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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

procreazione medicalmente assistita

Relazione 2013 sullo stato di applicazione della legge 40

Giulia Scaravelli - Registro nazionale Procreazione medico assistita

 

25 luglio 2013 - Ancora una volta, come accade sin dalla prima rilevazione effettuata dal Registro nazionale della Procreazione medicalmente assistita (Pma) riferita ai dati del 2005, i dati raccolti e analizzati mostrano un aumento, nel nostro Paese, della domanda delle tecniche di riproduzione assistita. I cicli di trattamento effettuati nel 2011 superano i 96.000, circa 6000 in più rispetto all’anno precedente, e i quasi 12.000 bambini nati grazie alla loro applicazione rappresentano il 2,2% dei nati in Italia. Sono alcuni dei dati principali che emergono dalla Relazione 2013 (pdf 3,7 Mb)sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita, relativa alle attività del 2011, e presentata al Parlamento a luglio 2013.

 

Il Registro nazionale, sin dal 2006 raccoglie informazioni sulla totalità delle procedure eseguite nel Paese e su tutte le gravidanze ottenute grazie all’applicazione di queste tecniche, che nel 2011 sono state eseguite in 354 centri di Pma. I centri che applicano solo la tecnica di inseminazione semplice, vengono definiti di “primo livello” e sono 153. Quelli che, invece, oltre l’inseminazione semplice applicano anche tecniche più complesse vengono definiti di “secondo e terzo livello” e sono 201.

 

Uno sguardo ai dati principali

Il quadro che emerge mostra un Paese con una discreta offerta di cicli di trattamento di Pma di cui una buona quota a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn), anche se si riscontra una elevata eterogeneità territoriale, sia in termini di accesso alle tecniche sia per quanto riguarda la loro rimborsabilità. In generale le tecniche eseguite mostrano una discreta efficacia con risultati non dissimili da quelli di altri Paesi europei.

 

Per valutare l’efficacia di un trattamento di Pma si possono utilizzare o la percentuale di gravidanze ottenute o la percentuale di parti. La percentuale di gravidanze, che non risente della perdita di informazione relativa agli esiti delle gravidanze stesse, viene calcolata rispetto a momenti diversi nel corso del trattamento. Se l’indicatore viene calcolato rispetto al numero di stimolazioni farmacologiche eseguite, esprime la probabilità di ottenere una gravidanza al principio del ciclo di trattamento. Quando calcolato rispetto ai prelievi di ovociti, o al numero di trasferimenti di embrioni in utero, esprime l’efficacia dei trattamenti nelle successive fasi del ciclo di Pma. Naturalmente tra le diverse fasi un certo numero di cicli viene interrotto, quindi le probabilità di ottenere una gravidanza aumenteranno con il procedere delle fasi del trattamento.

 

Nel 2011 si è registrata una contrazione dei tassi di gravidanza che, parallelamente alla diminuzione della percentuale di gravidanze gemellari (e soprattutto trigemine), fanno ipotizzare un diverso utilizzo dei protocolli di stimolazione. I tassi di gravidanze ottenute dall’applicazione di tecniche a fresco rispetto ai cicli iniziati sono passati dal 20,9% del 2010 al 19,5% e, rispetto ai trasferimenti di embrioni in utero, dal 27,2% al 25,9%. Per quanto riguarda le percentuali di gravidanza multiple, sempre ottenute dall’applicazione di tecniche a fresco, si è passato dal 20,2% al 18,8% per le gravidanze gemellari e dal 2,3% all’1,8% per ciò che concerne le gravidanze trigemine. Anche le quote di parti gemellari e trigemini fanno registrare una diminuzione. I parti gemellari passano dal 20,4% del 2010 al 19,1% del 2011, mentre quelli trigemini passano dall’1,9% all’1,4%.

 

Questa diminuzione della percentuale di gravidanze e parti trigemini conferma la tendenza della precedente rilevazione e, in parte, può essere attribuita alla diversa possibilità di applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita che deriva dalla modifica legislativa apportata a maggio 2009 dalla sentenza 151 della Corte costituzionale. La sentenza ha infatti dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.14 della legge 40/2004 e in particolare la parte che prevedeva il divieto a «creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre» (comma 2) e la parte che non prevedeva che il trasferimento degli embrioni dovesse essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna (comma 3).

 

L’età media delle pazienti è risultata in costante aumento sin dalla prima rilevazione dati effettuata dal Registro nazionale, attestandosi nel 2011 a 36,48 anni. Questo incremento influisce negativamente sulle probabilità di successo delle terapie applicate.

 

Il grado di accessibilità delle tecniche di Pma (che si valuta con la rilevazione del numero di cicli a eseguiti in un anno rapportati alla popolazione generale residente, a livello nazionale) è ormai ai livelli degli standard di altri Paesi europei, con un offerta di 1050 cicli a fresco l’anno per milione di abitanti. La media europea, riferendoci all’ultimo dato disponibile del 2008, è pari a 947 cicli per milione di abitanti. L’offerta di cicli di Pma, in Italia, risente tuttavia di una grande variabilità a livello regionale. Questa variabilità si esprime anche quando si analizza la disponibilità di offerta di cicli a carico del Sistema sanitario nazionale. Nel nostro Paese, infatti, il 64,7% dei cicli a fresco eseguiti in centri di secondo e terzo livello risulta a carico del Ssn. Tuttavia questa quota in alcune Regioni è decisamente maggiore: in Lombardia e Toscana, per esempio, è pari rispettivamente al 94,8 e al 95,6%. Nelle Regioni del Centro-Sud, spesso questo rapporto si ribalta e la quota di cicli in convenzione con il Ssn risulta notevolmente ridotta. È il caso, ad esempio, della Sicilia, dove solo il 9,4% dei cicli viene eseguito in centri pubblici o privati convenzionati, o del Lazio (15,5%). Ci sono poi situazioni (come in Calabria) in cui la totalità dei cicli è offerto in centri privati.

 

Una percentuale di perdita di informazione si registra rispetto al monitoraggio delle gravidanze, valore che si è progressivamente ridotto negli anni di attività del Registro. Nel 2005, infatti, si rilevava una quota di gravidanze di cui non si conosceva l’esito pari al 43,2% mentre, in quest’ultima rilevazione, la perdita di informazioni si è ridotta al 13,4%.

 

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