Angela Spinelli
-
dirigente dell’Unità Operativa Tutela Materno Infantile, Agenzia di
Sanità Pubblica della Regione Lazio
Michele Grandolfo
-
direttore del Reparto Salute della donna e dell’età evolutiva, Centro
Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, ISS
Uno dei compiti dell’Organizzazione Mondiale di Sanità è di sviluppare
norme e standard per aiutare i sistemi sanitari dei paesi membri.
La guida, preparata nel 2003, ha lo scopo di
dare dei consigli per garantire l’accessibilità all’interruzione volontaria
di gravidanza (IVG) nei paesi in cui vi è una legge su tale tematica e per
salvaguardare la salute della donna. Si tratta di una guida semplice ma
molto puntuale che, attraverso una revisione delle evidenze scientifiche
della letteratura sull’argomento, rappresenta sicuramente un importante
strumento per tutti coloro che lavorano su questo rilevante aspetto della
salute della donna.
E’
costituita da 4 capitoli. Dopo una descrizione generale sull’incidenza e
sulle politiche attuali del fenomeno (primo capitolo), vengono esaminati nel
secondo capitolo i principali aspetti clinici per fornire servizi di alta
qualità nella fase prima dell’intervento (la determinazione della settimana
di gestazione, l’uso di antibiotici, le informazioni da fornire alla donna),
durante la procedura (i metodi più indicati nel primo trimestre e nel
secondo, il tipo di anestesia) e dopo l’interruzione della gravidanza
(visita di controllo, informazioni per la donna sulle complicanze e sui
contraccettivi).
Si sottolinea in più parti l’importanza del fornire
informazioni e supporto alle donne, requisito essenziale dei servizi di
elevata qualità. Per quanto riguarda la tecnica da utilizzare nel primo
trimestre di gravidanza (99% delle IVG in Italia) si raccomanda l’uso dell’isterosuzione
o, specie nelle prime 9 settimane di gestazione, dell’aborto medico, usando
una combinazione di mifepristone seguito da prostaglandine. L’interruzione
della gravidanza con l’uso di questi farmaci è ormai una realtà di molti
paesi (è utilizzato in circa 30 paesi nel mondo e, ad esempio, nel 2001
rappresentava in Francia l’11% di tutte le metodiche utilizzate per l’IVG).
Esistono numerosi studi che documentano gli alti livelli di efficacia,
sicurezza ed accettabilità di questa metodica; inoltre, la sua introduzione
non ha modificato l’incidenza dell’aborto. In Italia attualmente l’aborto
medico non è disponibile, mentre potrebbe rappresentare un’importante
alternativa per gli operatori e per le donne.
Nell’aborto chirurgico è consigliato l’uso dell’anestesia locale in quanto
associata con un minor rischio di complicanze rispetto a quella generale.
Anche in questo caso la realtà italiana non è in linea con le
raccomandazioni: dall’ultima relazione del Ministro della Salute si evince
che in Italia nel 2001 solo il 14,7% delle IVG è stato effettuato
utilizzando l’anestesia locale, mentre l’83,3% è stato effettuato in
anestesia generale.
Nel
terzo capitolo si indica l’importanza della formazione degli operatori che
eseguono questi interventi e del monitoraggio e valutazione dei servizi
attraverso un’attenta raccolta di dati. I costi di questi servizi devono far
parte dei budget sanitari di ogni paese perché solo così è evitabile il
ricorso ad aborti clandestini. Nell’ultimo capitolo, infine, sono elencati i
principali ostacoli per ottenere un aborto sicuro e le misure per
eliminarli.