L’acido
folico (folato), è la vitamina B9. Non viene prodotto dall’organismo ma deve
essere assunto con il cibo e dalla flora batterica intestinale, e il
fabbisogno quotidiano in condizioni normali è di circa 0,2 mg. Negli ultimi
decenni, l’acido folico è stato riconosciuto come essenziale nella
prevenzione delle malformazioni neonatali, particolarmente di quelle a
carico del tubo neurale, che si possono originare nelle prime fasi dello
sviluppo embrionale. Durante la gravidanza, quindi, il fabbisogno di folato
si raddoppia a 0,4 mg perché il feto utilizza le riserve materne.
Anche se il suo ruolo non è conosciuto nei dettagli, infatti, la vitamina B9
è essenziale per la sintesi del DNA e delle proteine e per la formazione
dell’emoglobina, ed è particolarmente importante per i tessuti che vanno
incontro a processi di proliferazione e differenziazione, come, appunto, i
tessuti embrionali.
L’acido folico, tuttavia, contribuisce anche a prevenire altre situazioni di
rischio alla salute. La sua presenza abbassa i livelli dell’aminoacido
omocisteina, associato al rischio di malattie cardiovascolari e infarti,
anche se non si può al momento stabilire una associazione diretta tra
assunzione di folati e riduzione del rischio cardiaco. Inoltre, sembra
giocare un ruolo, non ancora ben chiarito, nella prevenzione di altri
difetti e malformazioni congenite, come la labiopalatoschisi e alcuni
difetti cardiaci congeniti.
Effetti
della carenza di acido folico
La carenza di acido folico nelle prime fasi della gravidanza aumenta
fortemente il rischio di malformazione del feto, in particolare di difetti
del tubo neurale (DTN) associati a spina bifida o anencefalia. In generale,
una carenza di folati può dare luogo con più facilità a esiti avversi
(ritardo di crescita intrauterina, parto prematuro, lesioni placentari..).
Negli adulti, la carenza di acido folico può manifestarsi con l'anemia
megaloblastica. Inoltre, è spesso associata a carenze di altri
oligonutrienti (zinco, vitamina B12) che sono, a loro volta, ulteriori
fattori di rischio teratogeno (ad es., difetti del tubo neurale).
Una riduzione dell'assorbimento di acido folico, e/o un conseguente aumento
del fabbisogno, possono derivare anche dall'assunzione di alcuni farmaci
(barbiturici, estroprogestinici), da un elevato consumo di alcol, dal
diabete mellito insulino-dipendente, dalla celiachia, o da alcune specifiche
varianti di geni coinvolti nel metabolismo dei folati (metilene-tetraidrofolato-reduttasi,
recettore dei folati).
Se le donne in età fertile presentano uno di questi fattori di rischio,
quindi, è necessario che assumano con particolare attenzione la vitamina nel
periodo periconcezionale. Le donne che rientrano in gruppi ad alto rischio
(quelle che presentano una certa familiarità con malattie del tubo neurale,
o che hanno avuto una precedente gravidanza con un DTN, o che sono affette
da diabete mellito, obesità o epilessia) dovrebbero essere monitorate con
particolare cura dagli operatori sanitari in quanto potrebbero necessitare
di quantità maggiori di acido folico.
I difetti del tubo neurale (DTN)
Il tubo neurale è quella parte del feto che si sviluppa per formare il
cervello, la scatola cranica e la spina dorsale. Quando il tubo neurale non
si chiude correttamente e completamente durante le prime settimane di
gravidanza, il bambino sviluppa gravi malformazioni congenite come la spina
bifida e l’anencefalia. La maggior parte di queste condizioni sono
multifattoriali e risultano quindi dalla combinazione di elementi genetici e
ambientali. Non è possibile prevedere se una donna avrà una gravidanza
affetta da DTN, dato che il 95 per cento delle malformazioni si presentano
in bambini nati da donne senza alcuna familiarità con queste condizioni.
La spina bifida è il più frequente DTN, dovuta a una
incompleta chiusura della parte inferiore del tubo neurale. La spina bifida
comporta conseguenze anche molto diverse, che vanno da problemi che possono
essere corretti con interventi chirurgici a gravi disabilità fisiche e
mentali. In questo secondo caso, si possono verificare paralisi degli arti
inferiori, difficoltà di controllo degli organi interni (intestino e
vescica), difficoltà nello sviluppo e apprendimento e ritardo mentale,
talvolta idrocefalia. L’80-90 per cento dei bambini con spina bifida
sopravvivono fino all’età adulta.
L’anencefalia è una condizione in cui il cervello si sviluppa in modo
incompleto o non si sviluppa affatto in seguito alla incompleta chiusura
della parte superiore del tubo neurale. I bambini con anencefalia muoiono
prima della nascita o subito dopo.
Quando e come va assunto l’acido folico
Il tubo neurale si chiude entro 30 giorni dal concepimento (tra il 17esimo e
il 29esimo giorno tipicamente), quando la donna spesso non sa ancora di
essere incinta. Data l’importanza dell’acido folico in questa fase, tutte le
donne che programmano una gravidanza o che semplicemente sono in fase
riproduttiva e non applicano misure anticoncezionali dovrebbero assumere
acido folico giornalmente, sia tramite la dieta che con integratori. In una
ipotesi minima, l’assunzione dovrebbe avvenire regolarmente perlomeno nel
mese precedente il concepimento e per i primi tre mesi di gravidanza.
Secondo un dato dei CDC americani, l’assunzione di acido folico può
prevenire dal 50 al 70 per cento di alcuni tipi di malformazioni.
Data la difficoltà a soddisfare il fabbisogno minimo con la sola
alimentazione durante la gravidanza, gli esperti raccomandano di agire su
tre fronti allo stesso tempo: una dieta ricca di acido folico, l’uso di
alimenti fortificati e l’assunzione quotidiana di integratori di acido
folico.
Una dieta ricca di acido folico
L’acido folico si trova in abbondanza in alcuni alimenti come le verdure
a foglia verde (spinaci, broccoli, asparagi, lattuga), le arance (e il
succo di arancia dal concentrato), i legumi, i cereali, frutta come
limoni, kiwi e fragole, e nel fegato. Il processo di cottura però
distrugge la grande maggioranza di folato presente nei cibi.
Alimenti fortificati
Sono pochi i cereali che contengono acido folico in quantità tali da
soddisfare con una singola razione il fabbisogno quotidiano. Nel 1998 la
Food and Drug Administration (l’organismo federale statunitense per la
sorveglianza sui farmaci e sugli alimenti) ha disposto l’aggiunta di
acido folico a tutti i cereali ‘fortificati’ nella misura di 0,14 mg per
100 grammi di prodotto in granella. Sono così acquistabili sul mercato
americano alimenti fortificati come la farina, il pane, il riso e altri
prodotti a base di cereali. In Italia, non esiste l’obbligo di
produzione di alimenti fortificati, ma esiste solo una fortificazione volontaria adottata da alcune industrie alimentari. Sono quindi presenti sul nostro
mercato solo alcuni alimenti fortificati come cereali da colazione prodotti da industrie
multinazionali, succhi di frutta, un latte speciale UHT e pochi altri
prodotti.
Assunzione di un integratore
Ogni giorno, una donna in età fertile che preveda o perlomeno non escluda
una gravidanza, dovrebbe assumere una pastiglia contenente 0,4 mg di acido
folico. In alternativa, è possibile assumere una pastiglia da 0,5 mg ogni
secondo giorno. Gli integratori di acido folico sono in vendita in tutte le
farmacie e possono facilmente essere acquistati dietro presentazione di
ricetta medica. E’ importante attenersi alle quantità indicate, perché un
eccesso di vitamine (soprattutto se si assumono i complessi multivitaminici)
può causare altri danni (un eccesso di vitamina A può dare luogo ad altri
difetti di nascita, e la dose giornaliera consigliata è di 3000 UI). Sembra
invece superato il problema per cui un eccesso di acido folico può
mascherare una carenza di vitamina B12 che comporta una forma rara di
anemia: sono infatti disponibili altri test che permettono di valutare
rapidamente i livelli di B12 indipendentemente dalla presenza di folati.
Nonostante la dose raccomandata sia di 0,4 mg di acido folico al giorno, uno
studio pubblicato su The Lancet nel 2001 stima che un aumento di questa dose
fino a 5 mg al giorno avrebbe effetti anche più incisivi nella riduzione del
rischio di DTN.