La proliferazione elevata di microalghe in acque costiere è un fenomeno noto
da tempo, tipico delle zone tropicali, che può avere effetti dannosi non
solo sull’ambiente, ma anche sulla salute umana. La tossicità di alcune
microalghe è dovuta alla capacità di produrre tossine, le palitossine, così
chiamate dal nome del celenterato marino (
Palythoa toxica) da cui
sono state isolate per la prima volta nel 1971 alle Hawaii. Le palitossine
sono tra le più potenti tossine marine di natura non peptidica e tra le
principali cause di avvelenamento da prodotti ittici.
La diffusione del fenomeno
Negli ultimi decenni il fenomeno non solo è diventato sempre più frequente,
ma ha cominciato a diffondersi anche al di fuori delle zone tropicali. In
particolare, anche nel Mediterraneo si è assistito alla proliferazione di
un’alga unicellulare potenzialmente tossica,
Ostreopsis ovata, che
solitamente vive sulla superficie delle macroalghe rosse e brune presenti
sul fondo del mare. La proliferazione di microalghe anche alle nostre
latitudini è legata essenzialmente a fattori climatici:
- condizioni meteo-marine stabili
- moto ondoso ridotto (mare
calmo, presenza di barriere artificiali)
- elevata temperatura
dell’acqua (25°C o più)
- alta pressione atmosferica
- venti di mare con velocità sufficienti a
trasportare le goccioline d’acqua (aerosol).
I segni caratteristici del fenomeno, osservabili a occhio nudo, sono:
- opalescenza dell’acqua
- formazione di schiuma (foaming) in superficie
- presenza di materiale di consistenza gelatinosa in sospensione
- sott’acqua,
formazione di una pellicola bruna dall’aspetto membranoso sugli scogli e
su tutto ciò che si trova sul fondo.
Inoltre, organismi marini come ricci e stelle di mare possono mostrare segni
di sofferenza, per esempio perdita di aculei e bracci.
Modalità di intossicazione e sintomi
Al momento sono state osservate due principali modalità di intossicazione
per l’uomo, per via alimentare o per via aerea. Nel primo caso
l’intossicazione avviene a causa del consumo di molluschi, crostacei o pesci
contaminati: la sintomatologia si manifesta con vomito, diarrea, dolori agli
arti, spasmi muscolari e difficoltà respiratorie. Finora è stato registrato
un unico caso letale dovuto a ingestione di pesce contaminato, in Madagascar
nel 1994.
La seconda modalità di intossicazione, associata frequentemente all’uso
ricreativo delle acque marine, è l’inalazione di aerosol contenente
frammenti di cellule di alghe marine o tossine: i sintomi, che in genere si
presentano a distanza di 2-6 ore dall’esposizione, sono febbre alta (>38°C),
mal di gola, tosse, dispnea, cefalea, nausea, rinorrea, congiuntivite e
lacrimazione, vomito e dermatite.
Prevenzione e trattamento
Secondo le
linee guida del ministero della Salute, prodotte nel maggio del 2007,
per attenuare i possibili effetti dannosi legati al contatto con le
microalghe tossiche sarebbe opportuno:
- pulire la battigia per impedire l’accumulo di macroalghe o altro
materiale organico, evitando che l’azione meccanica del mare o la
decomposizione di questo materiale danneggi qualità e salubrità
dell’aerosol marino
- intensificare i controlli nella raccolta
di prodotti ittici commestibili da parte degli organi competenti
- invitare le persone ad allontanarsi dalla spiaggia, soprattutto se
affette da disturbi di tipo respiratorio (per esempio asma), nel caso
avvertano sintomi di irritazione alle vie respiratorie, lacrimazione
agli occhi o altri disturbi in seguito alla permanenza in aree di
balneazione a rischio.
A volte basta che le persone si spostino di alcune decine di metri,
eventualmente andando in un locale con aria condizionata, per eliminare o
attenuare i malesseri. Se invece i disturbi rimangono o si aggravano anche
dopo l’allontanamento dalla spiaggia, è opportuno recarsi al pronto
soccorso.