risaputo che mangiare più frutta e verdura, ridurre il consumo di carne, evitare i cosiddetti “cibi e bevande spazzatura” (ad alto contenuto energetico e di sale, ma a scarso valore nutrizionale) protegge da sovrappeso, obesità e numerose altre malattie. Ma non solo. Alimentarsi in modo corretto, dando la preferenza a prodotti stagionali e locali, è anche un modo per ridurre il proprio impatto sull’ambiente. «Tutti ci stupiremmo», ha commentato Laura Ferrari, dirigente medico presso la direzione Igiene e sanità pubblica, Apss di Trento, «se entrando in un ospedale trovassimo un distributore automatico di sigarette. Ma trovare un distributore che vende alimenti e bevande ricche di zuccheri, grassi e a elevato contenuto calorico, è esattamente la stessa cosa. La distribuzione di alimenti spazzatura, infatti, è in contrasto con una delle principali linee strategiche di un’azienda sanitaria, ovvero la promozione della salute».

 

Il progetto pilota

In altre Regioni italiane iniziative legate ai distributori automatici di cibi salutari sono già state proposte. «La Regione a cui ci siamo un po’ ispirati», ha spiegato Laura Ferrari, «è stata l’Emilia-Romagna. Nella Provincia di Trento progetti simili a questo erano già stati proposti, ma in maniera piuttosto sporadica e circoscritta ad alcune sedi». Il progetto pilota “Pausa amica”, durerà sei mesi, nel corso dei quali sono previste, a cadenza mensile, sia la valutazione quantitativa dei prodotti venduti, sia quella qualitativa in termini di gradimento del servizio offerto. L’iniziativa è stata proposta in due sedi dell’Azienda sanitaria con due approcci diversi: in una i distributori sono stati affiancati a quelli tradizionali, nell’altra invece li hanno sostituiti. In questo senso sarà molto interessante vedere come si rapporta l’utente davanti alla possibilità di scegliere tra un prodotto salutare e uno tradizionale, più caro o a parità di prezzo.

 

La scelta dei prodotti

Valore aggiunto al progetto lo ha dato il coinvolgimento di diversi attori. Oltre all’Azienda sanitaria hanno infatti partecipato all’iniziativa “Pausa amica”, il dipartimento Agricoltura della Provincia, le ditte distributrici e i produttori locali. Gli alimenti sono stati selezionati in collaborazione con i vari attori e facendo riferimento alle linee di indirizzo per la distribuzione automatica di alimenti redatte dal Friuli Venezia Giulia. «Riguardo alle bevande», ha commentato la dirigente sanitaria, «siamo stati piuttosto drastici: abbiamo eliminato tutte le bibite zuccherate e gasate e lasciato unicamente acqua (frizzante o naturale) oltre ai succhi e ai frullati di frutta biologica e di produzione locale». Di origine biologica anche la frutta e gli yogurt.

 

I costi

Uno dei punti più critici dell’iniziativa è il costo dei nuovi alimenti inseriti. «La maggior parte dei prodotti proposti» ha commentato Ferrari «è più cara di quelli tradizionali. Uno dei problemi alla base della corretta alimentazione è proprio il fatto che i cibi spazzatura costano molto meno rispetto agli alimenti più validi da un punto di vista nutrizionale. Si tratta di una questione che va ben oltre il nostro progetto. Purtroppo i cibi dei produttori locali, avendo una distribuzione più limitata, hanno prezzi più elevati rispetto alle grandi ditte, soprattutto quando la produzione è di tipo biologico. In questo senso i produttori locali coinvolti nel progetto si sono già dati molto da fare, riducendo al minimo i prezzi di vendita».

 

La prima valutazione

Il primo dicembre 2010 è stata fatta la prima valutazione qualitativa e quantitativa sulle vendite. Nella sede in cui si è proceduto affiancando le due tipologie di distributori, si è registrato che gli alimenti tradizionali non hanno subito alcuna flessione, ma allo stesso tempo quelli salutari hanno avuto un discreto successo, soprattutto yogurt, succhi biologici e frullati. Meno gradite sono invece risultate macedonia e frutta affettata in sacchetti.

 

Nella sede, in cui i distributori di alimenti salutari sono stati interamente sostituiti a quelli tradizionali, le vendite non hanno subito alcuna flessione. Si è registrato un aumento della vendita dell’acqua, che evidentemente va a sostituire le bevande zuccherate e gasate che erano presenti nei distributori tradizionali. Per quanto riguarda la vendita degli altri prodotti, è necessario fare una distinzione tra i distributori a cui accedono i dipendenti e quelli a cui accedono gli utenti esterni. Mentre l’utenza esterna, denotando una certa abitudine nella scelta dei prodotti, ha mostrato una preferenza per i succhi nel tetrapak e per i prodotti da forno più simili a quelli tradizionali, i dipendenti dell’Azienda sanitaria, hanno dimostrato invece di preferire i succhi e i frullati biologici proposti nel vetro e le merendine biologiche.

 

 


 

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