Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

infezione da Hiv e Aids

Ultimi aggiornamenti

20/9/2018 - Infezioni da Hiv e Aids in Italia: lo stato dell’arte nella Relazione al Parlamento 2017

In Italia, nel 2016, sono state riportate 3451 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100 mila residenti e il numero delle nuove diagnosi è risultato in calo rispetto all’anno precedente (nel 2015 erano 3549), per tutte le modalità di trasmissione (rapporti eterosessuali; uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini – Msm, Men who have sex with men; utilizzatori di droghe per via endovenosa – Idu, Injecting drug users). Lo riferisce la Relazione Aids 2017 (inviata al Parlamento il 12 settembre 2018) che illustra: le attività svolte dal Ministero nell'ambito dell'informazione, della prevenzione, dell’assistenza e dell’attuazione di progetti relativi all'Hiv/Aids; le attività realizzate in collaborazione con il Comitato tecnico sanitario (Sezione per la lotta contro l’Aids e Sezione del volontariato per la lotta contro l’Aids); l'attività svolta dall'Istituto superiore di sanità (Iss), in particolare le iniziative in tema di sorveglianza dell'infezione da Hiv e dell'Aids, di ricerca, di prevenzione e di counselling telefonico e di comunicazione online. Leggi il commento di Anna Maria Luzi e Barbara Suligoi (Dipartimento Malattie infettive, Iss).

 

13/9/2018 - Hiv-Aids: verso l’unificazione dei sistemi di sorveglianza

Descrivere i 21 sistemi regionali di sorveglianza Hiv e verificare la fattibilità dell’unificazione di questi sistemi in un sistema di sorveglianza unico a livello nazionale: è questo l’obiettivo di uno studio condotto, a marzo 2017, dal Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con i referenti regionali del Sistema di sorveglianza nazionale delle nuove diagnosi di infezione da Hiv. Dai risultati dell’indagine – pubblicati su Epidemiologia & Prevenzione – emerge che più della metà dei sistemi di sorveglianza regionali adotta un metodo di raccolta dati informatizzato e che le restanti Regioni, con sistema cartaceo, sono distribuite equamente nelle tre macroaree del Paese (Nord, Centro e Sud e Isole). Inoltre, alcuni sistemi regionali non si sono adeguati completamente alla scheda di raccolta dati contenuta nel Decreto di istituzione della sorveglianza nazionale Hiv (del 31 marzo 2008) e altri riferiscono una sottonotifica del sistema. Nella maggioranza dei casi si registra un lieve ritardo di notifica da parte dei Centri segnalatori e alcuni referenti regionali sottolineano lacune nella completezza dei dati. Tra i punti di forza: l’informatizzazione dei sistemi e una buona autovalutazione rispetto alla qualità dei sistemi e dei dati che vi confluiscono. Sono, inoltre, emerse indicazioni utili al miglioramento del sistema Hiv nazionale, tra le quali l’unificazione della sorveglianza Hiv con la sorveglianza dei casi di Aids e l’implementazione di un unico sistema nazionale, in risposta anche alle indicazioni dettate dal Piano nazionale di interventi contro l’Hiv e l’Aids 2017 (Pnaids). Per approfondire consulta l’articolo completo “Le sorveglianze Hiv regionali in Italia: la base per il futuro sistema nazionale” (Epidemiol Prev 2018; 42 (3-4), maggio-agosto) e il commento inserito nella sezione “Parole e Cambiamento” della stessa rivista.

 

3/5/2018 - Un’indagine anonima rivolta alle donne

I ricercatori dell’Unità operativa ricerca psico-socio-comportamentale, comunicazione, formazione (Uo Rcf) del Dipartimento malattie infettive (Dmi) dell’Istituto superiore di sanità (Iss) hanno messo a punto un’indagine rivolta alla popolazione femminile riguardante i comportamenti e la percezione del rischio di contrarre un’infezione a trasmissione sessuale. Per maggiori informazioni leggi la notizia.

 

19/4/2018 - Casi di infezione da Hiv in fase avanzata non diagnosticati: uno studio Iss

Nel nostro Paese circa 6 mila persone con Hiv in fase avanzata (numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cell/μL) non sono state ancora diagnosticate: è quanto emerge da uno studio dell’Iss che ha messo in luce le caratteristiche e il numero di queste persone applicando un modello del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) sui dati della sorveglianza Hiv tra il 2012 e il 2014. Lo studio ha evidenziato che si tratta soprattutto di maschi (82,8%) che hanno contratto il virus per via sessuale: sia attraverso rapporti eterosessuali (33,4%), sia attraverso rapporti sessuali con altri uomini (35%, men who have sex with men - Msm). La prevalenza dei non diagnosticati Hiv in fase avanzata è 11,3 casi per 100.000 abitanti con forti variabilità regionali (si passa da 0,7 casi per 100.000 abitanti in Calabria a 20,8 in Liguria). Per maggiori informazioni leggi l’articolo completo “People living with undiagnosed HIV infection and a low CD4 count: estimates from surveillance data, Italy, 2012 to 2014” pubblicato su Eurosurveillance il 12 aprile 2018.

 

1/2/2018 - Annual Epidemiological Report 2017

Come ogni anno il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) pubblica l’Annual Epidemiological Report (Aer) basato sui rapporti di sorveglianza (Disease surveillance reports) delle singole patologie e dei gruppi di malattie infettive. Ognuno di questi rapporti presenta una panoramica dei dati raccolti nel 2015 dal sistema di sorveglianza Tessy sulla situazione epidemiologica di una specifica patologia nei Paesi membri dell’Unione europea (Ue) e in quelli dello Spazio economico europeo (See). Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.


 

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