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interruzione volontaria di gravidanza

Andamento delle interruzioni volontarie di gravidanza in Italia nel 2016

Angela Spinelli (Iss), Marzia Loghi e Alessia D’Errico (Istat)

 

25 gennaio 2018 - È stata trasmessa al Parlamento il 27 dicembre 2017 la Relazione contenente i dati definitivi relativi al 2016 sull’attuazione della legge 194/78 che stabilisce le norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg). I dati elaborati sono stati raccolti dal Sistema di sorveglianza epidemiologica delle Ivg, coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con il ministero della Salute, l’Istat, le Regioni e le Province autonome. Il monitoraggio avviene a partire dai modelli D12 dell’Istat che devono essere compilati per ciascuna Ivg nella struttura in cui è stato effettuato l’intervento.

 

Alcuni dati

Dai dati emerge che anche nel 2016 prosegue l’andamento in diminuzione del fenomeno, anche se in entità minore rispetto agli anni precedenti. Lo scorso anno, infatti, il numero di Ivg è stato pari a 84.926, una diminuzione del 3,1% rispetto al dato del 2015, quando ne erano state registrate 87.639. Le Ivg cioè si sono più che dimezzate rispetto alle 234.801 del 1982, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia.

 

Tutti gli indicatori confermano il trend in diminuzione: il tasso di abortività (numero di Ivg per 1000 donne tra 15 e 49 anni), che rappresenta l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza del ricorso all’Ivg, è stato 6,5 per 1000 nel 2016, con una riduzione dell’1,7% rispetto al 2015; il rapporto di abortività (numero delle Ivg per 1000 nati vivi) nel 2016 è risultato pari a 182,4 per mille (-1,4% rispetto al 2015).

 

Rimane alto il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza da parte delle donne straniere per le quali nel 2016 si registra il 30% del totale delle Ivg, sebbene anche in questo gruppo di popolazione si osservi una diminuzione negli anni recenti. In generale continuano a diminuire i tempi di attesa, pur persistendo una non trascurabile variabilità fra le Regioni. La mobilità fra le Regioni e Province è in linea con quella di altri servizi del Servizio sanitario nazionale: il 91,4% delle Ivg nel 2016 viene effettuato nella Regione di residenza, di cui l’86,5% nella Provincia di residenza.

 

Continua anche l’aumento al ricorso all’aborto medico (15,7% rispetto a 3,3% del 2010) e rimane alta la percentuale di obiettori (70,9% dei ginecologi e 48,8% degli anestesisti) sebbene risulta una media nazionale di 1,6 Ivg a settimana per ginecologo non obiettore.

 

I 40 anni della legge 194

Con l’avvicinarsi dei 40 anni dalla approvazione della legge 194 la Ministra Beatrice Lorenzin ha chiesto all’Istat di offrire una lettura di questo lungo periodo di applicazione della legge, contestualizzando la raccolta dati contenuta nelle relazioni annuali al Parlamento con i cambiamenti più significativi avvenuti nel Paese, considerando soprattutto le caratteristiche delle generazioni di donne che si sono succedute, seguendone il percorso di vita riproduttiva, che va dai 15 ai 49 anni. Lo studio dell’Istat, alla cui interpretazione ha contribuito l’Iss, consente di collocare i dati sulla legalizzazione dell’aborto all’interno delle dinamiche sociali e demografiche italiane degli ultimi 40 anni, e suggerisce chiavi di lettura e ipotesi interpretative.

 

Nell’analisi longitudinale delle generazioni sono emersi importanti cambiamenti nel ruolo sociale della donna che le hanno consentito una maggiore autonomia nelle scelte riproduttive: in primis il livello di istruzione che è aumentato in modo significativo nello spazio di poche generazioni. Un traguardo che ha permesso alle donne di entrare pieno titolo nel mondo del lavoro. Le nascite sono sempre più posticipate e si sono ridotte quelle dei secondi figli e successivi. Tutto questo è avvenuto in un contesto di separazione netta fra sessualità (sempre più precoce) e genitorialità (sempre più tardiva) che ha fatto aumentare il periodo di tempo in cui si vuole evitare una gravidanza: nonostante ciò emerge chiaramente che l’abortività volontaria in Italia non è mai diventata un mezzo di controllo delle nascite. L’unico gruppo per il quale si è osservato un (lieve) aumento del ricorso all’Ivg (comunque fra i più bassi nei Paesi occidentali) è quello delle giovanissime (15-20 anni) delle generazioni più recenti.

 

Infine l’Istat, insieme con l’Iss, ha utilizzato nuovi metodi per valutare l’eventuale presenza nel nostro Paese dell’aborto clandestino: le stime ottenute risultano circoscritte in un intervallo abbastanza ristretto che va dai 10.000 ai 13.000 casi. Si rileva una sorta di instabilità di questi numeri dovuta anche alle modifiche della fruibilità della contraccezione d’emergenza negli ultimi due anni.

 

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