Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

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Ultimi aggiornamenti

14/6/2018 - Difterite in Venezuela e altri Paesi delle Americhe

Da luglio 2016 è in corso in Venezuela un’epidemia di difterite. Secondo i dati aggiornati alla 16a settimana epidemiologica del 2018 i casi sospetti sono 1716 (324 nel 2016, 1040 nel 2017 e 352 nel 2018) e quelli confermati 1086 (di cui 350 confermati in laboratorio e 736 epidemiologicamente). I decessi sono stati 160 (letalità 14,7%). Sono stati registrati casi in tutte le fasce di età (la maggior parte nella fascia 1-49 anni), ma il maggiore tasso di incidenza si è verificato nella fascia 5-19 anni. In risposta all’epidemia sono state intensificate la sorveglianza epidemiologica, l’identificazione dei casi, l’assistenza sanitaria, la vaccinazione dei bambini e degli adolescenti tra i 7 e i 15 anni di età, l’aggiornamento continuo del personale sanitario e gli interventi di educazione sanitaria. L’epidemia fa seguito a un abbassamento delle coperture vaccinali in Venezuela che nell’ultimo quinquennio non hanno mai raggiunto il 95%. L’ultimo caso autoctono risaliva al 1992. La Pan American Health Organization (Paho) e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno raccomandato a tutti gli Stati membri: a) una sorveglianza epidemiologica in grado di garantire una tempestiva identificazione dei casi sospetti; b) il raggiungimento e mantenimento di elevate coperture vaccinali per il ciclo di base ed i successivi richiami; c) la vaccinazione, in via prioritaria, delle popolazioni a maggior rischio, inclusi i bambini con meno di 5 anni di età, i bambini che frequentano scuole, gli operatori sanitari, i militari in servizio, le carceri, e chiunque svolga una occupazione che comporti l’essere giornalmente in contatto con molte persone e d) assicurare la disponibilità di antitossina antidifterica. La Paho/Oms raccomandano inoltre alle autorità sanitarie nazionali di ricordare, ai viaggiatori diretti verso aree in cui sono in atto epidemie di difterite, l’opportunità di essere adeguatamente vaccinati, in accordo con il calendario vaccinale nazionale e di ricevere una dose di richiamo se sono trascorsi più di 5 anni dall’ultima vaccinazione. Per approfondire sui recenti casi segnalati, sull’importanza di non abbassare la guardia contro la malattia e sulla carenza dell’antitossina difterica, sono disponibili diverse fonti. Consulta il recente rapporto della Paho (pdf 86 kb) che riferisce che, nel 2018, altri 2 Paesi della Regione Oms Americhe (Colombia ed Haiti), hanno segnalato casi confermati di difterite, mentre nel 2017 sono stati riportati casi, oltre che in Venezuela, anche in Brasile, la Repubblica Dominicana, e Haiti). Leggi la circolare (pdf 211 kb) pubblicata il 21 aprile dal ministero della Salute italiano sulla difterite in Venezuela. Si segnala che altri focolai epidemici sono in atto nello Yemen, come documentato dal rapporto dell’Ecdc (pdf 1,75 Mb) di novembre 2017 che fa riferimento anche alla situazione in Venezuela.

 

1/2/2018 - Annual Epidemiological Report 2017

Come ogni anno il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) pubblica l’Annual Epidemiological Report (Aer) basato sui rapporti di sorveglianza (Disease surveillance reports) delle singole patologie e dei gruppi di malattie infettive. Ognuno di questi rapporti presenta una panoramica dei dati raccolti nel 2015 dal sistema di sorveglianza Tessy sulla situazione epidemiologica di una specifica patologia nei Paesi membri dell’Unione europea (Ue) e in quelli dello Spazio economico europeo (See). Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata.

 

2/3/2017 - Difterite in Italia

In Italia, dal 2015 ad oggi si è assistito a un aumento delle segnalazioni di infezioni causate da Corynebacterium diphtheriae. In totale sono stati notificati 8 casi tra i quali 1, segnalato nel 2016 nel Nord Italia, dovuto a C. diphtheriae produttore di tossina responsabile di difterite cutanea. Tutti gli altri casi erano dovuti a ceppi di C. diphtheriae non produttori di tossina difterica. Nell’approfondimento a cura di Monica Monaco (Iss), il punto sulla situazione e sui casi dal 2000.

 

(7 aprile 2016) Difterite in Belgio: l’Ecdc pubblica la valutazione del rischio

L’immunizzazione universale con vaccino contenente tossoide difterico è l’unica misura efficace di controllo preventivo contro la difterite: è questa la conclusione della valutazione del rischio pubblicata dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) in seguito al caso fatale riportato dal Belgio e relativo a un bambino di tre anni non vaccinato. La vaccinazione anti difterite è compresa in tutti i calendari vaccinali degli Stati membri Ue/Eea dove raggiunge una copertura >95%. Tuttavia, tra il 2009 e il 2014, i Paesi Ue/Eea hanno riportato all’Ecdc 140 casi, con una tendenza all’aumento a partire dal 2011. Il risk assessment dell’Ecdc sottolinea che questi casi non sono inaspettati tra gli individui non vaccinati poiché l’esposizione agli agenti che causano la malattia può avvenire tra i viaggiatori in Paesi endemici. Dunque, continua l’Ecdc, anche se il caso in Belgio non rappresenta una seria minaccia transfrontaliera per la salute all’interno dell’Unione europea, va tenuta alta l’attenzione nei contronti della sorveglianza e prevenzione della malattia. Per approfondire consulta il comunicato stampa dell’Ecdc e il documento completo “Rapid Risk Assessment: A fatal case of diphtheria in Belgium”.

 

(25 giugno 2015) Difterite in Spagna: il punto della situazione

Il 31 maggio, le autorità sanitarie spagnole hanno segnalato il primo caso di difterite nel Paese dopo quasi 30 anni e l’evento ha messo in evidenza alcuni aspetti collegati alla difterite in Europa: sono presenti bambini non vaccinati contro la malattia (come nel caso spagnolo, un bambino di 6 anni), sono possibili ritardi nella diagnosi e nella conferma di laboratorio e l’antitossina difterica (DAT) non è presente in molti Paesi europei (inclusa l’Italia). Leggi i commenti di Antonietta Filia (Cnesps-Iss) e Luciano Pinto, Giuseppe Di Mauro, Gianni Bona (Società italiana di pediatria preventiva e sociale).

 


 

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