Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

chikungunya

Notiziario - 20 settembre 2007

Ecdc e Oms: positivi gli interventi contro il virus chikungunya

Una delegazione composta da rappresentanti Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dell’Organizzazione mondiale sanità (Oms) ha incontrato i rappresentanti del Servizio sanitario della Regione Emilia-Romagna. Scopo della missione era acquisire informazioni e indicazioni sulle strategie e i protocolli operativi applicati dalla Regione contro l’infezione causata dal virus Chikungunya. Secondo i rappresentanti della delegazione, il Servizio sanitario regionale ha agito in maniera corretta e tempestiva. Si è sottolineata anche la necessità di imparare a convivere con i rischi di diffusione di queste malattie e a controllarle. Denis Coulombier, responsabile dell’Area preparazione e gestione dell’emergenza dell’Ecdc ha sottolineato come i casi d’infezione siano stati correttamente individuati, e sia stato fatto tutto per evitare la trasmissione del virus. “Ma ciò che qui abbiamo imparato è che questi focolai possono manifestarsi in qualsiasi stato dell’Unione europea: dobbiamo quindi imparare a convivere con questo rischio”, commenta Coulombier.

La Regione Emilia-Romagna, nel frattempo, ha deciso lo stanziamento di 1 milione di euro come intervento di sostegno agli enti locali per far fronte agli interventi straordinari di lotta alla zanzara tigre.

Sul fronte delle infezioni, la Regione ha fornito gli ultimi dati relativi alla diffusione del virus, ormai in curva epidemica discendente dopo il picco di metà agosto: al 14 settembre risultavano infatti 101 casi positivi, 33 negativi, e 133 in attesa di esito.

 

Emilia-Romagna: investire su prevenzione e sorveglianza

“L’epidemia di chikungunya in Emilia-Romagna ci ha insegnato soprattutto una cosa: le malattie infettive non sono un problema archiviato e per gestirle occorre ritornare alla cultura della prevenzione. Tutti, dai medici di medicina generale al personale dei pronto soccorso, devono vivere la sorveglianza in modo positivo e non percepirla, come spesso accade, come un noioso atto burocratico”. Così Raffaella Angelini, direttore del dipartimento di Sanità pubblica dell’Azienda Usl di Ravenna, richiama l’attenzione su quella che è stata la vera protagonista dell’epidemia estiva di chikungunya: la sorveglianza. È anche grazie all’esperienza consolidata in tal senso che la gestione di questa epidemia ha potuto essere così efficace: in Emilia-Romagna, infatti, è attivo fin dal 2005 un programma multidisciplinare sulla zanzara tigre (sorveglianza dell’infestazione, strategie di lotta, coinvolgimento attivo dei cittadini) e, dallo scorso giugno, uno sulle malattie trasmesse da vettori (chikungunya ma anche dengue, leishmaniosi, infezione da West Nile virus). Inoltre da più di un anno si sta sperimentando un sistema di sorveglianza (leggi la delibera del 2005 e la determina del 2006) basato su segnalazioni rapide di malattie infettive nell’uomo, che richiedono interventi tempestivi di sanità pubblica.

 

Un punto piuttosto delicato, da non sottovalutare, è anche il controllo di qualità dell’attività delle ditte esterne coinvolte: entro la primavera del prossimo anno, quando riprenderà la diffusione delle zanzare, si prevede quindi di mettere a punto dei protocolli standard condivisi in proposito. Restano comunque numerose questioni aperte. “In questo caso l’epidemia non è particolarmente grave, poiché la malattia è generalmente benigna”, sostiene Pierluigi Macini, responsabile del servizio di Sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna. “Resta il fatto, però, che in futuro, con lo stesso meccanismo, potranno diffondersi in Italia attraverso la zanzara tigre altri virus più pericolosi, come per esempio quello della dengue. Nell’immediato, invece, l’epidemia di chikungunya ha messo in crisi il sistema della raccolta di sangue in tutta la Regione, che si è ridotta in modo significativo, circa il 10%. In caso di focolaio, infatti, finora si è deciso di sospendere le donazioni per 45 giorni in tutto il Comune di appartenenza. Questo è a mio avviso un grave problema, che richiede una riflessione immediata per pervenire a strategie di gestione condivise e più sostenibili”.

 

Quali rischi per l’Europa?

Il 14 settembre 2007 si è tenuta a Stoccolma, in Svezia, una conferenza stampa a cui hanno partecipato diversi esperti di sanità pubblica di Italia, Francia, Ecdc e Oms: Stefania Salmaso, direttore del Cnesps, Iss; Jean-Claude Desenclos, capo del dipartimento per le malattie infettive, Istituto francese per la sorveglianza in salute pubblica; Denis Coulombier, responsabile dell’Area preparazione e gestione dell’emergenza dell’Ecdc e Roberta Andraghetti, Area malattie trasmissibili dell’Oms Europa.