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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

infezione da Hiv e Aids

Unaids 2008: milioni di persone hanno accesso ai trattamenti, ma si deve fare di più

I dati aggiornati del rapporto 2008 sull’epidemia di Aids, presentati dal programma congiunto delle Nazioni Unite sull'Hiv/Aids (Unaids) e dell'Oms, stimano che siano 33 milioni le persone affette da Hiv, 2,7 milioni quelle che hanno appena contratto il virus e 2 milioni i malati deceduti per Aids. Il 67% dei malati vive nei Paesi dell'Africa subsahariana, dove si concentra il 72% dei decessi per malattie correlate all’Aids. Tra le regioni più colpite nel mondo anche Asia meridionale e Sud-est asiatico.

 

Lo studio dell’Unaids utilizza i dati provenienti da 147 Paesi rispetto ai 25 principali obiettivi fissati dalla Nazioni Unite nella dichiarazione d'impegno sull'Hiv/Aids adottata nel 2001 e nella dichiarazione politica adottata nella riunione di alto livello sull'Hiv/Aids del 2 giugno 2006. I tassi relativi alle nuove infezioni da Hiv risultano in aumento in Cina, Indonesia, Kenya, Mozambico, Papua Nuova Guinea, Russia, Ucraina e Vietnam, mentre l’incidenza dell’epidemia sale in Germania, Regno Unito e Australia.

 

Si registrano segnali di miglioramento in tutti i 18 Paesi più colpiti dall'epidemia. In Ruanda, Zimbabwe, Burkina Faso, Camerun, Etiopia, Ghana, Malawi, Uganda e Zambia, il cambiamento delle abitudini sessuali e il maggior uso del preservativo ha provocato un sensibile calo nel numero di nuovi infetti da Hiv. Nel 2007, in Camerun, la percentuale di giovani che ha avuto rapporti sessuali prima dei 15 anni è scesa dal 35% al 14%. Namibia, Rwanda, Botswana e Cambogia sono i Paesi africani che hanno compiuto maggiori sforzi per estendere la fornitura pubblica degli antiretrovirali ai malati: la Namibia è passata dall’1% nel 2003 all’88% nel 2007, mentre la Cambogia ha rafforzato i trattamenti passando dal 14% nel 2004 al 67% nel 2007.

 

Più attenzione per le persone maggiormente a rischio

Dal 2005 gli sforzi di prevenzione su lavoratori del sesso, uomini gay e consumatori di droghe iniettive si sono triplicati. Accede ai servizi di prevenzione dall’Hiv il 60% dei lavoratori del sesso, il 50% di coloro che utilizzano droghe per via parentale e il 40% degli uomini gay.

In Africa, il 60% delle persone affette da Hiv sono donne, percentuale che sale al 75% tra i giovani. In Thailandia le principali modalità di trasmissione del virus dell’Hiv sono quelle per via sessuale e parenterale. Nel 2008, i rapporti sessuali delle coppie coniugate rappresentano la principale via di contagio.

 

Considerevoli i progressi di Botswana, Namibia, Swaziland e Sudafrica nelle terapie per impedire la trasmissione da madre a figlio, aumentate negli ultimi anni dal 9 al 33%. Dal 2005 al 2007, è salita dal 14% al 33% anche la percentuale di donne in stato di gravidanza positive all’Hiv, che ha ricevuto farmaci antiretrovirali per prevenire la trasmissione da madre a figlio. In questo stesso periodo il numero di nuove infezioni tra i bambini è sceso da 410 mila a 370 mila. Argentina, Bahamas, Barbados, Bielorussia, Cuba, Botswana, Cuba, Georgia, Moldova, Russia e Thailandia, con una copertura superiore al 75%, hanno quasi raggiunto l'accesso universale nella fornitura di trattamenti per prevenire la trasmissione da madre a figlio.

 

Guardare al futuro

Per fornire una risposta efficace, è importante che ciascun Paese conosca la realtà locale, scelga la giusta combinazione di interventi e concentri i programmi di prevenzione dall’Hiv laddove si verificano le infezioni. Il rapporto sottolinea che, sebbene gli aiuti internazionali per la lotta all'Aids nei Paesi a basso e medio reddito, negli anni siano notevolmente aumentati, occorre un maggiore impegno economico per centrare l'obiettivo dell'accesso universale alla prevenzione e al trattamento entro il 2010. Il raggiungimento di questo obiettivo dovrà basarsi su quattro valori chiave: approccio basato sui diritti, multisettorialità, risultati per le persone, impegno di comunità. In particolare, la battaglia per bloccare e invertire la diffusione dell’Aids richiede un impegno duraturo e diversificato, capace al contempo di garantire alle persone affette da Hiv l’accesso ai trattamenti antiretrovirali, di superare le disuguaglianze di genere e di promuovere l'istruzione.

 

Materiali utili