F.S. Pennini, Ceis Sanità - Facoltà di Economia, Università di Tor Vergata, Roma
ABSTRACT
Premessa
Un sistema di
monitoraggio della spesa sanitaria si basa generalmente su indicatori di
spesa definiti a livello verticale (nazionali, regionali e aziendali. Ancora
più utile ai fini del monitoraggio è, però, un’analisi condotta a livello
orizzontale, che permette il confronto tra i livelli di spesa in funzione
della dimensione del soggetto erogatore e della complessità trattata,
soprattutto in un sistema caratterizzato da una organizzazione federalista
con forti differenze fra le singole regioni ed anche all’interno delle
stesse [1].
Con
riferimento a questo secondo aspetto, sorgono problemi di disponibilità e
confrontabilità dei dati dovuti sia alle difficoltà riscontrate in sede di
rilevazione, sia ai metodi di standardizzazione delle informazioni
disponibili.
Un
adeguato sistema di indicatori deve permettere il monitoraggio della spesa a
livello di struttura ed incentrarsi non solo su indicatori di efficienza, ma
anche su aspetti quali l’efficacia e l’appropriatezza (misurabili con
indicatori socio‑economici), come avviene a livello internazionale. Mediante
una lettura integrata di informazioni economiche e “qualitative” sembra
possibile effettuare una più corretta valutazione dei livelli di spesa, che
di per se stessi hanno un significato limitato.
Al
fine di avvicinare il nostro Paese alle esperienze internazionali, ma senza
voler entrare nel merito dell’ampia rassegna di indicatori esistenti, ci si
è proposti di calcolare indicatori utilizzati a livello internazionale.
Un
importante framework metodologico è fornito dalla WHO, la quale
propone una metodologia composita, basata su due differenti approcci: si
potrebbe dire che il primo (income space) tende a misurare l’impatto
equitativo del finanziamento del servizio sanitario ex-ante, facendo
riferimento alla distribuzione del reddito prima e dopo i prelievi fiscali e
contributivi; il secondo (burden space) agisce ex-post, analizzando
la spesa sanitaria complessivamente intesa (prelievo fiscale più spese
out of pocket) sulla capacità di spesa delle famiglie.
Evidentemente esistono forti contiguità fra i due approcci e non pochi
aspetti degni di dibattito nella definizione degli indici, ma certamente
l’insieme degli indici di valutazione proposti fornisce un quadro
maggiormente articolato dell’impatto equitativo derivante dall’esistenza di
un servizio sanitario pubblico.
L’introduzione di riforme strutturali nel sistema di finanziamento del SSN (IRAP
ex D.Lgs 446/1999, Federalismo fiscale ex D.Lgs. 56/2000, accordo
Stato-Regioni dell’8 agosto 2001) suggerisce la necessità di una accurata
analisi del loro impatto sui livelli di equità.
Obiettivi
L’obiettivo del lavoro è quello di applicare al sistema sanitario nazionale
italiano la metodologia di valutazione dell’equità proposta dalla WHO,
fornendo una stima degli effetti redistributivi indotti dal sistema di
finanziamento del servizio sanitario, nonché degli effetti della spesa
sanitaria totale sostenuta dai nuclei familiari, con particolare riferimento
alla loro capacità contributiva.
Metodologia
Il
modello qui utilizzato è basato su precedenti lavori (vedi bibliografia) e
in particolare sul contributo di Murray ed al. (2003).
In
particolare si stimano gli indici di progressività delle imposte
attribuibili al finanziamento del servizio sanitario in vari anni, indici di
impoverimento a causa di spese sanitarie e di “catastrofica” incidenza di
tali spese sulla capacità di pagare delle famiglie (Catastrophic Payments);
infine si elabora un indicatore sintetico definito di Fairness in
Financing Contribution (FFC).
Risultati
La
redistribuzione operata dal SSN Italiano è profondamente cambiata e sta
tendenzialmente cambiando segno. Nello stesso tempo, si osserva come il
regime delle esenzioni non sembra da solo capace di evitare completamente
rischi economici significativi per le famiglie, derivanti da bisogni
sanitari.
Non
di meno gli indici proposti in letteratura non sembrano scevri da
problematiche concettuali e operative; infine, la disponibilità di dati, in
Italia, sembra di per sé rappresentare uno scoglio rilevante per la
formulazione di giudizi attendibili sugli effetti redistributivi del settore
sanitario.
Bibliografia
Aronson
J.R. e Lambert P.J. (1993), Inequality decomposition analysis and the Gini
coefficient revisited, The Economic Journal n. 103, pag. 1221-1227.
Aronson
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Kakwani
N.C. (1977a), Measurement of tax progressivity: an international comparison,
The Economic Journal n. 87, pag. 71-80.
Kakwani
N.C. (1977b), Applications of Lorenz curves in economic analysis,
Econometrica Vol.45, n.3, pag. 719-727.
Murray ed al. (2003),
Assessing the distribution of household financial contribution to the health
system: concepts and empirical application, Health system performance
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Wagstaff
A., Van Doorslaer E., Van Der Burg H. ed al. (1999a), Equity in the finance
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Wagstaff
A., Van Doorslaer E., Van Der Burg H. ed al. (1999b), The redistributive
effect of health care finance in twelve OECD countries, Journal of Health
Economics n.18, pag. 291-313.
[1] “Rapporto CEIS Sanità 2003. Bisogni, risorse e strategie”, a cura di ATELLA V., DONIA SOFIO A., MENNINI F.S e SPANDONARO F., Italpromo Esis Publishing srl, 2003.