L'influenza è una malattia respiratoria acuta dovuta alla infezione da virus
influenzali. È una malattia stagionale che, nell'emisfero occidentale, si
verifica durante il periodo invernale. Il primo isolamento di virus
influenzale nell'uomo risale al 1933 in Inghilterra (ma in precedenza erano
stati isolati virus influenzali sia da polli che da suini). Da allora, ne
sono stati identificati tre tipi differenti, costituenti il genere
Orthomixovirus: il virus
tipo A e il virus
tipo B, responsabili della sintomatologia
influenzale classica, e il
tipo C, di scarsa rilevanza clinica
(generalmente asintomatico).
Alla base della epidemiologia dell'influenza vi è la marcata tendenza di
tutti i virus influenzali a variare, cioè ad acquisire
cambiamenti nelle proteine di superficie che
permettono loro di aggirare la barriera costituita dalla immunità presente
nella popolazione che in passato ha subito l’infezione influenzale. Questo
significa che le difese che l’organismo ha messo a punto contro il virus
dell’influenza che circolava un anno, non sono più efficaci per il virus
dell’anno successivo.
Per questi motivi la composizione del vaccino deve essere aggiornata tutti
gli anni e la sorveglianza è fondamentale per preparare il vaccino per la
stagione successiva in base ai ceppi che hanno avuto maggior diffusione
nell'ultimo periodo epidemico.
Le pandemie si verificano ad intervalli di tempo imprevedibili e in questo
secolo sono avvenute nel 1918 (Spagnola, sottotipo H1N1), nel 1957
(Asiatica, sottotipo H2N2) e nel 1968 (Hong Kong, sottotipo H3N2). La più
severa, nel 1918, ha provocato almeno 20 milioni di morti.
È comunque importante sottolineare che la comparsa di un ceppo con proteine
di superficie radicalmente nuove, quindi di un virus influenzale
completamente diverso da quelli precedenti, non è di per sé sufficiente per
dire che si è verificata una pandemia. Occorre anche che il nuovo virus sia
capace di trasmettersi da uomo a uomo in modo efficace. E i virus di
sottotipo H5N1 isolati da vari individui ad Hong Kong nel 1997 non
possedevano, fortunatamente, questa caratteristica. Un evento simile si è
avuto nel 1999, quando due bambini, sempre di Hong Kong risultarono affetti
da influenza causata dal virus sottotipo A(H9N2), solitamente infettivo
sugli uccelli. Anche in questo caso, però, il virus non si è trasmesso ad
altri individui e nessun nuovo caso è stato segnalato dopo l'aprile 1999.
Modalità di trasmissione
Il virus influenzale, generalmente acquisito attraverso il contatto con altre
persone infette, si trova sia nella saliva, sia nel muco delle vie
respiratorie e può penetrare nell'organismo attraverso le mucose (bocca,
occhi e naso). Il virus può essere trasmesso per via aerea dal momento del
contagio fino ai tre-quattro giorni successivi ai primi sintomi che si
manifestano a distanza di uno-quattro giorni dall'infezione. Questo
significa che il virus può essere trasmesso anche da persone apparentemente
sane. Si diffonde molto facilmente negli ambienti affollati.
Incidenza
La frequenza con cui insorgono casi di influenza, pur essendo assai diverso
da epidemia a epidemia, si aggira per lo più intorno al 10 – 20% della
popolazione generale. Il sistema di sorveglianza epidemiologica e virologica
ha stimato un’incidenza nella popolazione generale pari al 5%, mentre nella
fascia d’età 0 – 14 anni, che è quella più colpita, l’incidenza è stata
circa del 15%. Durante le pandemie l’incidenza può raggiungere anche il 50%
della popolazione generale.
Sintomi
In Italia, l'influenza si manifesta nel periodo invernale (prevalentemente,
tra dicembre e marzo) e si risolve nell'arco di cinque-sette giorni, anche
se tosse e malessere generale possono perdurare per due o più settimane.
L'influenza è contraddistinta da un repentino manifestarsi di sintomi
generali e respiratori: febbre elevata (della durata di circa tre giorni),
che si manifesta bruscamente, accompagnata da brividi, dolori ossei e
muscolari, mal di testa, grave malessere generale, mal di gola, raffreddore
e tosse non catarrale. La febbre è generalmente più elevata nelle infezioni
provocate dai virus del tipo A mentre, in quelle causate da quelli del tipo
B, si mantiene a livelli più bassi. Nei lattanti, in genere, la febbre non
si manifesta ma si osservano vomito e diarrea. Anche negli anziani (oltre i
75 anni d'età) la febbre rimane bassa, l'insorgenza dei disturbi è graduale
e comporta soprattutto debolezza, dolori articolari e stato confusionale. La
diagnosi di influenza si basa comunemente sui sintomi clinici ma la certezza
può essere raggiunta solo con l'isolamento del virus influenzale che, però,
non viene effettuata se non nell'ambito di studi scientifici.
Prevenzione
Vaccinarsi è il modo migliore di prevenire e combattere l'influenza, sia
perché aumentano notevolmente le probabilità di non contrarre la malattia
sia perché, in caso di sviluppo di sintomi influenzali, questi sono molto
meno gravi e, generalmente, non seguiti da ulteriori complicanze.
Il
Ministero della Salute raccomanda la vaccinazione alle persone con età
maggiore di 64 anni e a coloro che sono in stretto contatto con anziani, a
tutte le persone a rischio di complicazioni secondarie a causa dell'età o di
patologie, come disordini cronici di tipo respiratorio o polmonare (asma
compreso), malattie metaboliche croniche (diabete mellito, disfunzioni
renali, immunodepressione dovuta o meno ai farmaci, patologie emopoietiche,
sindrome da malassorbimento intestinale, fibrosi cistica, malattie congenite
o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi) o quando sono
previsti interventi chirurgici di una certa entità.
Inoltre, il vaccino è fortemente raccomandato a bambini a partire dai sei
mesi d'età ed agli adolescenti (fino ai 18 anni d'età) che sono stati
sottoposti ad una terapia a lungo termine a base di aspirina (acido
salicilico) perché l'uso di questo farmaco aumenta la probabilità di
sviluppare, successivamente all'infezione influenzale, la sindrome di Reye.
Infine la vaccinazione è raccomandata per tutti coloro che svolgono funzioni
lavorative di primario interesse collettivo o che potrebbero trasmettere
l'influenza a persone ad alto rischio di complicanze.
La vaccinazione è invece sconsigliata a chi è allergico alle proteine
dell'uovo, anche se nel vaccino sono presenti in quantità minima (il vaccino
viene prodotto utilizzando uova embrionate di pollo).
Il periodo più indicato per la vaccinazione va da ottobre a fine novembre. Si
sconsiglia generalmente di vaccinarsi con molto anticipo perché l'immunità
data da questo vaccino declina nell'arco di 6-8 mesi e, quindi, si potrebbe
rischiare di essere solo parzialmente protetti nel periodo più rischioso
(ottobre-febbraio).
La somministrazione è per via intramuscolare e, in tutti coloro con età
superiore ai 12 anni, l'iniezione va effettuata nel muscolo deltoide
(braccio), mentre, per i più piccoli è consigliato il muscolo
antero-laterale della coscia.
Terapia
I farmaci più utilizzati sono di tipo sintomatico quali antipiretici
(paracetamolo) per la febbre, la cefalea e i dolori articolari.
Sono stati identificati solo due farmaci con azione antivirale, l'amantadina
e la rimantadina, che agiscono solo sull'infezione influenzale provocata dai
virus di tipo A. Tuttavia, andrebbero usati solo quando ci sono rischi di
gravi complicazioni perché possono avere effetti collaterali di tipo
neurologico e favorire lo sviluppo di ceppi virali mutanti resistenti.
Inoltre, sono efficaci solo nel 70-90% dei casi. L'amantadina è, comunque,
sconsigliata per i bambini sotto l'anno d'età.
L'amantadina e la rimantadina (non commercializzata in Italia) possono essere
utilizzate anche a scopo preventivo nelle persone che sono ad alto rischio
per le complicanze dovute all'influenza e che non si sono potute vaccinare
(o in cui si suppone non si sia sviluppata una buona risposta immunitaria al
virus influenzale).
Inoltre, questi due farmaci, non bloccano completamente l'infezione
influenzale tanto da consentire lo sviluppo di una forma di immunità
naturale, anche se non compaiono i sintomi influenzali.
Nel corso del 1999, è stato messo in commercio in Italia un nuovo farmaco
con azione antivirale, lo zanamivir, che è in grado di ridurre la durata
della malattia da uno a 2,5 giorni. Lo zanamivir agisce sulla neuroaminidasi
(una proteina presente sulla superficie esterna del virus e che sembra
essere necessaria al virus per infettare le cellule e per liberare
particelle virali dopo la replicazione all'interno della cellula),
rallentando la propagazione del virus.
A differenza dell'amantadina e della rimantadina non sembra indurre la
formazione di ceppi resistenti. Il farmaco è attivo contro i virus
influenzali appartenenti sia al ceppo A sia al B, ma va assunto entro le 48
ore dall'insorgenza dei sintomi.
Il farmaco non può essere somministrato ai bambini al di sotto dei 12 anni
d'età e alle donne in gravidanza o durante l'allattamento perché non vi sono
ancora dati sufficienti per assicurarne l'innocuità in questi casi.