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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

attività fisica

Letteratura in movimento

28 maggio 2015 - L’Oms ha stimato che i livelli insufficienti di attività fisica sono un fattore di rischio per le malattie croniche e la causa di oltre 3 milioni di decessi all’anno nel mondo. Per questo motivo, nel Global Status report on noncommunicable diseases 2014 raccomanda a bambini e adolescenti 60 minuti al giorno di attività fisica di intensità da moderata a vigorosa e, agli adulti oltre i 18 anni, 150 minuti di attività fisica moderata a settimana. Raccomandazioni che derivano dall’osservazione che, nel 2010, il 20% dei maschi adulti e il 27% delle donne non ha raggiunto questi livelli mentre, tra gli adolescenti (11-17 anni), i valori salivano al 78% per i maschi e all’84% per le femmine.

 

Dei nove obiettivi globali di salute da raggiungere entro il 2025, l’attività è il terzo e si prefigge di ridurre del 10% la quota di sedentari attraverso interventi e strategie di sanità pubblica multisettoriali e multicomponenti con ricadute positive sulla prevalenza di ipertensione arteriosa, malattie metaboliche (come diabete e obesità) e, in ultima analisi, un impatto favorevole sulla mortalità delle malattie croniche.

 

Un obiettivo a cui Philipe de Souto Barreto, docente dell’Università di Tolosa, ha dedicato un editoriale sul British Medical Journal suggerendo che le strategie di contrasto alla sedentarietà dovrebbero concentrarsi su gruppi ben circoscritti di persone, piuttosto che essere dirette alla popolazione generale e orientate a raggiungere in questi soggetti progressi non necessariamente in linea con i livelli di attività fisica ideali espressi dalla raccomandazioni. Rileva che alcuni Paesi hanno già implementato nelle loro strategie di sanità pubblica queste politiche dei piccoli passi.

 

Un altro editoriale del British Medical Journal, a firma di un gruppo di ricercatori australiani, si concentra invece sui livelli di attività fisica ideali per la popolazione anziana. Anche in questa situazione gli obiettivi canonici sono considerati irraggiungibili e forzati. La proposta alternativa - e comunque scientificamente provata in quanto basata sulla dimostrazione ormai acquisita di una dose-dipendenza tra attività fisica e benefici per la salute - è un approccio più graduale e condiviso con la persona, gestito dal medico di medicina generale, che porti all’ingresso di attività fisica anche lieve nella vita quotidiana.

 

Dagli Stati Uniti, le raccomandazioni per l’attività fisica a scuola

La Community Preventive Services Task Force, un ente dello U.S. Department of Health and Human Services che dal 1996 si dedica a identificare gli interventi in grado di migliorare la salute nella popolazione e utilizza come “vetrina” il sito Community Guide, ha pubblicato un documento di indirizzo (per approfondire leggi anche la pagina Task Force Finding and Rationale Statement) per la promozione dell’attività fisica a scuola.

 

Il documento si basa sui risultati di una revisione sistematica di 14 studi (Lonsdale et al, 2013 Preventive Medicine, pdf 367 kb), tutti condotti in Paesi anglofoni (tranne uno belga), e in ogni scuola di ordine e grado (dalle elementari alle scuole superiori) e di un’indagine che fotografa la situazione statunitense, sempre del 2013 (Youth Risk Behavior Surveillance - United States, 2013 Mmwr 2014;63SS-4). Lo scenario descritto dall’indagine è drammatico: il 29% dei ragazzi delle scuole superiori si muove per almeno un’ora al giorno e il 15% è sedentario. Una speranza positiva arriva dai dati della revisione che dimostrano come nel contesto studiato ci sia stato un aumento del 10% dei livelli di attività fisica dopo l’implementazione di programmi di promozione mirati. La revisione individua due approcci, entrambi efficaci (il guadagno stimato dei livelli di attività fisica si colloca intorno al 15%): la “teaching strategies” attraverso il quale gli insegnanti apprendono le strategie di promozione dell’attività fisica e la “fitness infusion” in cui incentivano la partecipazione degli studenti in discipline di maggiore impegno. Il documento di indirizzo prende in considerazione i cambiamenti nel programma scolastico o nella vita quotidiana in grado di aumentare il tempo dedicato all’attività fisica moderata-intensa da parte degli studenti K-12 (una categoria che nel mondo anglosassone comprende scuola dell’infanzia, scuola primaria e secondaria di primo grado).

 

L’obiettivo delle politiche sanitarie statunitensi è raggiungere un minimo di 150 minuti curriculari di attività fisica ogni settimana per i bambini delle scuole elementari e 225 minuti per i ragazzini della scuola secondaria. Quanto al livello, almeno la metà del tempo complessivo deve essere rappresentato da attività fisica moderata-intensa. Un obiettivo che si raggiunge non solo aumentando durata e frequenza delle lezioni di educazione fisica, ma anche potenziando i programmi e aumentando la qualità, con insegnanti più competenti e la disponibilità di materiali didattici. Le strategie individuate vanno da quelle di educazione e informazione, alla modifica dei giochi e delle attività proposte in orario scolastico (con il passaggio a proposte che comportino una maggiore attività fisica o un cambiamento delle regole in modo da rendere i giochi più attivi), a un diverso impiego delle ore di educazione fisica con programmi di fitness e circuiti di allenamento specificamente studiati. Il tutto comporta l’impegno di insegnanti adeguatamente formati e un lavoro in rete tra scuola, famiglia e comunità.

 

È importante che l’esercizio fisico sia l’occasione per acquisire un patrimonio di abilità motorie specifiche utili per tutta la vita. L’attività fisica “imparata” a scuola deve poi veicolare la capacità di autogestione, come quella di stabilire obiettivi, la familiarità con le regole e la tattica di diversi giochi, e contribuire a uno sviluppo equilibrato della capacità di relazione e delle emozioni.

 

Non poteva mancare un riferimento a Let's Move! Active Schools, un braccio scolastico dell’omonimo più ampio programma di promozione dell’attività fisica. Questa iniziativa ha messo a punto il Physical Education Toolkit per l’autovalutazione dei programmi di attività fisica scolastica. Un analogo strumento, il PE Curriculum Analysis Tool è stato sviluppato dalla Division of Adolescent School Health dei Cdc.

 

Per migliorare la sopravvivenza di tutti e dei malati di insufficienza renale

Una ricerca pubblicata sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology suggerisce la soluzione per ribaltare il bilancio di salute delle persone non attive fisicamente: il cammino. Una media ponderata di 2 minuti per ogni ora della propria esistenza in stato di veglia (circa 16 ore al giorno) di questa attività leggera attenuerebbe gli effetti negativi di tante ore di sedentarietà. I ricercatori dell’Università dello Utah si sono affidati ai dati raccolti dal programma National Health and Nutrition Examination su oltre 3600 persone (una quota di poco più del 10% con insufficienza renale cronica) seguite per 3 anni. In questo studio né l’attività fisica minima (per esempio quella associata al mantenimento della posizione eretta) ma neppure quella intensa si associavano a una significativa riduzione del rischio di mortalità. Il cammino a piccole dosi, una mezz’ora al giorno con un incremento del dispendio energetico di qualche decina di kilocalorie, forniva invece un effetto protettivo. Un altro dato interessante, ma preoccupante è che le persone con insufficienza renale cronica manifestano una marcata tendenza alla sedentarietà, cui “dedicano” circa i due terzi del loro tempo. Resta il fatto che questa attività fisica minimale, sotto la soglia dei quantitativi espressi al momento dalle linee guida più autorevoli, non conferisce vantaggi tonificanti all’apparato cardiovascolare e muscolo-scheletrico. Può essere un obiettivo di cui accontentarsi nelle persone anziane o con comorbidità.

 

Una fotografia dall’Europa

L’indagine Eurobarometro 2014 Sport and physical activity assegna la palma della popolazione più sedentaria d’Europa ai bulgari (78%), seguiti dai maltesi (75%) e dai portoghesi (64%). Nessun sospiro di sollievo per chi abbia a cuore gli italiani che stanno, quinti, ai piedi di questo podio poco lusinghiero (60%). Le Nazioni virtuose e attive si concentrano sulla cartina del Nord Europa.

L’apparante differenza tra questi dati Eurobarometro e quanto rilevato dal sistema di sorveglianza nazionale Passi secondo il quale sarebbe sedentario poco meno di un terzo della popolazione adulta nazionale è riconducibile alle diverse definizioni adottate. Eurobarometro indaga prioritariamente l’attività sportiva, Passi qualsiasi forma di attività fisica. A parità di parametro, ovvero prendendo in considerazione il quesito Eurobarometro “Con quale frequenza ti impegni in qualsiasi tipo di attività fisica, come andare in bicicletta, ballare o fare giardinaggio?” e la risposta “Mai” ricorre lo stesso 30%.

Per tornare a una fotografia complessiva dell’Europa il 42% dei cittadini non pratica mai sport mai, il 30% mai attività fisica.

 

Circa le differenza di genere, si conferma un netto svantaggio delle donne, con uno scarto sorprendentemente più marcato tra le nuove generazioni (tra i 15 e 24 anni, il 74% dei maschi e il 55% delle femmine fa sport) anche se i livelli medi declinano con l’avanzare dell’età.

 

I due terzi degli intervistati europei (ma anche italiani) trascorre una quota variabile tra le 2-3 ore alle 8-9 ore al giorno seduta e il 13% degli europei (il 23% degli italiani) cammina per meno di 10 minuti al giorno. Questo a fronte di una dichiarazione (da parte del 76% degli europei e del 69% degli italiani) di avere a disposizione nella zona in cui vivono di adeguate opportunità di praticare attività fisica.

 

La rinuncia è giustificata con la mancanza di tempo (42% per gli europei e 40% per gli italiani), la scarsa motivazione (rispettivamente il 20% e il 18%), problemi di salute o disabilità (13% e 4%), insostenibilità economica (10% e 15%). L’adesione è sostenuta dalla volontà di salvaguardare la propria salute (62% per gli europei e 55% per gli italiani), migliorare la forma fisica (40% e 27%), rilassarsi (36% e 44%) e divertirsi (30% e 19%).

 

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