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influenza aviaria

Focolai di H7N7 in Emilia-Romagna: mantenere alta l’attenzione e seguire le procedure

Luca Busani - Dipartimento di Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare, reparto di Epidemiologia veterinaria e analisi del rischio, Iss

Ugo Santucci - Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari, ministero della Salute

 

29 agosto 2013 – Sono quattro, ad oggi, i focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI, dall’inglese Highly Pathogenic Avian Influenza), sottotipo H7, registrati nel nostro Paese a partire da agosto 2013. Tutti si sono verificati sul territorio della Regione Emilia-Romagna. I primi due e il quarto (segnalati in Provincia di Ferrara e di Bologna e confermati rispettivamente il 14, il 21 e il 27 agosto) riguardano allevamenti di galline ovaiole mentre il terzo (in Provincia di Ferrara, confermato il 23 agosto) coinvolge un allevamento industriale di tacchini. La situazione epidemiologica è seguita costantemente dalle autorità sanitarie locali e nazionali che immediatamente hanno messo in atto le misure di controllo previste per eradicare i focolai e ridurre al minimo i rischi di ulteriore diffusione. Per gli aggiornamenti consulta la pagina dedicata sul sito dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie (IzsVe, Centro di Referenza nazionale per l’influenza aviaria).

 

Il quadro generale

I virus influenzali aviari, in particolare i sottotipi H5 e H7 sono inclusi nelle attività di sorveglianza sui volatili selvatici e domestici in tutta Europa, e sono sporadicamente riscontrati in volatili sia domestici che selvatici, soprattutto anatidi, che sono il reservoir principale dei virus aviari in natura. Normalmente questi virus circolano nella forma “a bassa patogenicità” (o Low Pathogenicity Avian Influenza), che si contraddistingue per causare nei volatili domestici un’infezione lieve. Dopo aver infettato i volatili domestici, solo molto raramente questi virus evolvono in forme ad alta patogenicità.

 

Virus aviari del sottotipo H7 a bassa patogenicità sono stati rilevati in Europa e in Italia negli anni passati durante la normale attività di sorveglianza sia in volatili domestici che selvatici, e un H7N7 HPAI fu la causa dell’epidemia olandese di influenza aviaria del 2003. Riguardo al virus H7N7 HPAI in circolazione in Emilia-Romagna, questo è diverso geneticamente da quello olandese del 2003 che infettò circa 80 soggetti causando anche un decesso, e non presenta mutazioni che lo rendono in grado di infettare i mammiferi più facilmente. Il virus è anche diverso dal più aggressivo H7N9 che sta circolando in Cina da marzo 2013, dove sono stati riportati numerosi casi umani e decessi e dal recente H7N7 cinese, anch’esso ritenuto potenzialmente a rischio per la salute umana.

 

Indicazioni di sanità pubblica

Al momento, in Italia, non è stata evidenziata alcuna trasmissione del virus H7N7 HPAI dai volatili infetti all’uomo. In questa cornice, in cui il rischio di infezione per la popolazione è pressoché nullo, e solo gli operatori a stretto contatto con volatili infetti possono essere esposti all’infezione, mantenere alta l’attenzione ed applicare al meglio le procedure di sicurezza individuale e le misure di controllo ed eradicazione previste per legge sono le principali accortezze che deve avere chi lavora negli allevamenti avicoli (veterinari, operatori sanitari, allevatori, ecc). Leggi in proposito il provvedimento del Ministero della Salute del 21 agosto 2013: “Influenza aviaria – Dispositivo dirigenziale recante ulteriori misure di controllo ed eradicazione per contenere l’eventuale diffusione del virus dell’influenza aviaria“ e le “Misure integrative al Dispositivo dirigenziale Prot. DGSAF 16208-P del 21 agosto 2013” (pdf 408 kb).

 

Quale misura di attenzione e di protezione della salute, nelle aree di circolazione del virus H7N7 HPAI è importante identificare rapidamente potenziali casi umani tra i soggetti esposti ad avicoli infetti (allevatori, veterinari, operatori sanitari che intervengono negli allevamenti infetti). Chi dovesse presentare sintomi simil-influenzali o congiuntivite dopo essere stato a contatto con avicoli infetti dovrebbe essere sottoposto rapidamente ad accertamenti diagnostici per verificare se la causa è effettivamente il virus influenzale aviario o altri agenti patogeni. È comunque prassi consolidata monitorare sierologicamente le persone professionalmente esposte durante le attività di estinzione dei focolai, per verificare eventuali sieroconversioni, indicative di infezioni anche asintomatiche con i virus aviari.

 

Infine, come ricorda la circolare ministeriale sull’influenza stagionale 2013-2014 (pdf 830 Mb) il personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani – e dunque chi lavora negli allevamenti avicoli – rientra nelle categorie per le quali la vaccinazione nei confronti dell’influenza stagionale è raccomandata. Infatti, benché il vaccino per l’influenza stagionale non protegga anche dall’H7N7, è importante che, in soggetti esposti al virus aviario, si riduca il rischio di infezione contemporanea con virus influenzali stagionali umani (H3N2 e H1N1) e virus aviari, per evitare eventuali ricombinazioni tra questi virus così mutevoli.

 

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