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resistenze agli antibiotici
Informazioni generali

revisione a cura di Annalisa Pantosti - Mipi-Iss, Fortunato Paolo D'Ancona e Valeria Alfonsi - Cnesps-Iss

 

15 novembre 2012 - Lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici, a partire dalla seconda metà del XX secolo, ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni ritenute in passato incurabili. Tuttavia, malgrado siano state investite risorse ed energie al fine di aumentare la conoscenza dei meccanismi di resistenza e nella ricerca di molecole sempre più efficaci, la comparsa di resistenze agli antibiotici è al momento più veloce dello sviluppo di nuove molecole.

 

Oggi questa problematica è diventata una vera e propria priorità di sanità pubblica a livello mondiale, non soltanto per le importanti implicazioni cliniche (aumento della morbilità, letalità, durata della malattia, possibilità di sviluppo di complicanze, possibilità di epidemie), ma anche per la ricaduta economica delle infezioni da batteri antibiotico-resistenti, dovuta al costo aggiuntivo richiesto per l’impiego di farmaci e di procedure più costose, per l’allungamento delle degenze in ospedale e per eventuali invalidità.

 

Negli ultimi anni, questo fenomeno sta aumentando notevolmente e rende necessaria una valutazione dell’impatto in sanità pubblica, specifica per patogeno, per antibiotico e per area geografica. Ogni microrganismo è infatti causa di malattie di severità e incidenza diversa e nei suoi confronti possono essere disponibili pochi o molti chemioterapici efficaci o anche altre forme di prevenzione primaria come la vaccinazione.

 

Inoltre la comparsa di patogeni resistenti contemporaneamente a più antibiotici (multidrug resistance) riduce ulteriormente la possibilità di un trattamento efficace. È da sottolineare che questo fenomeno riguarda spesso  infezioni correlate all’assistenza sanitaria, che insorgono e si diffondono all’interno di ospedali e altre strutture sanitarie.

 

Il problema della resistenza agli antibiotici è complesso poiché fondato su molteplici fattori: l’aumentato uso di questi farmaci (incluso l’utilizzo non appropriato), la diffusione delle infezioni ospedaliere da microrganismi antibiotico-resistenti (e il limitato controllo di queste infezioni), un aumento dei viaggi internazionali e quindi una maggiore diffusione dei ceppi. L’uso continuo degli antibiotici aumenta la pressione selettiva favorendo l’emergere, la moltiplicazione e la diffusione dei ceppi resistenti.

 

L’Organizzazione mondiale della sanità e l’Unione europea hanno sottolineato più volte l’importanza di questa materia e hanno indicato una serie di provvedimenti specifici, volti a contenere il diffondersi della resistenza antimicrobica attraverso un uso prudente degli agenti antibiotici nell’uomo. L’Unione europea, in particolare, ha inserito l’antibiotico-resistenza tra le priorità da affrontare, già dal 1999, con la risoluzione denominata “Una strategia contro la minaccia microbica” in cui si afferma che l’antibiotico-resistenza costituisce un grave problema di sanità pubblica e che un’efficace riduzione del fenomeno non può essere conseguita solo attraverso misure a livello nazionale, ma richiede una strategia comune e un’azione coordinata a livello internazionale. Nel 2001 ha deliberato le raccomandazioni per una strategia comune contro l’antibiotico-resistenza e l’uso prudente degli antibiotici in medicina umana. Recentemente, il Parlamento europeo, in parere congiunto con tutte le agenzie europee che operano nel settore, ha lanciato il Piano d’azione europeo sulla resistenza agli antibiotici 2011-2015 (pdf 1,3 Mb), una serie di importanti azioni strategiche per la mitigazione, la prevenzione ed il controllo, al fine di preservare l’efficacia degli antibiotici, ed assicurare che rimangano uno strumento efficace per combattere le malattie, sia nell’uomo che negli animali.

 

I sistemi di sorveglianza

L’importanza del fenomeno e la sua diffusione a livello mondiale, hanno dato origine all’attivazione di numerosi sistemi di sorveglianza, basati sulla raccolta dei dati di laboratorio a livello locale o nazionale. Per rendere omogenei e interpretabili i dati raccolti da questi sistemi e favorire il confronto tra varie realtà nel 1998 l'Unione europea ha deciso di finanziare una rete di sorveglianza europea Earss (European Antimicrobial Resisitance Surveillance System) che coinvolgesse diverse reti di sorveglianza nazionali. Da gennaio 2010 la sorveglianza dell’antibiotico-resistenza europea ha assunto proprietà istituzionali diventando una rete europea dei sistemi di sorveglianza nazionali della resistenza antimicrobica (Ears-Net), coordinata e finanziata dall’Ecdc che, attraverso un sistema informativo, denominato Tessy, raccoglie i dati attraverso la trasmissione di file basandosi su specifiche ereditate dal precedente progetto europeo Earss.

 

In Italia, nel 1999 l’Istituto superiore di sanità ha istituito il progetto pilota di sorveglianza dell’antibiotico-resistenza Ar-Iss. Dal 2001 Ar-Iss si è evoluto in un vero e proprio sistema di sorveglianza sentinella con caratteristiche uniche in Italia, in quanto non è finanziata dall’industria farmaceutica, coinvolge numerosi laboratori su tutto il territorio nazionale ed è continuativa nel tempo. Il protocollo Ar-Iss risponde alle esigenze informative di Ears-Net.

 

Ar-Iss raccoglie i dati riguardanti l’antibiotico-resistenza in un selezionato gruppo di batteri isolati da infezioni invasive di sicura rilevanza clinica (batteriemie o meningiti diagnosticati da laboratori ospedalieri) e che rappresentano sia infezioni acquisite in ambito comunitario (Streptococcus pneumoniae) sia infezioni associate all’assistenza sanitaria (Staphylococcus aureus, Enterococcus faecium e E. faecalis, Klebsiella pneumoniae e K. oxytoca, Pseudomonas aeruginosa, Escherichia coli). Per ogni microrganismo l’attenzione è posta prevalentemente su alcuni antibiotici o classi di antibiotici particolarmente significativi in terapia o per il monitoraggio dell’andamento dell’antibiotico-resistenza.

 

Oltre all’iniziativa nazionale Ar-Iss, da segnalare che alcune Regioni (Emilia Romagna, Lombardia) hanno istituito sistemi di sorveglianza regionali sul fenomeno dell’antibiotico resistenza.

 

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Ultimo aggiornamento martedi 1 aprile 2014
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