Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

home > malattie infettive > infezione da Hiv e Aids > ultimi aggiornamenti ...
argomenti di salute
infezione da Hiv e Aids
Ultimi aggiornamenti

(7 aprile 2016) Screening prenatali in Europa: una survey Ecdc

Nei Paesi dell’Unione europea (Ue) e dello Spazio economico europeo (See) è ancora presente la trasmissione materna (mother-to-child transmission) di Hiv, epatite B, sifilide e rosolia, soprattutto in alcuni gruppi a rischio. È quanto emerge dal rapporto tecnico “ Antenatal screening for HIV, hepatitis B, syphilis and rubella susceptibility in the EU/EEA - A Member State Survey”, pubblicato dall’Ecdc ad aprile 2016. Il documento presenta i risultati di una survey condotta tra 26 Paesi Ue/See per raccogliere informazioni sugli screening prenatali nei singoli Paesi. Lo screening prenatale per l’Hiv, l’epatite B e la sifilide viene offerto da un’alta percentuale di Stati membri dell’Ue/See, mentre quello per la rosolia da 14/26 Paesi. Nella maggior parte dei Paesi che offre lo screening prenatale, la copertura è maggiore del 90-95%. Tuttavia, pochi Paesi raccolgono dati utili a valutare l’efficacia di tali programmi. Pertanto, sarebbe auspicabile rafforzare la sorveglianza dei casi di trasmissione materna di Hiv, epatite B, sifilide e rosolia, per potere migliorare le valutazioni di incidenza dei casi e identificare i fattori di rischio. Inoltre, visto che la trasmissione materna di Hiv, epatite B, sifilide e rosolia colpisce in particolare alcuni gruppi vulnerabili che hanno un accesso limitato sia alle cure prenatali che ai test di screening, si raccomanda agli Stati membri di considerare la messa in atto di interventi mirati per le popolazioni a rischio, sulla base di una valutazione dell’epidemiologia della malattia e dei suoi fattori di rischio. Per maggiori informazioni scarica il documento completo (pdf 1,8 Mb) e leggi la notizia sul sito Ecdc.

 

(24 marzo 2016) Strategie di prevenzione dell’infezione da Hiv e dell’Aids: la Relazione al Parlamento

Nel 2014 sono state segnalate 3695 nuove diagnosi di infezione da Hiv (pari a un’incidenza di 6,1 nuovi casi ogni 100.000 residenti) e sono stati diagnosticati 858 nuovi casi di Aids (pari a un’incidenza di 1,4 nuovi casi per 100.000 residenti). La maggior parte (84,1%) delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è riconducibile a rapporti sessuali non protetti (di cui il 43,2% tra coppie eterosessuali e il 40,9% tra maschi che fanno sesso con maschi, men who have sex with men - Mnm). Sono alcuni dei dati contenuti nella Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione delle strategie attivate per fronteggiare l’infezione da Hiv nel 2014, pubblicata dal ministero della salute il 18 marzo scorso. Il documento presenta: le attività svolte dal Ministero nell’ambito dell’informazione, prevenzione, assistenza e attuazione di progetti relativi all’Hiv/Aids; le attività della Commissione nazionale per la lotta contro l’Aids; l’attività svolta dall’Istituto superiore di sanità (Iss), in particolare le iniziative in tema di sorveglianza dell’infezione da Hiv e dell’Aids, di ricerca e di prevenzione attraverso un’informazione scientificamente corretta, aggiornata e personalizza erogata dal Servizio di counselling “Telefono Verde Aids e Infezioni Sessualmente Trasmesse – 800.861.061” e attraverso un’informazione on line fornita dal sito istituzionale uniticontrolaids.it. Per approfondire consulta: sul sito del Ministero, il documento completo “Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione delle strategie attivate per fronteggiare l’infezione da Hiv nell’anno 2014 (articolo 8, comma 3, legge 5 giugno 1990, n. 135)” (pdf 1,3 Mb) e il comunicato stampa; sul sito dell’Iss, le pagine dedicate al Telefono Verde Aids e Infezioni sessualmente trasmesse (800.861.061) a cura dell’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione (UO RCF), le pagine del Centro operativo Aids (Coa) e il sito uniticontrolaids.it.

 

(11 febbraio 2016) Piemonte: il nuovo report sulle infezioni da Hiv e Aids

Nel 2014, in Piemonte, 281 persone hanno scoperto di aver contratto l’Hiv, pari a un tasso di incidenza di 6,3 casi ogni 100.000 abitanti. Le nuove diagnosi di Hiv si osservano con maggiore frequenza tra gli uomini (75%) e tra i giovani. Il tasso di incidenza più elevato (16,3 casi per 100.000) si registra tra i piemontesi di età compresa tra i 25 e i 34 anni. I rapporti sessuali non protetti sono la principale via di trasmissione (in più di 9 casi su 10) e, negli ultimi 15 anni, si osserva una crescita delle diagnosi attribuibili ai rapporti omosessuali non protetti tra gli uomini. I casi di nuova diagnosi di Hiv tra gli stranieri rappresentano il 27% del totale. È ancora molto alto il numero di persone che arrivano tardi alla diagnosi (32% dei casi totali), quando il loro sistema immunitario è già compromesso o addirittura quando si è già sviluppata la malattia (Aids). Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Hiv e Aids in Piemonte. Aggiornamento 2014” (pdf 552 kb), pubblicato dal Servizio di riferimento regionale di Epidemiologia per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive (Seremi).

 

(11 febbraio 2016) Emilia-Romagna: il nuovo report sulle infezioni da Hiv e Aids

In Emilia-Romagna, nel periodo 2006-2014 sono state notificate 3850 nuove diagnosi di infezione da Hiv, di cui 3348 (87%) relative a cittadini residenti in Regione. Tra i residenti l’incidenza media annua è quindi pari a 8,5 casi per 100.000 abitanti; nell’ultimo anno l’incidenza tra i residenti è pari a 7,6, in aumento rispetto al 2013, ma inferiore rispetto ai valori osservati nel periodo 2006-2012. Le caratteristiche prevalenti della persona sieropositiva sono il sesso maschile (73,5%), l’età compresa tra i 30 e i 39 anni (33,1%) e la nazionalità italiana (70,9%). Per quanto riguarda le modalità di trasmissione, i dati nazionali evidenziano come la proporzione di nuove diagnosi legate all’utilizzo di droghe iniettive, storicamente fattore di rischio preponderante per questa infezione, sia calata drasticamente dal 76,2% registrato nel 1985, fino al 3,8% nel 2014. In Emilia-Romagna, nei nove anni di osservazione, tale percentuale non è mai superiore al 7% (4% nel 2014). D’altro canto, la proporzione dei casi attribuibili a trasmissione sessuale è invece aumentata: si è passati dall’84% nel 2006 al 92% nel 2014. Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto “Lo stato dell’infezione da Hiv/Aids in Emilia-Romagna. Aggiornamento sull’epidemia al 31/12/2014” pubblicato novembre 2015 dalla Regione Emilia-Romagna.

 

Stampa

Ultimo aggiornamento giovedi 7 aprile 2016

 

trova dati