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resistenze agli antibiotici

Antibiotico-resistenza e uso degli antibiotici negli ospedali. I dati 2012 della Campania

Bruno Sarnelli - Assessorato alla sanità Regione Campania

 

20 febbraio 2014 - Un quadro d’insieme sull’antibiotico resistenza in Campania da cui risultano confermate molte criticità e in cui vengono individuati diversi trend preoccupanti, alcuni dei quali in controtendenza rispetto ai dati europei e italiani. È ciò che emerge dal “Rapporto 2012 sulle antibiotico resistenze e sull’uso di antibiotici rilevati nelle strutture ospedaliere della Campania” (pdf 1,7 Mb), pubblicato dall’Assessorato alla sanità della Regione Campania a febbraio 2014.

 

Nella prima parte il report descrive i risultati delle rilevazioni sulla resistenza agli antibiotici effettuate nel 2012 presso le strutture ospedaliere della Campania attraverso il Sistema regionale di sorveglianza delle antibiotico resistenze (Si.Re.Ar.), attivo dal 2010; nella seconda parte il documento riporta la metodologia e i risultati della rilevazione sull’uso ospedaliero degli antibiotici, svolta nel 2012 su un campione di 24 ospedali campani, mediante il Protocollo europeo per lo “Studio puntuale di prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza e sull’uso di antibiotici”.

 

I dati della sorveglianza

Tra i principali dati emerge che, negli ultimi tre anni, le percentuali di resistenza alle cefalosporine di terza generazione, ai fluorochinoloni e agli aminoglicosidi da parte delle Enterobacteriaceae hanno mostrato un incremento significativo, risultando tra le più alte in Europa. La stessa cosa si può dire per K. Pneumoniae resistente ai Carbapenemi.

 

Per quanto riguarda la multiresistenza, per alcuni organismi come Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter baumannii complex e, ultimamente, K. Pneumoniae, in Campania la diffusione dei resistotipi con resistenze combinate risulta maggiore rispetto al resto del Paese e del vecchio continente. Inoltre, la diffusione di questi patogeni multi-resistenti o pan-resistenti tende all’endemizzazione in aree assistenziali critiche come per esempio le terapie intensive.

 

Infine, la prevalenza di Stafilococco aureo meticillino-resistente è più elevata in Italia e in Campania, rispetto al resto d’Europa e, in Regione, si conferma anche l’elevata diffusione di Enterococchi resistenti agli aminoglicosidi ad alta concentrazione, così come quella dei ceppi di S. pneumoniae resistenti ai macrolidi e alla penicillina.

 

Considerando che la prevalenza di infezioni associate all’assistenza (Ica) rilevata in Campania sui 4411 pazienti inclusi nello studio 2012 è risultata pari al 4,67%, contro il 6,30% rilevato in Italia dallo stesso studio condotto nel 2011 su 14.84 persone, sembra verosimile che la tendenza all’abuso di antibiotici e, in alcuni casi, l’incongrua scelta dei principi attivi in profilassi (osservata complessivamente nel campione degli ospedali arruolati in Regione) possa aver contribuito al lieve contenimento della diffusione del fenomeno Ica. Tuttavia, è altrettanto probabile che questa condotta prescrittiva possa aver agito da concausa dall’instaurarsi, in molti degli ospedali campani, di un microbiota residente caratterizzato da percentuali di resistenza e resistotipi che risultano tra i più allarmanti d’Europa.

 

Sorveglianza, uno strumento necessario

Giunto alla terza edizione, il rapporto campano si è dimostrato uno strumento conoscitivo efficace poiché fornisce una visione aggiornata sull’appropriatezza dalle politiche antibiotiche adottate in ambito ospedaliero, permettendo di analizzare le loro ricadute sull’efficacia dei principi attivi disponibili, attraverso rilevazioni sulle antibiotico resistenze e sull’uso di antibiotici, basate su metodologie validate scientificamente in sede comunitaria.

 

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