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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Salute sul lavoro

Stress lavorativo e salute mentale

Antonella Gigantesco, Ilaria Lega – reparto Salute mentale, Cnesps-Iss

 

28 aprile 2014 - In Europa, secondo quanto pubblicato dall’European Agency for Safety and Health at Work nel rapporto “Europen risk observatory report No.9. OSH in figures: stress at work—facts and figures” (pdf 4 Mb), circa un quinto dei lavoratori riferisce di sperimentare condizioni lavorative stressanti e lo stress lavorativo è al secondo posto tra i problemi di salute da causa lavorativa, con un costo annuale stimato in 20.000 milioni di euro.

 

I fattori stressanti psicosociali del contesto lavorativo, che riguardano aspetti relativi alla gestione del lavoro e al suo contesto sociale ed organizzativo, sono divenuti oggetto di particolare interesse a livello europeo nell’ultimo decennio in virtù dei significativi cambiamenti che hanno riguardato il mondo del lavoro: la diffusione di nuove tipologie di contratto di lavoro, la crescente insicurezza lavorativa, l’invecchiamento della forza lavoro.

 

Cosa è lo stress lavorativo?

L’Accordo Quadro europeo del 2004 sullo stress lavoro-correlato definisce lo stress lavorativo come: «una condizione accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale, conseguenza del fatto che alcuni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro». Le principali richieste che il lavoro pone all’individuo riguardano il contenuto (per esempio complessità, imprevedibilità, competenze richieste), i carichi e i ritmi di lavoro, i rischi occupazionali, il grado di responsabilità e la gravità delle possibili conseguenze dell’errore, gli orari di lavoro, la mobilità fisica (per esempio necessità di lavorare in posizioni scomode o stancanti), le interferenze casa-lavoro.

 

È importante tenere presente che le risorse organizzative - quali per esempio l’adeguatezza degli strumenti lavorativi e dei dispositivi di sicurezza, il grado di autonomia, la possibilità di sviluppare competenze, la chiarezza del ruolo e delle responsabilità, procedure e cultura organizzative - sono in grado di influenzare la capacità di far fronte alle richieste lavorative. Il supporto sociale individuale esterno all’ambiente di lavoro e il supporto sociale lavorativo ricevuto dal proprio superiore e/o dai colleghi agiscono come moderatori di effetto, riducendo l’effetto negativo dello stress.

 

Lo stress lavorativo si manifesta quando il lavoratore percepisce uno squilibrio tra richieste avanzate nei suoi confronti e risorse organizzative e individuali a sua disposizione per fronteggiarle adeguatamente; è possibile adattarsi ad affrontare un’esposizione a richieste elevate nel breve termine, ma se questa esposizione permane superando la possibilità di compensazione che il lavoratore è in grado di mettere in atto, essa riduce l’efficienza lavorativa e diviene un rischio per la salute.

 

Cosa dice la letteratura?

Alcune revisioni, che hanno valutato nel loro insieme oltre 30 studi, hanno esaminato l’associazione tra i fattori stressanti psicosociali dell’ambiente lavorativo e il rischio di disturbi depressivi e disturbi d’ansia arrivando alla conclusione che i lavoratori che sperimentano condizioni lavorative sfavorevoli e stressanti presentano un aumentato rischio di sviluppare queste patologie. Il rischio maggiore è stato osservato in contesti lavorativi caratterizzati da richieste elevate e scarse autonomia decisionale e valorizzazione delle competenze, scarso supporto sociale, squilibrio tra sforzo profuso nell’attività lavorativa e ricompense ottenute, ingiustizia percepita relativamente all’imparzialità e al rispetto con cui i dipendenti sono trattati dai superiori e all’uniformità e trasparenza delle procedure di distribuzione di risorse e benefici. Leggi in proposito l’articolo “Occupational stress and mental health” pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione nel 2013.

 

In uno studio condotto in Italia, che ha coinvolto oltre 700 operatori sanitari di un ospedale, più elevati livelli di giustizia percepita sono risultati associati a un rischio ridotto di disturbi mentali (leggi in proposito l’articolo “Justice at work and psychiatric morbidity among the personnel of an Italian hospital” pubblicato nel 2011 sul Community mental Health Journal).

 

L’ansia e la depressione sono anche stati riconosciuti come fattori prognostici della tendenza a procrastinare il rientro sul posto di lavoro dopo periodi di assenza dovuti a malattia. Una maggiore attenzione alla condizione lavorativa potrebbe pertanto avere effetti positivi sulla salute mentale dei lavoratori e al contempo contribuire a ridurre i fenomeni di assenteismo, ridurre i costi e migliorare la qualità del lavoro.

 

Alcune osservazioni preliminari sull’efficacia di interventi di gestione dello stress lavorativo attuati a livello individuale o di organizzazione nel migliorare la salute mentale dei lavoratori e nel ridurre l’assenteismo sono uno stimolo ad incrementare la sperimentazione di programmi preventivi di questo tipo.