Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

settimane bianche

Incidenti sulle piste da sci – Il sistema di sorveglianza SIMON

Marco Giustini, Alessio Pitidis, Gianni Fondi
Istituto superiore di sanità, Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria - Reparto ambiente e traumi

La ricerca epidemiologica sugli incidenti legati alla pratica dello sci alpino è cresciuta molto lentamente, sia perché l'acquisizione di dati sanitari in ambito accidentologico è sempre stata difficoltosa, sia per le difficoltà di quantificare precisamente l'effettiva esposizione al rischio dei soggetti coinvolti.
Da stime di massima su dati parziali relativi agli incidenti sportivi ad oggi disponibili da varie fonti (CONI, Polizia di Stato, Istituto Superiore di Sanità, etc.), possiamo attenderci in Italia circa 30.000 incidenti/anno causati dalla pratica di sport invernali; tra questi 1.500 ca. richiedono assistenza in ricovero ospedaliero (il 5 per cento).
L’Istituto Superiore di Sanità ha attivato, con la collaborazione del Centro addestramento alpino della Polizia di Stato, l’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, l’Associazione Valdostana Impianti a Fune, l’ASL 20 Verona, l’ASL Valle d'Aosta, l’ASL Valtellina e la 24h assistance snowcare un sistema di sorveglianza degli incidenti che accadono sulle piste da sci (Sistema SIMON: Sorveglianza degli Incidenti in MONtagna). Tale sistema è stato ideato per cercare di far luce su un fenomeno che potenzialmente può riguardare diversi milioni di persone che ogni anno si recano sulle piste di sci e si espongono, quindi, ad un’attività fisica che, per quanto piacevole, rappresenta un momento di stress per il fisico sia dal punto di vista traumatico che ambientale.
I dati sinora raccolti permettono una prima visione descrittiva del fenomeno infortunistico. Altri dati, in corso di acquisizione, consentiranno in futuro di valutare specificamente i diversi rischi (ad esempio, in relazione all’attrezzo utilizzato, alla tipologia delle piste, alle condizioni meteorologiche, ecc.). Attualmente sono pervenuti al sistema i dati infortunistici relativi a 11.926 infortuni accaduti nella stagione 2003/2004 in 48 stazioni sciistiche di 14 province situate in 10 regioni italiane.
Lo sci è uno sport che può essere praticato con soddisfazione a tutte le età, tuttavia le peculiarità di questa attività sportiva che tende ad impegnare il fisico sia per le sollecitazioni al quale è sottoposto, sia per le condizioni atmosferiche nelle quali spesso si pratica e sia per la quota ove si può sciare, fanno si che le piste vengano frequentate in prevalenza da soggetti giovani. Ciò, chiaramente, si riflette anche nella struttura dell’età del campione di cui disponiamo: si tratta per lo più di soggetti giovani visto che l’età media è di 32,2 anni, anche se il range va da 0 a 87 anni.
Mentre in termini assoluti in tutte le età vi sono più infortuni nei maschi che nelle femmine, in termini relativi la distribuzione degli infortuni per età nei due sessi appare molto simile tanto che per entrambi i sessi tra i 10 e i 49 anni avviene circa l’80% degli incidenti segnalati (esattamente il 77,2 e 80,4% degli incidenti rispettivamente per i maschi e per le femmine).
Nei ¾ circa dei casi l’infortunato è di nazionalità italiana (73,3%). La restante quota è suddivisa tra Paesi dell’arco alpino (Francia, Svizzera, Germania, Austria e Slovenia annoverano 8,2% degli infortuni) e altre nazioni (18,5%). Riguardo a quest’ultimo gruppo, tra i paesi che potremmo definire “emergenti” spicca il Regno Unito con il 5,4% degli infortuni, mentre la nuova frontiera del turismo costituita dai paesi dell’est europeo comincia a far sentire la propria presenza anche in queste casistiche (Polonia 2,3%; Repubblica Ceca 1,9%; Ungheria 1,0%).
Poiché il numero di incidenti è correlato strettamente al numero di passaggi registrati agli impianti (R2=0,98) e questi al numero di persone presenti sulle piste, com’e facile immaginare un quota rilevante di incidenti avviene durante il weekend (37,3%), in particolare la domenica e nelle fasce orarie di maggior afflusso. Si osservi che tra le 10:30 e le 16:30 sono stati registrati l’85,4% degli infortuni; da rilevare che 1/3 del totale degli interventi si è verificato nelle due ore tra le 11:30 e le 13:30.
Nell’80% dei casi l’attrezzo utilizzato dai soggetti infortunati è lo sci, mentre solo nel 15.7% lo snowboard (altri mezzi utilizzati, come bob e slittino, rendono conto di un residuale 4.7%). Esistono poi differenze tra i due sessi: nelle donne la quota degli infortuni con lo snowboard è assai più ridotta: 11.2% contro il 19.4% nei maschi. Ovviamente questi dati riflettono il fatto che lo sci è di gran lunga l’attrezzo più utilizzato.
Tra i 20 e i 29 anni si registra la metà degli incidenti con lo snowboard, contro poco più del 15% di quelli con gli sci; ma è tra i 20 e i 24 anni che si ha la quota più rilevante di incidenti con lo snowboard: oltre il 40%. Sempre con lo snowboard, 7 infortuni su 10 avvengono tra i 15 e i 29 anni, mentre con gli sci nella stessa classe di età ne avvengono circa ¼. Oltre i 40 anni gli incidenti con lo snowboard risultano praticamente assenti, mentre quelli con gli sci sono ben presenti (2.5% vs. 38.8%), il che sta a testimoniare come l’utilizzo della tavola non sia ancora diffuso nella popolazione adulta.
Nel 32,6% dei casi l’intervento di soccorso sulle piste è effettuato in seguito a distorsioni (il 94% delle quali a carico degli arti inferiori). Seguono poi le contusioni (26%), le fratture (14%), le ferite (9%) e le lussazioni (8%). Sono le donne i soggetti più interessati dalle distorsioni (43%), mentre nei maschi le differenti tipologie di lesione sembrano ripartirsi in maniera più equilibrata: le ferite riguardano il 12% dei maschi e il 5.2% delle femmine, le lussazioni l’11.2% degli uomini e il 4% delle donne. Esistono poi tipologie di lesione differenti a seconda dell’attrezzo utilizzato: escludendo la semplice contusione, che può considerarsi come un esito scontato per ogni incidente, la distorsione è tipica dello sci (36.8% con gli sci vs 17.6% con lo snowboard). Nel caso degli infortuni con lo snowboard la diagnosi di frattura è riportata nel 23.2% dei casi (più dei ¾ dei quali a carico degli arti superiori) contro il 12,2% negli incidenti con gli sci.
Le parti del corpo interessate da questi incidenti sono in primo luogo le ginocchia. Lo sci è, infatti, uno sport che sollecita in modo particolare le articolazioni e, tra queste, soprattutto quelle degli arti inferiori. Diversamente, lo snowboard salvaguarda relativamente meglio le ginocchia, esponendo a maggior rischio gli arti superiori. Nel caso dello sci, in oltre la metà dei casi l’infortunio riguarda, infatti, gli arti inferiori (53.4%) e solo una quota relativamente marginale interessa arti superiori (16,3%), mentre la zona del cranio o della faccia viene coinvolta nel 13.4% dei casi. Coloro che utilizzano lo snowboard risultano invece molto più a rischio di riportare una lesione agli arti superiori (44.5%), mentre gli arti inferiori risultano interessati in maniera più ridotta (23% dei casi).
La maggior parte degli infortuni avviene in condizioni meteorologiche buone (65.4%) e in condizioni di neve compatta ma non ghiacciata (51.8%). Nel 60.8% dei casi gli incidenti si sono verificati su neve naturale, nel 37.5% su un fondo misto (naturale e artificiale), mentre appena l’1.6% degli incidenti è accaduto su una pista innevata artificialmente. Ovviamente, le condizioni di visibilità al momento dell’incidente riflettono anche le condizioni meteorologiche presenti. Ancora una volta, infatti, contrariamente a quello che in prima istanza potrebbe essere ipotizzato, solamente una piccola parte degli incidenti avviene in condizioni di scarsa o insufficiente visibilità (6.5%). Per quanto riguarda il livello di difficoltà delle piste, è stato notato che la maggior parte degli infortuni avviene nelle piste di media difficoltà (55.6%), mentre solo una piccola parte (8%) accade sulle piste difficili.
Gli incidenti mortali sono, per fortuna, abbastanza rari. Si osserva, infatti, un decesso ogni 1700 interventi, che, rapportato ai 30.000 incidenti stimati, indica meno di 20 fatalità l’anno – alcune delle quali dovute a malore (circa quante se ne osservano in un solo giorno sulle strade per incidente stradale).
In media, con i dati ad oggi disponibili, si può stimare che avvenga 1 infortunio con conseguente soccorso sulla pista ogni 870 giornate di sci. Si tratta, in sostanza, di un rischio ragionevolmente contenuto: ad esempio, se si ipotizzassero 12 giorni l’anno di sci, dovrebbero trascorrere 62 anni prima di incappare in un incidente che comporti una richiesta di intervento.

Conclusioni
Il tipo di incidenti e le lesioni osservate mettono in luce l’importanza di un’adeguata preparazione fisica nell’affrontare una giornata sugli sci. Lo sci è uno sport estremamente piacevole, che si svolge in ambienti altamente suggestivi, ma non deve essere preso alla leggera. Gli sforzi ai quali sottoponiamo il fisico, uniti a condizioni atmosferiche che l’alta montagna può rendere disagevoli, richiedono oltre che un grande senso di responsabilità anche un profondo rispetto per il proprio organismo. Ignorare i segnali che questo invia (stanchezza, dolori muscolari, sensazione di freddo, fame, ecc…) espone a rischi inutili, spesso evitabili con una sosta o con, un’adeguata protezione. Al di là di quanto possa suggerire il buon senso, infatti, ci sono ampie evidenze scientifiche che dimostrano come il casco sia un mezzo di prevenzione molto efficace nel ridurre il rischio di trauma cranico. La recente disposizione che obbliga all’uso del casco chi ha meno di 14 anni, se applicata pienamente, potrà contribuire a ridurre un fenomeno che, è bene sottolineare, non è circoscritto ai soli bambini. Pur nel pieno rispetto delle abitudini personali, sarebbe, quindi, buona prassi che il casco fosse utilizzato da tutti gli sciatori.

 

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