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a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

interruzione volontaria di gravidanza

Interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine: i dati 2010-2011

Angela Spinelli e Serena Donati - reparto di salute della donna e dell’età evolutiva, Cnesps-Iss

 

2 maggio 2013 - In Italia l’Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) è regolata dalla Legge 194 del 1978. L’andamento e le caratteristiche del fenomeno sono conosciute e ben documentate grazie al sistema di sorveglianza che vede impegnati l’Istituto superiore di sanità (Iss), il ministero della Salute e l’Istat da una parte, le Regioni e le Province autonome dall’altra [1]. Sulla base di questi dati, ogni anno il Ministro della Salute presenta al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della Legge (leggi la “Relazione del Ministro della Salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (legge 194/78)”, pdf 900 kb, presentata a ottobre 2012).

 

L’Ivg può essere effettuata con vari metodi, in particolare a partire dagli anni Settanta sono stati introdotti, oltre alle tecniche chirurgiche, metodi farmacologici conosciuti con la definizione di “aborto medico”. I primi farmaci utilizzati sono state le prostaglandine (gemeprost e misoprostolo) e, dagli anni Ottanta, gli antagonisti del progesterone, il mifepristone (conosciuto come RU 486). Questi farmaci possono essere usati da soli o in associazione. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nella pubblicazione “Safe abortion: technical and policy guidance for health systems” (pdf 1,5 Mb) indica il mifepristone come una delle procedure raccomandate per effettuare un’Ivg nelle prime 9 settimane di gestazione. Il mifepristone è utilizzato da oltre vent’anni in numerosi Paesi e attualmente in Francia, Svezia e Scozia è il metodo prescelto nel 50% circa delle interruzioni di gravidanza del primo trimestre.

 

Diffusione nel nostro Paese

In Italia, dal 2005, alcune strutture ospedaliere hanno iniziato a utilizzare il metodo farmacologico, mediante la doppia somministrazione di mifepristone e prostaglandine. Dal luglio 2009 l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha autorizzato la commercializzazione del mifepristone, deliberando «[…] il ricovero […] dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento» e che «l’assunzione del farmaco deve avvenire entro la settima settimana di amenorrea» (leggi l’annuncio dell’Aifa). Queste indicazioni, differenti da quanto previsto in tutti gli altri Paesi e da quanto raccomandato dall’Oms, sono state confermate dal Consiglio Superiore di Sanità e dall’allora Ministro della Salute.

 

Nel rapporto “Interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine - anni 2010-2011” (pdf 872 kb), pubblicato dal ministero della Salute a febbraio 2013, vengono presentati i dati delle Ivg effettuate in Italia con mifepristone e prostaglandine fino al 2011. Negli anni si è osservato un aumento degli interventi effettuati con RU 486 che sono saliti da 132 nel 2005 a 7432 nel 2011. Se fino al 2009 questa metodica era usata solo da poche Regioni, nel 2011 il suo utilizzo era diffuso a tutto il Paese, con l’eccezione delle Marche.

 

Efficacia

Come osservato in altri Paesi e riportato in letteratura internazionale, la combinazione mifepristone-prostaglandine è un metodo altamente efficace per l’interruzione della gravidanza nel primo trimestre. Infatti, anche in Italia la necessità di ricorrere all’isterosuzione-Karman/revisione della cavità uterina per completare l’Ivg o controllare l’emorragia si è presentata solo nel 5,3% dei casi, percentuale in linea con quanto riportato in letteratura [2].

 

Sicurezza

Anche i dati sulla sicurezza del metodo sono positivi: il 97% delle donne non ha avuto complicanze immediate e il 93% non ha presentato alcuna complicanza al controllo dopo 14-21 giorni (la più frequente è stata la necessità di ripetere l’Ivg, come riportato nel paragrafo precedente).

 

Dai dati raccolti emerge che la gran parte delle donne (76%) ha scelto la dimissione “volontaria” dopo la somministrazione di mifepristone o prima dell’espulsione completa del prodotto abortivo, con successivi ritorni in ospedale per il completamento della procedura. La gran parte delle donne che sono ricorse all’aborto medico è tornata anche al controllo previsto 2-3 settimane dopo l’effettuazione dell’Ivg.

 

Conclusioni

Dai dati raccolti in questi anni, relativi a circa 15 mila Ivg, si conferma anche in Italia l’efficacia e la sicurezza della combinazione mifepristone-prostaglandine per l’Interruzione volontaria di gravidanza. Di per sé questo metodo non è migliore rispetto alle altre tecniche utilizzabili, ma rappresenta un’opzione aggiuntiva, sicura ed efficace, che amplia la possibilità di scelta della donna che si trova ad affrontare un’interruzione volontaria di gravidanza. Sulla base dei dati di letteratura e di quelli raccolti in Italia, l’Aifa e il Consiglio Superiore di Sanità potrebbero rivedere le loro raccomandazioni autorizzando anche in Italia le modalità di utilizzo adottate negli altri Paesi e raccomandate dall’Oms, autorizzando la somministrazione fino 63 giorni di amenorrea (assenza di mestruazioni) e in regime di day hospital, con ritorni della donna alla struttura sanitaria per il completamento della procedura.

 

Risorse utili

Riferimenti

  1. Michele Grandolfo, Angela Spinelli, Marina Pediconi, Ferdinando Timperi, Silvia Andreozzi e Mauro Bucciarelli (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS), Il Sistema di Sorveglianza Epidemiologica dell'Interruzione Volontaria di Gravidanza. Not Ist Super Sanità 2009;22(5):3-7. http://www.iss.it/binary/publ/cont/ONLINDEF.pdf
  2. WHO Task Force on Post-ovulatory Methods of Fertility Regulation. Comparison of two doses of mifepristone in combination with misoprostol for early medical abortion: a randomised trial. British Journal of Obstetrics and Gynaecology 2000;107:524–530.