Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

Epatite virale

Epidemiologia - dati Seieva

Dati epidemiologici al 22 novembre 2017

 

Il Sistema epidemiologico integrato delle epatiti virali acute (Seieva) dell’Iss presenta nel bollettino epidemiologico il trend storico delle incidenze dall’avvio della sorveglianza nel 1985 per le epatiti A, B e C e un approfondimento per ciascun tipo di epatite sotto sorveglianza, con particolare riferimento ai dati del 2017 disponibili al 22 novembre.

 

Note: 2017 dati preliminari. Epatite c fino al 2008 epatite nonAnonB

 

Dall’inizio della sorveglianza Seieva, si è osservato un trend di generale riduzione per tutte le epatiti e in particolare per le epatiti B e C, le cui incidenze, superiori a 10 x 100.000 alla fine degli anni ’80, scendono sotto l’1 x 100.000 rispettivamente dal 2010 e dal 2000. Al momento, assumono rispettivamente valori di 0,5 x 100.000 e 0,1 x 100.000.

 

L’incidenza di epatite A ha mostrato negli anni, diversi picchi epidemici. L’epidemia più rilevante, associata al consumo di frutti di mare, e con un’incidenza salita fino a 19 x 100.000, si è verificata nel 1997 in Puglia e Campania. Negli ultimi anni si sono verificate due importanti epidemie, di rilevanza nazionale: nel 2013-14 associata al consumo di frutti di bosco congelati e nel 2016-17, tra uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (Men who have sex with men, Msm).

 

 

 

Epatite A dati preliminari 2017
  • Dal 1 gennaio al 22 novembre 2017, sono stati segnalati 2583 casi di epatite A. La distribuzione per Regione è mostrata in cartina. Le Regioni che hanno segnalato più casi sono state Lombardia (707) e Veneto (419).

 

  • La curva epidemica relativa al 2017 mostra il notevole incremento rispetto all’anno precedente. Infatti è in corso un’epidemia che sta interessando da alcuni mesi l’Italia e altri Paesi europei, prevalentemente in Msm.
  • L’Italia è il Paese più colpito. Al momento sembra che l’epidemia si stia esaurendo; la flessione nel numero di casi, tuttavia, va considerata con cautela e sarà rivalutata nel prossimo aggiornamento epidemiologico in quanto i dati relativi agli ultimi mesi sono da considerare provvisori a causa del fisiologico ritardo nelle segnalazioni e del lungo periodo di incubazione della malattia.

 

  • Date le caratteristiche dell’epidemia, l’infezione si osserva prevalentemente fra i maschi di età compresa tra i 25 ed i 54 anni.

 

  • Il 62% dei casi di genere maschile riporta di aver avuto rapporti omosessuali. Quasi il 60% dei casi riporta di aver consumato frutti di mare, il 40% di aver viaggiato in Paesi ad alta endemia.
  • Circa un sesto dei casi riporta di aver avuto contatti stretti con persone malate e quindi, plausibilmente, sono casi secondari. Nel corso del 2017, sono stati segnalati 6 casi di epatite fulminante di cui 3 sottoposti a trapianto epatico, 1 encefalopatia e un decesso.

 

 

Epatite B dati preliminari 2017

 

  • Dal 1 gennaio al 22 novembre 2017, sono stati segnalati 178 casi di epatite B. La distribuzione per Regione è mostrata in cartina. Le Regioni che hanno segnalato più casi sono state la Toscana (32) e Lombardia (27).

 

  • I soggetti più colpiti hanno dai 35 ai 54 anni; il 75% dei casi è di sesso maschile. Nessun caso è stato segnalato in bambini al di sotto dei 18 anni di età (range 18-90).

 

  • L’analisi dei fattori di rischio associati all’infezione, evidenzia che molti casi sono insorti in soggetti a rischio e per i quali la vaccinazione è fortemente raccomandata e offerta gratuitamente: il 9% dei casi convive con soggetto HBsAg positivo, il 7% è tossicodipendente. Inoltre, 2 operatori sanitari e un 1 paziente emodializzato hanno contratto l’infezione.
  • L’esposizione sessuale, intesa come partner sessuali multipli o mancato uso del profilattico in corso di rapporti occasionali, è ancora molto frequente. Elevata anche l’esposizione nosocomiale (12%) o a trattamenti di bellezza, tatuaggi e piercing (25%).
  • Nel corso del 2017, è stato segnalato un 1 caso di epatite fulminante sottoposto a trapianto epatico e un decesso.

*≥ 16 anni

 

 

Epatite C dati preliminari 2017
  • Dal 1 gennaio al 22 novembre 2017, sono stati segnalati 47 casi di epatite C. La cartina mostra la distribuzione per Regione. Le Regioni che hanno segnalato più casi sono state Lombardia (10 casi), Emilia-Romagna e Toscana (8 casi ciascuna).

 

  • La maggior parte dei casi osservati nel 2017 ha una età compresa tra 35 e 54 anni; non sono stati osservati casi in età pediatrica (range 17-87). Il 70% dei casi è di genere maschile.

 

  • L’analisi dei fattori di rischio evidenza che maggior parte delle infezioni da Hcv segnalate è tuttora attribuibile alla tossicodipendenza.
  • Tuttavia negli ultimi anni altre esposizioni sono riportate dai casi con sempre maggiore frequenza. Il 34% dei casi segnalati nel 2017, si è sottoposto a un trattamento di bellezza quale manicure, pedicure, rasatura dal barbiere ma anche tatuaggi e piercing e il 31% ha avuto rapporti sessuali a rischio (partner sessuali multipli o mancato uso del profilattico in corso di rapporti occasionali). L’esposizione nosocomiale, intesa come ospedalizzazione, emodialisi, intervento chirurgico, endoscopia o trasfusione di sangue, è un fattore di rischio sempre più rilevante (riportato da poco meno del 30% dei casi) e in particolare gli interventi di piccola chirurgia ai quali sono stati sottoposti 10 casi dei 13 per i quali vi è stata un’esposizione nosocomiale.
  • Nel corso del 2017, è stato segnalato un decesso.

*≥ 16 anni

 

 

Epatiti E

 

  • In linea con il resto d’Europa, in Italia, negli ultimi anni si sta assistendo a un aumento del numero di casi autoctoni di epatite E, che invece nei Paesi industrializzati è sempre stata considerata un’infezione rara e confinata ai viaggiatori provenienti da aree endemiche.
  • Dal 2009 ad oggi sono stati segnalati al Seieva un numero progressivamente crescente di casi annui, da 15 a 38.
  • L’aumento osservato potrebbe essere ancora più importante se si tiene conto di un certo grado di sottonotifica legata a diversi fattori, tra i quali: il carattere spesso sub-clinico dell’infezione, per la diffusione nel nostro territorio di ceppi di Hev a bassa patogenicità; la mancata esecuzione delle indagini sierologiche specifiche per l’Hev in molti centri clinici (nel periodo 2009-2017 il 42% dei casi segnalati come “epatiti nonA-nonC” o “non classificate”, è stato saggiato per la presenza di IgM anti Hev).

 

  • Nel 2017,il Lazio (14 casi) e le Marche (6 casi) sono le Regioni che hanno segnalato più casi. La popolazione a maggior rischio di contrarre l’epatite E è costituita essenzialmente da uomini di età ≥35 anni.
  • Quasi il 90% dei casi segalati sono autoctoni, tra i quali il principale fattore di rischio è costituito dal consumo di carne cruda o poco cotta, di maiale o selvaggina (abitudine molto diffusa nell’Italia centrale soprattutto nelle Marche, in Abruzzo e nell’alto Lazio).
  • Cinque infezioni sono state diagnosticate in cittadini stranieri rientrati da un viaggio nei Paesi di origine endemici per epatite E. La prognosi è stata favorevole per tutti i casi osservati.

 

 

Altre epatiti

 

  • 10 casi di epatite Delta da sovrainfezioni in pazienti con epatite B cronica.
  • 4 casi di epatite da virus minori (Epstein Barr virus, Herpes Simplex virus, Transfusion Transmitted Virus).
  • 480 casi per i quali non è stato possibile effettuare la classificazione a causa della mancanza dell’informazione sul marcatore specifico per la diagnosi.

 

 

 

 

  • La partecipazione al Seieva è volontaria. Attualmente aderiscono interamente al Seieva 14 Regioni e Province Autonome con una copertura complessiva di circa l’80% della popolazione italiana. Il Molise è l’unica Regione che non aderisce alla sorveglianza.
  • Le Asl/Regioni che attualmente non partecipano al Seieva possono aderire contattando il gruppo di coordinamento presso l’Iss.

 

La banca dati Seieva può essere utilizzata all’occorrenza da chiunque dei referenti locali voglia usufruirne per scopi di ricerca e di sanità pubblica. Il gruppo di coordinamento è aperto a considerare tutte le proposte di studio o di progetto, incentrate sulla sorveglianza.

 

L’elaborazione dei dati e la realizzazione del presente rapporto sono a cura di: Valeria Alfonsi, Maria Elena Tosti, Luigina Ferrigno, Giuseppina Iantosca, Simonetta Crateri (Iss) e grazie al prezioso contributo dei referenti locali presso le Asl.