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attività fisica

Settimana europea della mobilità: un approccio integrato al mobility management aziendale

Giovanni Assogna – Mobility manager dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Servizio Relazioni esterne e Centro rapporti internazionali, Iss

 

20 settembre 2018 - La 17esima edizione della Settimana europea della mobilità (16-22 settembre) propone, anche quest’anno, un tema stimolante: “Cambia e vai”, un invito alla multimodalità, cioè alla scelta di diversi mezzi di trasporto, sia all’interno dello stesso spostamento che per spostamenti diversi, in base alla tipologia e alle caratteristiche del viaggio e del viaggiatore. L’iniziativa, promossa in Italia dal ministero dell’Ambiente, vede per il 2018 l’adesione di 94 Comuni partecipanti su tutto il territorio nazionale.

 

Un caso abbastanza ricorrente di multimodalità si ha quando un lavoratore pendolare si muove da casa con l’auto privata per raggiungere la stazione ferroviaria, poi con il treno effettua la frazione più ampia dello spostamento per raggiungere la città che ospita la sede dell’ufficio, per poi percorrere l’ultimo tratto con il bus urbano, o a piedi, fino al luogo di lavoro.

 

Ogni spostamento, che sia individuale o collettivo, può essere osservato dal lato dell’offerta di trasporto o dal lato della domanda di trasporto. L'offerta di trasporto si compone di tutte le infrastrutture, veicoli, tecnologie, servizi, regole, prezzi che permettono di spostarsi da un punto all'altro del territorio. La domanda di trasporto è l'insieme dei bisogni di mobilità espressi dagli utenti in un certo territorio.

 

Domanda e offerta si influenzano interagendo l'uno con l'altro: gli utenti decidendo di spostarsi generano una domanda e scelgono conseguentemente di utilizzare i servizi dell'offerta di trasporto, sia essa attuata dal trasporto pubblico o per mezzo di veicoli privati.

 

Per agire sulla domanda di trasporto il ministero dell’Ambiente (in collaborazione con Ministri dei lavori pubblici, della sanità e dei trasporti e della navigazione) con il Decreto Ministeriale del 27 marzo 1998 relativo alla mobilità sostenibile nelle aree urbane (meglio noto come Decreto Ronchi) ha istituito la figura del “mobility manager aziendale”.

 

Il mobility manager aziendale ha così il compito di promuovere comportamenti di spostamento sostenibile – ma anche più salutare - lungo il tragitto casa-ufficio dei lavoratori dell’azienda nella quale opera.

 

E siccome non c’è nulla di più difficile che motivare una persona a cambiare abitudini, affinché le azioni di mobility management abbiano successo occorre che siano soddisfatte tre precondizioni: la prima consiste in un mandato forte da parte del top management nei confronti del mobility manager aziendale al fine di affermare e sostenere le azioni finalizzate a rendere più sostenibili e più salutari i comportamenti di mobilità dei lavoratori; la seconda è rappresentata da uno spirito collaborativo delle associazioni rappresentative dei lavoratori nei confronti dei temi di mobility management e della figura del mobility manager aziendale; la terza è un lavoro approfondito e personalizzato sull’analisi dei bisogni di mobilità dei lavoratori da parte del mobility manager.

 

Se sono soddisfatte le tre precondizioni è possibile adottare un set di misure, come l’informazione, la comunicazione, l’organizzazione di nuovi servizi, il coordinamento degli utenti, gli incentivi e i disincentivi, che non richiedono grandi interventi infrastrutturali, né ingenti risorse finanziarie.

 

Oggi queste misure da una parte possono essere rese più incisive e penetranti in virtù della possibilità di ricorrere alle applicazioni che consentono di far circolare diffusamente servizi di infomobilità sugli smartphone e i dispositivi mobili di ciascun utente connesso, così da generare un’esperienza di mobilità più personalizzata: l’utente diventa capace di programmare e poi modificare gli spostamenti in tempo reale.

 

Dall’altra parte rimane decisivo nelle scelte di mobilità il fattore umano, cioè quel misterioso impasto di caratteristiche fisiche, inclinazioni psicologiche e fondamenta socio-culturali su cui si strutturano i comportamenti di ogni persona.

 

Tra nuove tecnologie e fattore umano si colloca una visione matura e adeguata ai tempi del mobility manager aziendale che diventa a pieno titolo un operatore del benessere e della qualità della vita del lavoratore.

 

L’importanza dei dati

A supporto di figure come quella del mobility manager e degli operatori che si occupano di queste tematiche si possono poi considerare anche i dati che arrivano dalle sorveglianze di popolazione che offrono un quadro più dettagliato delle abitudini degli italiani.

 

La sorveglianza OKkio alla Salute, coordinata dall’Iss, permette di raccogliere informazioni sugli stili di vita dei bambini della scuola primaria, sul loro stato ponderale e sulle iniziative scolastiche di promozione del movimento e della corretta alimentazione rilevando anche, attraverso il questionario rivolto al bambino, la modalità con cui si reca a scuola (in scuolabus, in macchina, a piedi, in bicicletta o in altro modo). Per approfondire i dati di OKkio alla Salute sulla mobilità attiva consulta l’approfondimento “Mobilità attiva tra i bambini italiani. Cosa emerge dalle sorveglianze?”.

 

La sorveglianza Passi (Progressi delle Aziende sanitarie per la salute in Italia), anch’essa coordinata dall’Iss, raccoglie dati sugli stili di vita degli adulti (18-69 anni) riuscendo a fornire una panoramica sui livelli di attività fisica nella popolazione ma anche i dati su quante persone, usano la bicicletta per gli spostamenti abituali (per recarsi a lavoro, scuola/università, o altro ma escludendone l’uso come attività sportivo-ricreativa), e su quanti si muovono usualmente a piedi. Per approfondire i dati Passi consulta la scheda tematica “La mobilità attiva in Italia. Dati della Sorveglianza Passi 2017” (pdf 360 kb).

 

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