Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Epatite virale

Giornata mondiale per la lotta all’epatite virale 2014

24 luglio 2014 - Sono circa 1,4 milioni le persone che ogni anno muoiono a causa delle epatiti virali A, B, C, D ed E, malattie infettive che colpiscono milioni di persone nel mondo, causando patologie del fegato acute o croniche. Nonostante la loro ampia diffusione, le epatiti virali rimangono spesso poco conosciute, forse anche perché, pur avendo quadri clinici simili, differiscono tra loro dal punto di vista etiologico (diversi virus responsabili dell’infezione), epidemiologico (diversa distribuzione e frequenza di infezione e malattia) ed immuno-patogenetico.

 

Per migliorare le conoscenze di popolazione generale e operatori sui diversi tipi di epatite conosciuti, sulle modalità di trasmissione, sui rischi, sulle strategie preventive e sui trattamenti disponibili, l’Organizzazione mondiale della sanità lancia la campagna annuale di sensibilizzazione che ha il suo culmine nel World Hepatitis Day (28 luglio). Lo slogan dell’edizione 2014 della Giornata “Hepatitis: think again” mira a sollecitare policy maker, operatori e pubblico a pensare più attivamente a questo problema di sanità pubblica.

 

La situazione nel nostro Paese

In Italia, la sorveglianza speciale delle epatiti virali acute è affidata al Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta), coordinato dal reparto di Epidemiologia clinica e linee guida del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps), dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Il Seieva si affianca alla sorveglianza obbligatoria del ministero della Salute (“Sistema informativo della malattie infettive e diffusive” - Simid) e colma i bisogni informativi non soddisfatti dalla sorveglianza routinaria.

  • Per approfondire, leggi la pagina dedicata al Seieva.

Negli ultimi decenni in Italia l’epidemiologia delle epatiti acute ha subito un profondo mutamento e, attraverso il Seieva, è stato possibile documentare questa evoluzione dello scenario epidemiologico. Per l’epatite A, ma in particolar modo per le epatiti B, C e Delta, negli ultimi 25 anni si è assistito a un calo progressivo dell’incidenza. Mentre l’infezione da epatite E, per la quale si registra un aumento del numero di casi autoctoni (non legati a viaggi in aree endemiche), si sta configurando come malattia emergente.

L’epatite A nel nostro Paese

Per quanto riguarda l’epatite A oggi l’Italia è una nazione a endemicità medio-bassa, grazie soprattutto ai miglioramenti nelle condizioni igieniche e socio-economiche che hanno contribuito a una forte diminuzione della circolazione del virus Hav. Nel corso del 2013 si è però registrata una epidemia di epatite A legata al consumo di frutti di bosco congelati. L’epidemia, che ha colpito tutta Italia ma in modo particolare le Regioni del Nord e del Centro, ha portato alla notifica al Seieva di più di 1000 casi con una incidenza su base annua più che triplicata: 2,5 per 100.000. Il ministero della Salute ha affidato il coordinamento dell’indagine su questa epidemia a una task force multidisciplinare che ha visto al suo interno componenti del Ministero stesso, dell’Iss e l’Istituto zooprofilattico della Lombardia ed Emilia-Romagna.

I nuovi farmaci per l’epatite C

Sono già in commercio, nella maggior parte dei Paesi europei, i nuovi farmaci per il trattamento virale dell’epatite C, e se da un lato si delineano modifiche radicali in quella che è la terapia attuale, dall’altra si presentano costi talmente elevati per il Servizio sanitario nazionale che minacciano di mettere a rischio il funzionamento stesso del sistema. Se ne è discusso il 10 luglio 2014 al convegno Iss “I nuovi farmaci per Hcv: frequenza della patologia, evidenze di efficacia e sicurezza, strategie di gestione”.

La giornata è stata momento importante di discussione perché i nuovi farmaci anti-Hcv rappresentano un’opportunità per milioni di pazienti. Sulla base dei dati clinici disponibili sul primo di questi farmaci, il sofosbuvir, e sugli altri che sono nelle fasi finali degli studi preregistrativi, nel giro di pochi anni sarà possibile curare i pazienti con epatite C. Le prospettive sono quelle di eliminare i danni provocati dal virus, rappresentati innanzitutto dalla cirrosi epatica e dal tumore del fegato. Inoltre, bloccare la progressione della malattia porterà anche a un abbattimento dei trapianti di fegato: oggi, circa il 40-50% del totale dei pazienti in attesa di trapianto è Hcv positivo.

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