Solo una donna su due affetta da osteoporosi sa di esserlo. Stessa
mancanza di consapevolezza su questa patologia riguarda un uomo su
cinque. Il 50% delle persone che pensano di essere ammalate di
osteoporosi non lo sono, mentre la metà di quelli realmente affetti
dalla malattia non sa di esserlo.
E’ quanto emerge da uno
studio
pilota condotto in Italia nell’area di Firenze, svolto in
collaborazione da Istituto superiore di sanità, Istat, Ars della Toscana
e Asl di Firenze. I primi dati sono stati presentati il 7 febbraio 2003
all’Istituto Superiore di sanità nell’ambito del convegno ‘Osteoporosi
una malattia sociale’: lo studio ha coinvolto persone di età compresa
fra 35 e 74 anni appartenenti a 476 famiglie che rientravano nel
campione della indagine Istat.
Le indicazioni che emergono, se proiettate alla realtà nazionale, sono
abbastanza lontane da quelle fornite dalla fotografia scattata
dall’ultima indagine ISTAT secondo cui si dichiara ammalato di questa
patologia solo il 4,7% della popolazione totale e il 17,5% delle persone
con oltre sessantacinque anni. Il risultato, invece, è piuttosto simile
a quello del più recente studio epidemiologico multicentrico nazionale,
ESOPO, secondo cui il 23% delle donne di oltre 40 anni e il 14% degli
uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi.
L’osteoporosi è una condizione caratterizzata dalla diminuzione della
massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto
osseo: questo porta a un aumento della fragilità ossea e conseguente
aumento del rischio di fratture, che si verificano soprattutto nelle
zone del polso, delle vertebre e del femore prossimale.
E’ facile capire i costi sociali ed economici di questa patologia. “Le
conseguenze legate alle fratture del femore sono molto pesanti – afferma
Farchi – La mortalità è del 15-25%, la disabilità motoria colpisce più
della metà dei pazienti nell’anno successivo alla frattura e solo il
30-40% di queste persone riprende autonomamente le attività quotidiane.
Un problema simile è costituito dalle fratture vertebrali, spesso
spontanee, la metà delle quali non sono diagnosticate e la cui
incidenza è paragonabile a quelle del femore”. Nei prossimi anni, si
stima che queste fratture aumenteranno di oltre la metà. Dati, questi
che ci fanno riflettere sulla necessità che l’attività di prevenzione
dell’osteoporosi sia tra quelle da favorire nell’agenda di Sanità
pubblica.
A questo bisogna aggiungere che in Europa l’Italia ha la maggiore
percentuale di ultra-65enni: 18,3% contro il 15,7% della Gran Bretagna e
il 16,6% della Germania.
Dati e
stime della situazione europea mostrano che il numero di fratture
del femore previste è in costante aumento: solo nelle donne si stima di
passare dalle oltre 300 mila nel 2000 a quasi 800 mila nel 2050. Per
questo le raccomandazioni dell’Unione europea del 1998 sottolineano che
la lotta all’osteoporosi debba essere considerata come uno dei maggiori
obiettivi per la salute.
Ed è per questo che
la prevenzione svolge un ruolo
fondamentale: prevenzione che nel caso nell’osteoporosi deve cominciare
in età precoce, soprattutto nell’adolescenza, quando l’apporto di calcio
attraverso gli alimenti viene assorbito dall’organismo e contribuisce
effettivamente al consolidarsi della densità ossea, così come è
necessario che giovani e bambini partecipino regolarmente ad attività
fisiche sin dalla scuola materna e durante tutta la secondaria.
Le dimensioni del
problema in Italia – Gino Farchi, Istituto Superiore di Sanità ,
Roma
La
situazione in Europa – Stefania Maggi, Cnr sezione invecchiamento,
Padova
Prevenzione come promozione della
salute e adozione di stili di vita sani
- Emanuele Scafato, Istituto Superiore di Sanità, Roma