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influenza aviaria

Focolai di H7N7 in Emilia-Romagna: la sorveglianza sugli operatori

Alba Carola Finarelli - Servizio Sanità pubblica, Direzione generale Sanità e politiche sociali, Regione Emilia-Romagna

 

5 settembre 2013 - Nel corso delle attività di sorveglianza sui lavoratori esposti ai volatili malati degli allevamenti coinvolti nei focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità H7N7, registrati in Emilia-Romagna a partire da agosto 2013, sono stati individuati due casi di contagio nell’uomo, con sintomi congiuntivali e simil-influenzali lievi in fase di guarigione (entrambi relativi a persone impiegate nell’allevamento di Mordano). Entrambi i casi sono stati confermati dall’Istituto superiore di sanità (Iss), il primo il 2 settembre scorso, il secondo caso nella sera del 4 settembre.

 

In seguito all’identificazione dei focolai animali (ad oggi 6), in accordo con il ministero della Salute, la Regione ha adottato immediatamente tutte le procedure necessarie per porre sotto controllo l’infezione, avviando un’attività di sorveglianza sanitaria attiva (cioè a monitoraggio e controllo quotidiano) focalizzata prioritariamente su chi lavora negli allevamenti avicoli.

 

La sorveglianza attiva riguarda dunque tutti i lavoratori esposti al contatto diretto con animali malati prima della diagnosi e i familiari conviventi dei casi (ad oggi 61 lavoratori e 4 familiari), con indicazione di visita giornaliera da parte del medico competente o della sanità pubblica per un periodo di 10 giorni dall’ultima esposizione (massimo del periodo di incubazione).

 

Anche se impiegati con sistemi di protezione, sono stati sottoposti a sorveglianza anche tutti i lavoratori addetti alle operazioni di abbattimento degli animali (circa 110). La sorveglianza viene mantenuta, anche in questo caso, fino a 10 giorni dopo l’ultima esposizione. Per queste persone è stato previsto che fosse verificata l’idoneità alla mansione da parte del medico competente e che (in collaborazione con gli operatori del Dipartimento di Sanità pubblica) fossero adeguatamente informate rispetto al rischio presente e addestrate all’uso dei dispositivi di protezione individuale.

 

Al momento non è in atto alcuna sorveglianza delle persone che vivono in aree limitrofe agli allevamenti avicoli  infetti mentre si sta valutando di programmare una sorveglianza mediante screening sierologico dei lavoratori esposti e dei famigliari dei casi umani. 

 

Infine si può dire che, sulla base delle precedenti esperienze e considerando il numero di lavoratori esposti finora, le segnalazioni pervenute rientrano pienamente nell’atteso.

 

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