Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Epatite virale

Aspetti epidemiologici

Nel mondo

 

Revisione a cura del coordinamento epidemiologico Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta)

 

27 luglio 2017 – Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), le epatiti virali rappresentano ancora oggi uno dei principali problemi di sanità pubblica a livello mondiale. I dati Oms riferiscono infatti che nel 2015, erano 325 milioni le persone che, nel mondo, vivevano con un’infezione cronica da epatite e 1,34 milioni sono stati i decessi globali correlati a questa malattia.

 

Ad oggi sono noti 5 tipi di epatite virale determinati dai cosiddetti virus epatitici maggiori: A, B, C, D ed E.

 

Epatite A

Nel 2015 il virus dell’epatite A (Hav) ha causato 11 mila decessi a livello mondiale. La vaccinazione anti-Hav (insieme a buone condizioni igienico-sanitarie e un’attenzione alla sicurezza alimentare) rappresenta la più efficace misura preventiva.

 

Tradizionalmente vengono descritte 3 categorie geografiche di endemicità correlate alla prevalenza di Hav:

  • le aree ad alta endemicità (Paesi in via di sviluppo), che presentano scarse condizioni igienico-sanitarie e nelle quali la maggior parte delle infezioni si hanno nei bambini sotto i 10 anni e sono spesso asintomatiche. In queste zone solitamente l’infezione non si presenta in forma epidemica, poiché gli adolescenti e gli adulti risultano immuni e costituiscono una barriera alla diffusione dell’infezione
  • le aree ad endemicità intermedia, che includono i Paesi in via di sviluppo con condizioni igienico-sanitarie variabili. In queste zone l’infezione si manifesta soprattutto negli adulti e si possono verificare anche importanti epidemie
  • le aree a bassa endemicità, che comprendono i Paesi industrializzati con buone condizioni igienico-sanitarie. In questi Paesi l’infezione colpisce maggiormente gli adolescenti e gli adulti. I principali fattori di rischio sono rappresentati dai viaggi in zone endemiche e da consumo di alimenti (soprattutto frutti di mare) o acqua contaminati. Alcuni focolai epidemici si sono sviluppati, negli ultimi anni, tra soggetti appartenenti a gruppi a rischio, come chi fa uso di droghe per via endovenosa e omosessuali (“man who have sex with men” – Msm).

Epatite B

Nel mondo, sono circa 257 milioni i portatori cronici che hanno un’infezione da epatite B (Hbv). L’Oms stima inoltre che nel 2015 circa 887 mila persone sono morte a causa delle conseguenze dell’epatite B. Il vaccino rappresenta la più efficace misura preventiva.

 

L’80-90% circa dei bambini che contraggono l’infezione nel primo anno di vita cronicizzano, mentre più del 90% dei soggetti che contraggono l’infezione in età adulta guariscono entro sei mesi dall’insorgenza dei sintomi.

 

La più alta incidenza di infezioni croniche viene segnalata nei Paesi della Regione Oms del Pacifico occidentale e in quella africana con, rispettivamente, il 6,2% e il 6,1% di adulti infetti. Nella Regione del Mediterraneo orientale, in quella dell’Asia sud-orientale e in quella europea si stimano invece percentuali di soggetti con infezioni croniche pari rispettivamente al 3,3%, 2,0% e 1,6%. Nella Regione delle Americhe la popolazione infetta è lo 0,7%.

 

Epatite C

Secondo l’Oms, a livello mondiale, circa 71 milioni di soggetti sono portatori cronici del virus dell’epatite C (Hcv) e 399 mila persone muoiono ogni anno per malattie epatiche correlate a questo virus. Per l’epatite C non c’è al momento un vaccino che possa prevenire l’infezione.

 

L’infezione da Hcv è diffusa a livello mondiale. Le zone con i tassi maggiori di infezione sono la Regione Europea dell’Oms e quella del Mediterraneo orientale (rispettivamente con il 2,3% e l’1,5%). L’epatite C colpisce maggiormente alcuni gruppi a rischio, come le persone che fanno uso di droghe per via endovenosa.

 

Epatite D

Sono circa 15 milioni le persone che nel mondo presentano una coinfezione cronica da epatite Delta (Hdv) e epatite B (Hbv). Le zone a più alta prevalenza comprendono quella del Mediterraneo, il Medio Oriente, il Pakistan centrale e l’Asia settentrionale, il Giappone, Taiwan, la Groenlandia e alcune parti dell’Africa, il bacino del Rio delle Amazzoni e alcune aree del Pacifico. La prevalenza è invece bassa in Nord America, nell’Europa settentrionale, in Sud Africa e nell’Asia orientale.

 

Poiché il virus Delta può infettare solamente soggetti portatori di Hbv, la maniera più efficace per prevenire l’infezione è costituita dalla vaccinazione contro il virus dell’epatite B.

 

Epatite E

Secondo l’Oms ogni anno, nel mondo, circa 20 milioni di persone contraggono l’infezione del virus dell’epatite E (Hev) e, nel 2015, circa 44 mila persone sono morte per epatite fulminante correlata a questo virus. Per l’epatite E esiste un vaccino, brevettato in Cina, che ha però dei limiti attribuibili soprattutto al fatto che è stato sperimentato in una zona in cui è endemico il genotipo 4 dell’Hev e non se ne conosce, quindi, l’efficacia nell’impedire l’infezione da altri genotipi; per questo motivo il vaccino non è ancora disponibile in tutto il mondo.

 

L’epatite E è un’infezione solitamente autolimitante, casi di cronicità sono riportati solamente in pazienti immunocompromessi, tuttavia può evolvere in forme cliniche fulminanti soprattutto nelle donne incinte, negli anziani e nei pazienti con epatopatie preesistenti. Come per l’epatite A, la trasmissione avviene per via oro-fecale, soprattutto attraverso l’ingestione di acqua contaminata. 

 

È presente in tutto il mondo, tuttavia sono stati osservati due diversi scenari in base alle condizioni igieniche locali e, in particolare, alla disponibilità di acqua potabile sicura. Nelle zone povere di risorse la malattia è frequente e si presenta sia con focolai epidemici che con casi sporadici. I focolai epidemici di solito seguono periodi in cui si è verificata una contaminazione fecale delle forniture di acqua potabile e possono interessare da diverse centinaia a diverse migliaia di persone. Alcuni di queste epidemie si sono verificate in aree di conflitto e di emergenze umanitarie in cui la sanificazione e l'approvvigionamento idrico sicuro costituiscono sfide particolari. Si ritiene inoltre che i casi sporadici siano anch’essi correlati alla contaminazione dell'acqua o del cibo, anche se in proporzioni minori.

Nelle aree con forniture di acqua potabile sicura, l'epatite E si presenta in forma sporadica, anche se nei Paesi sviluppati risulta essere in aumento il numero delle infezioni autoctone. La maggior parte di questi casi sono causati dal virus del genotipo 3 e sono generalmente associati al consumo di carne poco cotta proveniente da animali infetti, soprattutto maiali, cinghiali e selvaggina. In queste aree l’infezione non è generalmente correlata alla contaminazione dell'acqua.