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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

resistenze agli antibiotici

Giornata europea degli antibiotici: l’importanza di una prospettiva d’insieme

Annalisa Pantosti - Mipi-Iss, Fortunato Paolo D'Ancona e Valeria Alfonsi - Cnesps-Iss

 

15 novembre 2012 - Molte sono le iniziative che, in questi giorni, si stanno organizzando in tutta Europa con l’obiettivo di diffondere messaggi sul crescente problema della resistenza agli antibiotici e sui rischi associati all’uso improprio di questi farmaci. L’occasione è la Giornata europea degli antibiotici (18 novembre), evento promosso dall’European Center for Disease prevention and control (Ecdc) e affidato localmente alle istituzioni di sanità pubblica dei Paesi membri.

 

L’uso degli antibiotici, in gran parte eccessivo o inappropriato, non solo in medicina umana ma anche in medicina veterinaria e in agricoltura, sta determinando un progressivo aumento del fenomeno della resistenza in molte specie batteriche, mettendo a rischio la terapia delle infezioni e, più in generale la sicurezza dei pazienti. Purtroppo, lo sviluppo di resistenza verso gli antibiotici in commercio non è compensato dallo sviluppo di nuovi farmaci.

 

Le strategie europee

Dal punto di vista strategico e programmatico il supporto politico europeo alla definizione del problema della resistenza agli antibiotici e alle linee guida di indirizzo per le azioni di contrasto assume dunque un’importanza rilevante. Dopo il “Piano d'azione di lotta ai crescenti rischi di resistenza antimicrobica 2011-2015” (pdf 154 kb) pubblicato dalla Commissione europea nel 2011 si sono aggiunte le Conclusioni del Consiglio europeo del 22 giugno 2012 (pdf 727 kb) sull’impatto della resistenza antimicrobica nel settore della salute umana e nel settore veterinario. Le Conclusioni promuovono una prospettiva di tipo One Health che invita gli Stati membri e la Commissione europea a prendere adeguate misure per contrastare il fenomeno con una visione unica che (sia nel settore umano che in quello veterinario) includa: sorveglianza, diagnostica, formazione, comunicazione per gli operatori sanitari e per il pubblico, cooperazione tra gli enti, uso prudente degli antibiotici, sviluppo di linee guida, creazione di nuovi studi.

 

Per facilitare il processo di sorveglianza a livello europeo, la Commissione europea ha sviluppato nel 2012 la definizione generica di caso di resistenza antimicrobica (pdf 1,3 Mb). La sorveglianza nazionale rappresenta un fondamentale punto di forza fra le importanti azioni strategiche annoverate per la mitigazione, la prevenzione e il controllo del fenomeno ma questi sforzi vanno uniti all’utilizzo di informazioni sul consumo degli antibiotici e alle iniziative per il controllo delle infezioni legate all’assistenza sia a livello locale che nazionale.

 

I dati dei sistemi di sorveglianza

In ambito europeo è attiva la sorveglianza Ears-Net coordinata dall’Ecdc a cui l’Istituto superiore di sanità fornisce i dati italiani che provengono da circa 40 ospedali partecipanti alle reti Ar-Iss e Micronet. In occasione della Giornata europea degli antibiotici, l’Ecdc mette a disposizione i dati europei, aggiornati al 2011, e i principali documenti pubblicati sul tema. Leggi l'approfondimento sui materiali pubblicati dall'Ecdc e scarica il documento "Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2011" (pdf 20,1 Mb).

 

I dati italiani mostrano che il nostro Paese è tra quelli con livelli più alti di antibiotico-resistenza. Infatti, la frequenza di Mrsa (Staphylococcus aureus resistente alla meticillina) in Italia continua a mantenersi poco al di sotto del 40% (38% nel 2011), contro una media europea inferiore al 20%.

 

La prevalenza di S. pneumoniae non sensibile alla penicillina è contenuta e negli ultimi anni si mantiene al di sotto del 10% (7% nel 2011), grazie anche all’effetto dell’utilizzo del vaccino pediatrico pneumococcico. Esiste tuttavia una discrepanza fra la bassa resistenza alla penicillina e l’elevata resistenza ai macrolidi, che raggiunge valori che si sono stabilizzati su frequenze di poco inferiori del 30%.

 

La resistenza alla vancomicina negli enterococchi ha raggiunto bassi livelli sia nella specie Enterococcus faecalis che nella specie Enterococcus faecium (rispettivamente 3% e 4% nel 2011).

 

Ma il problema emergente e preoccupante per il nostro Paese è quello dell’aumento “esplosivo” di resistenza nei batteri Gram-negativi. La frequenza di antibiotico-resistenza nei ceppi di Pseudomonas aeruginosa è sempre stata elevata e non si discosta da quella osservata negli ultimi anni (21% di resistenza alla piperacillina e 21% di resistenza ai carbapenemi nel 2011). Invece nelle specie Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae la frequenza di resistenza è in continua evoluzione. Nei ceppi di Escherichia coli la resistenza ai fluorochinoloni è andata continuamente aumentando da quando è iniziata la sorveglianza, passando dal 25% del 2003 al 41% del 2011. Stesso trend ha seguito la resistenza alle cefalosporine di terza generazione, che è passata dal 6% al 20%.

 

Una emergenza che seppur presente in molti Paesi è divenuta endemica in Italia è quella dei ceppi di Klebsiella pneumoniae produttori di carbapenemasi, enzimi che sono in grado di inattivare i carbapenemi, antibiotici di ultima risorsa per trattare infezioni da batteri multiresistenti. In Italia, nel giro di 2 anni, la percentuale di ceppi di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi è cresciuta molto rapidamente passando dall’1,6% del 2009, al 15% del 2010, al 27% del 2011. La maggior parte dei ceppi di K. pneumoniae resistenti circolanti in Italia producono un tipo di carbapenemasi chiamato Kpc. I ceppi carbapenemasi-produttori sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici disponibili: secondo i casi solo 1 o 2 antibiotici rimangono attivi, ma spesso bisogna fare i conti con la loro tossicità.

 

Qualche riflessione

Di fronte a questo scenario, nell’impossibilità di avere a disposizione antibiotici efficaci per queste nuove antibiotico-resistenze, è assolutamente importante limitare la loro diffusione, implementando le procedure per il controllo delle infezioni ospedaliere, ad esempio attuando una politica di screening per K. pneumoniae resistente ai carbapenemi nei pazienti in reparti a rischio, quali la terapia intensiva o trasferiti da altre strutture sanitarie, comprese le strutture di lungodegenza.

 

A fronte di una situazione sempre più preoccupante che riguarda l’antibiotico-resistenza in ospedale, ci sono delle note positive per quello che riguarda l’uso di antibiotici in comunità. Dopo circa un decennio di continuo aumento del consumo di antibiotici, l’ultimo rapporto OsMed (pdf 3,3 Mb) sul consumo di farmaci in Italia, ha confermato per il secondo anno una diminuzione che, seppur contenuta, è un importante segno di inversione di tendenza. La quantità di antibiotici utilizzati a livello comunitario è infatti scesa da 25 a 23 DDD/1000 abitanti.

 

Per concludere, appare evidente che il monitoraggio del fenomeno, almeno nel settore della medicina umana, è abbastanza completo. Deve, tuttavia, essere ancora sviluppata una visione d’insieme della medicina umana e veterinaria relativa alla sorveglianza, all’uso dei farmaci, agli aspetti alimentari e alle azioni di controllo delle infezioni. Inoltre, si auspica che una maggiore consapevolezza sull’uso prudente degli antibiotici anche nella vita quotidiana delle persone possa portare a un minore consumo di questi farmaci e dunque a una riduzione dei rischi per la salute pubblica.

 

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