Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità

interruzione volontaria di gravidanza

Ultimi aggiornamenti

4/10/2018 - Salute riproduttiva e salute sessuale: due giornate per promuovere maggiore consapevolezza

Si stima che 225 milioni di donne in tutto il mondo non abbiano accesso ai moderni metodi di contraccezione di base, aspetto che comporta frequentemente gravidanze non pianificate. Per le ragazze, la gravidanza e il parto sono ancora una delle cause più comuni di morte nei Paesi in via di sviluppo, e per le più giovani (meno di 15 anni di età) il pericolo è cinque volte più elevato. A causa di aborti non sicuri, ogni anno muoiono circa 47 mila donne e altri 5 milioni soffrono di invalidità temporanea o permanente. Sono alcuni dei dati che l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite (UN Human Rights) ha pubblicato in occasione dell’edizione 2018 della Giornata internazionale per l’aborto sicuro (International Safe Abortion Day) che si è svolta lo scorso 28 settembre. Un’iniziativa che segue di pochi giorni un altro appuntamento mondiale dedicato alla salute riproduttiva: il World Contraception Day che si celebra ogni anno il 26 settembre e pensato per migliorare la consapevolezza su tutti i metodi contraccettivi disponibili al fine di consentire, soprattutto ai più giovani, di fare scelte informate sulla propria salute sessuale e riproduttiva. In Italia l’Iss contribuisce alla conoscenza di questi fenomeni e alla loro prevenzione attraverso due sistemi di sorveglianza (il sistema di sorveglianza ostetrica Itoss - Italian Obstetric Surveillance System e la sorveglianza sull’interruzione volontaria di gravidanza, Ivg) e attraverso studi specifici (come per esempio alcune delle indagini portate avanti nel Progetto nazionale fertilità). In occasione di queste giornate, l’Onu ha sottolineato come i dati dell’Oms hanno chiaramente dimostrato che la criminalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza non riduce il numero di donne che ricorrono all’aborto, ma ha come conseguenza il loro ricorso all’aborto clandestino e insicuro. È tra l’altro noto che i tassi di aborto più bassi si registrano nei Paesi in cui le donne possono interrompere legalmente una gravidanza indesiderata e dove possono avere accesso a informazioni e a tutti i metodi di contraccezione. E’ dunque importante che la comunità internazionale promuova l’uguaglianza di genere, garantendo l’accesso a un aborto sicuro e legale. Per approfondire consulta il sito Onu dedicato all’International Safe Abortion Day 2018, la pagina del sito dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dedicata al World Contraception Day, i dati più recenti sull’interruzione volontaria di gravidanza in Italia e il sito della sorveglianza Itoss.

 

24/5/2018 - I 40 anni delle legge 194

Il 22 maggio 1978 veniva approvata in Italia la legge che regola l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). A distanza di 40 anni, l’Ivg è diminuita notevolmente passando da 235.000 casi nel 1982-83 a 85.000 nel 2016, e le donne e le coppie italiane hanno ampio accesso alla contraccezione e a questo intervento. Anche le metodiche con cui viene effettuato l’intervento sono cambiate e le complicanze e le morti associate sono rarissime. Leggi il commento di Angela Spinelli, direttore del Centro nazionale prevenzione delle malattie e promozione della salute (Cnapps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss).

 

22/2/2018 - L’interruzione volontaria della gravidanza nella PA di Trento

Nel corso del 2016, nella PA di Trento sono state eseguite 684 Ivg (-5,8% rispetto all’anno precedente), di cui 52 (7,6%) relative ad aborti terapeutici, indotti da una diagnosi prenatale di malformazione congenita del feto o da patologia materna. Le classi d’età modale sono 30-34 anni e 35-39 anni (circa il 21% dei casi), le fasce d’età 20-24 e 25-39 sono ben rappresentate (rispettivamente 18% e 19,6%). L’età media all’aborto è di 30,4 anni, un valore sostanzialmente stabile nell’ultimo quinquennio. Seppur in calo negli ultimi 4 anni, la percentuale di donne straniere costituisce circa un terzo della casistica provinciale del 2016 (33% del totale). Per maggiori informazioni scarica il “Rapporto annuale sull’Interruzione volontaria della gravidanza (Ivg)” (pdf 626 kb).

 

25/1/2018 - Andamento delle interruzioni volontarie di gravidanza in Italia nel 2016

Anche nel 2016 prosegue l’andamento in diminuzione del fenomeno, anche se in entità minore rispetto agli anni precedenti. Lo scorso anno, infatti, il numero di Ivg è stato pari a 84.926, una diminuzione del 3,1% rispetto al dato del 2015, quando ne erano state registrate 87.639. Le Ivg cioè si sono più che dimezzate rispetto alle 234.801 del 1982, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia. Sono alcuni dei dati presenti nella Relazione sulle interruzioni volontarie di gravidanza effettuate in Italia nel 2016. Per appronfondire leggi il commento ai dati a cura di Angela Spinelli (Iss), Marzia Loghi e Alessia D’Errico (Istat).

 

11/1/2018 - Ivg in Emilia-Romagna: i dati 2016

Nel corso del 2016, in Emilia-Romagna sono state eseguite 7688 Ivg (-2% rispetto all’anno precedente). L’88,3% degli interventi è stato eseguito su donne residenti in Regione (6791 casi), di cui il 42,2% cittadine straniere. Anche dai dati del 2016 emerge che la distribuzione per classi d’età si mantiene abbastanza stabile negli anni: la maggioranza delle donne che ha fatto ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza ha 25-29 anni (20,4%), 30-34 anni (22,8%) e 35-39 anni (21,3%). Il 26,5% delle Ivg è stato effettuato con metodo farmacologico. Per maggiori informazioni scarica la “Relazione sull’interruzione volontaria di gravidanza in Emilia-Romagna nel 2016” (pdf 1,3 Mb) pubblicata a dicembre 2017.

 


 

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