Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Tubercolosi

Sospetto di contagio di Tbc da un’infermiera a una neonata, in un reparto maternità di un ospedale di Roma, 2011

6 ottobre 2011 - 1738 genitori chiamati a presentare il proprio bambino per visita e test diagnostico, in tre settimane: l’indagine epidemiologica, coordinata dalla Asl Roma E, in collaborazione con l’Agenzia di sanità pubblica della Regione, l’Istituto nazionale per le malattie infettive “L. Spallanzani”, l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, l'Azienda ospedaliera S. Camillo e il Policlinico Gemelli stesso, ha ottenuto una compliance altissima (95%).

 

Questo tenendo conto anche del periodo (in agosto molte famiglie erano in ferie), della quota di non residenti (il Gemelli attrae partorienti da tutto il Centro-Sud d’Italia) e dell’invasività di un prelievo sanguigno di 3 ml in un neonato. Nella scelta della popolazione esposta è stata adottata una definizione che generalmente si applica ai contatti stretti e conviventi, cioè tutti i bambini presenti nel nido fino a tre mesi prima dell'inizio sintomi dell'infermiera. Sono stati così inclusi tutti i bambini nati nell’ospedale dal 1 gennaio 2011 fino al 28 luglio 2011 (48 ore dopo l’ultimo turno lavorativo dell’infermiera).

 

Per lo screening l’unità di coordinamento si è orientata su di un test basato sul rilascio di gamma-interferone (IGRA). L’obiettivo era di individuare i soggetti con infezione tubercolare latente e selezionare i bimbi da sottoporre a profilassi.

 

Tra i 1343 bambini testati (per i quali le visite cliniche e i test sono stati effettuati fra il 18 agosto e il 10 settembre 2011), 118 sono risultati positivi al QFT-ITs (8.8%) e solo 3 indeterminati (bassa risposta al mitogeno, <0.5 IU/mL).

 

Durante le indagini vi è stata una enorme pressione da parte dei media. La comunicazione del rischio è stato uno dei punti più critici: mentre per i genitori dei bambini esposti il contatto diretto con gli operatori ha potuto veicolare un messaggio chiaro, tutti i genitori di bimbi non inclusi nella coorte, ma nati recentemente nel reparto in questione, hanno ricevuto le informazioni solo dai media, che hanno spesso fatto confusione fra positivi al test e malati creando disorientamento e ansia.

 

Per i dettagli dell’indagine scarica il documento completo (pdf109 kb).