Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

resistenze agli antibiotici

Aspetti epidemiologici

Revisione a cura di Fortunato Paolo D'Ancona (ministero della Salute), Annalisa Pantosti e Patrizio Pezzotti (Iss)

 

In Europa

 

2 febbraio 2017 - A gennaio 2017 l’Ecdc ha pubblicato il rapporto “Antimicrobial resistance surveillance in Europe 2015” (pdf 10 Mb) con i dati forniti dallo European Antimicrobical Resistance Surveillance Network (Ears-Net), la rete di sorveglianza coordinata dall’Ecdc. Questa sorveglianza raccoglie i dati relativi alla segnalazione di infezioni invasive (sangue e liquor) di alcuni patogeni selezionati per la loro importanza clinica e microbiologica. I dati italiani provengono dalla sorveglianza Ar-Iss e dal sistema Micronet a essa associata.

 

I dati delineano lo scenario sulla diffusione delle resistenze agli antibiotici nel 2015 e forniscono un quadro sulle tendenze osservate tra il 2012 e il 2015 in 30 Paesi dell’Unione europea (Ue) e dello Spazio economico europeo (See).

 

Il documento presenta i dati relativi a: Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus, Acinetobacter spp., Enterococcus faecalis e Enterococcus faecium.

 

Nel vecchio continente, la resistenza agli antibiotici mostra grandi differenze in base ai batteri, al gruppo antimicrobico e alla regione geografica. Per molti gruppi antimicrobici e combinazioni specie batterica/antibiotico è evidente un gradiente Nord-Sud ed Est-Ovest: in generale nei Paesi settentrionali sono riportate percentuali di resistenza più basse mentre nei Paesi meridionali o orientali si registrano percentuali più alte.

 

In generale il rapporto sottolinea la preoccupante presenza di resistenze nei batteri gram-negativi. Continua, infatti, ad aumentare la resistenza in due specie di batteri sotto sorveglianza: Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae. Queste due specie, responsabili di infezioni urinarie, sepsi e altre infezioni nosocomiali, mostrano un aumento nelle percentuali di resistenza alle cefalosporine di 3a generazione, fluorochinoloni ed aminoglicosidi, resistenze che sono spesso combinate tra loro generando batteri multi-resistenti, causa di infezioni difficilmente trattabili.

 

Negli ultimi anni tra le resistenze si è aggiunta anche quella ai carbapenemi, antibiotici di ultima risorsa per trattare infezioni da batteri multi resistenti. Resistenza che può rendere l’infezione praticamente intrattabile. Nel 2015, la percentuale media di ceppi di K. pneumoniae resistente ai carbapenemi nei Paesi europei è del 8,1% con una larghissima variabilità che va da 0 al 61,9%, mentre rimane ancora bassa (0,1%) per E. coli. La resistenza ai carbapenemi e la multi resistenza risultano comuni anche per Acinetobacter.

 

I trend relativi ai batteri gram-positivi mostrano invece una situazione diversa: negli ultimi anni, la percentuale media di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (Mrsa) ha mostrato un trend di diminuzione a livello Ue/Eea (dal 18,8% nel 2012 al 16,8 nel 2015), anche se la Mrsa rimane una priorità di salute pubblica perché 8 Paesi su 30 ha riportato percentuali superiori al 25%.

 

Infine per gli enterococci si registra un aumento significativo della percentuale di resistenza a vancomicinia in E. faecium.

 

Un uso prudente degli antibiotici e la promozione di strategie di controllo dell’infezione – mirate su tutti i settori della sanità (ospedali, ambulatori e strutture a lunga degenza) – sono i principali interventi che devono essere attuati per prevenire la selezione e la trasmissione di batteri resistenti agli antibiotici.

 

Consumo di antibiotici: i dati Esac-Net

Ogni anno, lo European Surveillance of Antimicrobial Consumption Network (Esac-Net) (pdf 379 kb) pubblica i dati sul consumo di antibiotici nei 28 Paesi dell’Unione europea più Islanda e Norvegia. I dati sono disponibili per gli antibatterici ad uso sistemico, gli antimicotici e gli antifungini ad uso sistemico e gli antivirali ad uso sistemico. Sebbene questi farmaci siano utilizzati e somministrati soprattutto nella comunità, l’uso all’interno degli ospedali rappresenta il fattore chiave della diffusione dei batteri multi-resistenti responsabili dell’insorgenza di infezioni correlate all’assistenza. Nel 2015, il consumo di antibiotici per uso sistemico nella comunità è stato di 22,4 DDD/1000 abitanti die (Dose Definita Giornaliera) un dato che, sebbene sia più alto degli anni precedenti, non mostra variazioni significative durante il periodo 2011-15. Il consumo per uso sistemico in ambito nosocomiale è stato di 2,1 DDD/1000 abitanti die (passando da 1 nei Paesi Bassi a 2,9 a Malta).