Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

campylobacter

Aspetti epidemiologici

In Italia

Nel 2006, 476 isolamenti di Campylobacter da campioni clinici umani sono stati segnalati dai laboratori della rete Enter-net. Nel 73,9% dei casi i laboratori hanno effettuato l’identificazione di specie e C. jejuni è risultata la specie più frequentemente isolata. Il 35,5% dei ceppi sono stati isolati da pazienti in età pediatrica al di sotto dei 6 anni, soprattutto nei mesi estivi. La presenza di ceppi resistenti agli antimicrobici è elevata in particolare per chinoloni e fluorochinoloni.

 

In Europa

I casi di campylobatteriosi registrati negli ultimi anni in Europa sono circa 150 mila all’anno, ma si pensa che il loro numero sia notevolmente sottostimato, poiché non tutti i casi vengono diagnosticati in laboratorio. L’incidenza della malattia dipende da diversi fattori: le diverse aree geografiche, le stagioni, il clima, le modalità di consumo del cibo, il consumo di acqua non potabile, i sistemi di produzione alimentare e il grado di controllo delle condizioni igieniche in generale. Nel Nord Europa la campylobattteriosi ha una forte stagionalità il cui picco viene raggiunto d’estate.

 

Secondo la relazione annuale dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) relativa al 2005, i casi di infezioni da Campylobacter sono aumentati del 7,8% rispetto al 2004, superando le salmonellosi. Il tasso d’incidenza delle campylobatteriosi è molto variabile a seconda del Paese considerato, ma è stato stimato essere pari a circa 51,6 ogni 100 mila persone, per un totale di 197.363 infezioni documentate. Nonostante il generale incremento della diffusione del Campylobacter spp, nel 2005 si osserva un decremento delle infezioni in Austria, Danimarca, Francia, Ungheria, Lituania e Spagna.

 

Nel mondo

Nel corso degli ultimi dieci anni nella maggior parte dei Paesi industrializzati si osserva un incremento dell’incidenza delle campylobatteriosi. Negli Stati Uniti il tasso di incidenza delle campylobatteriosi presenta un andamento in crescita, infatti negli ultimi anni si è passati dai 14,3 milioni di casi del 1996 (5% della popolazione) ai 41,5 milioni del 2003 (14% della popolazione).

 

Le malattie enteriche sono un’importante causa di mortalità infantile nel mondo. Si stima, infatti che i decessi legati a malattie diarroiche pediatriche siano circa 3 milioni l’anno, molti dei quali provocati dalle infezioni da Campylobacter, particolarmente acute durante l’allattamento. Questo fa sì che le campylobatteriosi rappresentino un’importante causa di malnutrizione infantile.

 

Un fattore da tenere in considerazione nei Paesi in via di sviluppo è l’alta presenza

di pazienti immuno-compromessi, per i quali le campylobatteriosi possono assumere quadri clinici più gravi con presenza di complicanze.