Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Epatite virale

Epidemiologia - dati Seieva

Dati epidemiologici al 31 dicembre 2017

 

Il bollettino presenta i risultati del Sistema epidemiologico integrato delle epatiti virali acute-Seieva, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, allo scopo di descrivere l’epidemiologia dell’epatite acuta in Italia differenziata per tipo specifico, con particolare riferimento all’incidenza e ai fattori di rischio associati alla malattia.

 

Note: 2017 dati preliminari. Epatite c fino al 2008 epatite nonAnonB

 

Nello specifico, nel secondo numero del bollettino Seieva, viene presentato l’andamento dell’incidenza dei casi segnalati di epatite virale A, B e C, dall’anno di avvio dalla sorveglianza Seieva nel 1985 al 31 dicembre 2017. Per offrire una lettura della dinamica del fenomeno nel lungo periodo sono elencati i principali eventi che hanno influito sull’andamento delle epatiti virali acute in Italia. Inoltre, il bollettino presenta i tassi di incidenza per fascia di età dal 2009 al 2017 e, per tutti i tipi di epatite, le caratteristiche dei casi segnalati e i principali fattori di rischio per l’anno 2017.

 

 

 

Epatite A
  • Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, sono stati segnalati 3426 casi di epatite A. La distribuzione per Regione è mostrata in cartina. Le Regioni che hanno segnalato più casi sono state Lombardia (778) e Lazio (562).

 

  • La curva epidemica relativa al 2017 mostra il notevole incremento rispetto all’anno precedente dovuto a un’epidemia che ha interessato l’Italia e altri Paesi europei, prevalentemente in Msm.

 

  • Date le caratteristiche dell’epidemia, l’infezione si osserva prevalentemente fra i maschi di età compresa tra i 25 ed i 54 anni.

 

  • Il 62% dei casi di genere maschile riporta di aver avuto rapporti omosessuali. Quasi il 60% dei casi riporta di aver consumato frutti di mare
  • Nel corso del 2017, sono stati segnalati 6 casi di epatite fulminante di cui 2 sottoposti a trapianto epatico, 1 encefalopatia e 1 decesso.

 

 

Epatite B

 

  • Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, sono stati segnalati 227 casi di epatite B. La distribuzione per Regione è mostrata in cartina. Le Regioni che hanno segnalato più casi sono state la Toscana (39) e Lombardia (34).

 

  • Il 75% dei casi è di sesso maschile. Nessun caso è stato segnalato in bambini al di sotto dei 18 anni di età.

 

  • L’analisi dei fattori di rischio associati all’infezione, evidenzia che molti casi sono insorti in soggetti a rischio e per i quali la vaccinazione è fortemente raccomandata e offerta gratuitamente: il 10% dei casi convive con soggetto HBsAg positivo, il 6% è tossicodipendente
  • L’esposizione sessuale, intesa come partner sessuali multipli o mancato uso del profilattico in corso di rapporti occasionali, è ancora molto frequente (27%). Elevata anche l’esposizione nosocomiale (11%) o a trattamenti di bellezza, tatuaggi e piercing (27%)
  • Nel corso del 2017, è stato segnalato un 1 caso di epatite fulminante sottoposto a trapianto epatico e un decesso.

*≥ 16 anni

 

 

Epatite C
  • Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, sono stati segnalati 53 casi di epatite C. La cartina mostra la distribuzione per Regione. Le Regioni che hanno segnalato più casi sono state Lombardia (12 casi) e Toscana (8 casi).

 

  • La maggior parte dei casi osservati nel 2017 ha una età compresa tra 35 e 54 anni; non sono stati osservati casi in età pediatrica. Il 68% dei casi è di genere maschile.

 

  • L’analisi dei fattori di rischio evidenza che maggior parte delle infezioni da Hcv segnalate è tuttora attribuibile alla tossicodipendenza e all’esposizione sessuale
  • Tuttavia negli ultimi anni altre esposizioni sono riportate dai casi con sempre maggiore frequenza. Il 35% dei casi segnalati nel 2017, si è sottoposto a un trattamento di bellezza quale manicure, pedicure, rasatura dal barbiere ma anche tatuaggi e piercing. Inoltre ha un peso considerevole l’esposizione nosocomiale (30%), ovvero attraverso procedure mediche e chirurgiche invasive (ospedalizzazione, intervento chirurgico, emodialisi, trasfusione di sangue). La convivenza con un soggetto Hcv positivo rappresenta il fattore di rischio meno frequente tra quelli riportati (17%).

*≥ 16 anni

 

 

Epatite E

 

  • In linea con il resto d’Europa, in Italia, negli ultimi anni si sta assistendo a un aumento del numero di casi autoctoni di epatite E, che invece nei Paesi industrializzati è sempre stata considerata un’infezione rara e confinata ai viaggiatori provenienti da aree endemiche
  • Dal 2009 ad oggi sono stati segnalati al Seieva un numero progressivamente crescente di casi annui, da 15 a 40
  • L’aumento osservato potrebbe essere ancora più importante se si tiene conto di un certo grado di sottonotifica legata a diversi fattori, tra i quali: il carattere spesso sub-clinico dell’infezione, per la diffusione nel nostro territorio di ceppi di Hev a bassa patogenicità; la mancata esecuzione delle indagini sierologiche specifiche per l’Hev in molti centri clinici (nel periodo 2009-2017 il 42% dei casi segnalati come “epatiti nonA-nonC” o “non classificate”, è stato saggiato per la presenza di IgM anti Hev).

 

 

  • Nel 2017, il Lazio (14 casi) e le Marche (6 casi) sono le Regioni che hanno segnalato più casi. La popolazione a maggior rischio di contrarre l’epatite E è costituita essenzialmente da uomini di età compresa tra i 35 e i 54 anni.

 

 

Altre segnalazioni

 

  • 1 caso di epatite Delta da sovrainfezione in un paziente con epatite B cronica
  • 55 segnalazioni per le quali non è stato possibile effettuare la classificazione a causa della mancanza dell’informazione sul marcatore specifico per la diagnosi.

 

 

 

 

  • La partecipazione al Seieva è volontaria. Attualmente aderiscono interamente al Seieva 14 Regioni e Province Autonome con una copertura complessiva di circa l’80% della popolazione italiana. Il Molise è l’unica Regione che non aderisce alla sorveglianza
  • Le Asl/Regioni che attualmente non partecipano al Seieva possono aderire contattando il gruppo di coordinamento presso l’Iss.

 

La banca dati Seieva può essere utilizzata all’occorrenza da chiunque dei referenti locali voglia usufruirne per scopi di ricerca e di sanità pubblica. Il gruppo di coordinamento è aperto a considerare tutte le proposte di studio o di progetto, incentrate sulla sorveglianza.

 

L’elaborazione dei dati e la realizzazione del presente rapporto sono a cura di: Valeria Alfonsi, Maria Elena Tosti, Luigina Ferrigno, Giuseppina Iantosca, Simonetta Crateri (Iss) e grazie al prezioso contributo dei referenti locali presso le Asl.