Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

sindrome alcolico fetale

Consumi alcolici tra la popolazione femminile

Emanuele Scafato – Direttore del centro Osservatorio nazionale alcol Cnesps

 

11 settembre 2014 - Essere donna nel terzo millennio è vivere e sentirsi in maniera profondamente più complessa rispetto a quanto le precedenti generazioni femminili abbiano avuto modo di sperimentare nel corso della loro vita. Per molte donne, se non per tutte, gli stili di vita si sono drasticamente modificati di pari passo al nuovo ruolo che la donna, a partire dagli anni Sessanta, ha progressivamente acquisito in ambito familiare e sociale. Attraverso i cambiamenti si sono fatti strada anche comportamenti in precedenza socialmente considerati prerogativa del sesso maschile e giudicati “sconvenienti” per le donne, come quelli legati all’abitudine al fumo e al bere.

 

Il consumo e, purtroppo, l’abuso delle bevande alcoliche è un fenomeno approdato di recente nell’universo femminile. La progressiva riduzione nel numero di donne astemie registrato nel corso degli ultimi venti anni e la diffusione del bere tra le ragazzine e le adolescenti è un indicatore significativo dell’ampliamento dell’esposizione al rischio alcol-correlato del numero di consumatrici il cui organismo, a differenza degli uomini, presenta una maggiore sensibilità e vulnerabilità fisiologica anche in funzione di condizioni esclusivamente femminili come la gravidanza e l’allattamento.

 

È dunque un importante scopo della prevenzione cercare di garantire un’informazione corretta ed esauriente che contribuisca a rendere le donne maggiormente abili e capaci nella gestione del bere, evitando di esporle agli effetti di una probabile inesperienza connessa all’adozione di un comportamento relativamente nuovo per intere generazioni e che si estende anche a chi, accanto alle donne, vive negli ambiti familiari, lavorativi, sociali.

 

Modelli familiari

Il ruolo femminile legato alla maternità, alla cura e all’educazione dei figli, all’attività lavorativa e all’importante e specifico contributo che essa stessa fornisce alla società attraverso la sua identità di donna, madre, moglie, lavoratrice rappresenta un fattore chiave dell’efficacia delle iniziative che possono contribuire a ridurre l’impatto dell’alcol sull’intera collettività. In Italia, le evidenze proposte dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità hanno dimostrato come l’abitudine al bere dei genitori, del capofamiglia in particolare, influenzi fortemente il modello di consumo alcolico dei componenti il nucleo familiare; lì dove il capofamiglia eccede è maggiore il rischio familiare di riscontrare coniugi o conviventi che bevono seguendo il modello poco salutare. E ciò, ovviamente, è fortemente preoccupante a fronte del modello che la donna, come madre di famiglia, può trasmettere ai figli.

 

Il ruolo delle campagne di comunicazione

Le informazioni utili per rendere più consapevoli le donne della maggiore vulnerabilità ai rischi e ai danni alcol-correlati sono tante e non tutte semplici da esporre.

 

Nel corso degli anni tutte queste evidenze sono state raccolte in libretti e opuscoli per la donna, tentando di fornire una serie di informazioni basate sull’evidenza scientifica la cui finalità è quella di favorire una riflessione e una conseguente attivazione personale sulla necessità di porre attenzione su un comportamento comune, il bere, e sulle possibili conseguenze dannose prodotte dall’alcol, evitando che possa giungere a nuocere o a minacciare la salute e la sicurezza della donna e di chi la circonda. Riflessione che deve partire soprattutto dalle donne stesse, sicuramente più esposte ai rischi non trascurabili di violenze psicologiche, relazionali e sessuali causate spesso dall’abuso alcolico o dall’alcol dipendenza altrui ma sempre più frequentemente vittime, consapevoli o meno, del personale abuso di alcol, spesso misconosciuto, quasi sempre sottovalutato. Conoscere l’alcol contribuisce a ridurre il rischio, qualunque esso sia.

 

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